Roma, aggredivano i passanti dalla minicar per imitare TikTok: «Volevamo giocare». L’attore Davide Iacopini è ancora in terapia intensiva

Minicar Nera, Davide Iacopini

«Volevamo solo giocare. Avevamo visto tanti video su TikTok in cui la gente fa così e nessuno si fa male». È questa la spiegazione che i due minorenni accusati di aver seminato il panico tra Monteverde e Testaccio, a Roma, hanno fornito ai magistrati della Procura per i minorenni. Una serie di aggressioni apparentemente senza motivo, compiute affiancando pedoni, ciclisti e persone in monopattino con una minicar per colpirli, spingerli e farli cadere. Un comportamento che i ragazzi sostengono di aver imitato dai social network, senza comprenderne le possibili conseguenze.

La conseguenza più grave è il ricovero dell’attore Davide Iacopini, ancora sedato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo, dopo aver riportato un gravissimo trauma cranico. Per il suo ferimento la Procura contesta ai due ragazzi il tentato omicidio, oltre alle lesioni e alle percosse relative agli altri episodi.

Davanti ai magistrati, i minorenni hanno pianto, chiesto scusa e ricostruito le serate del 4 e 5 ottobre. Ma dalle loro dichiarazioni emergono anche elementi che potrebbero modificare il quadro investigativo, compresa la possibilità che alcune aggressioni siano state commesse da persone a bordo di un’altra minicar.

I due minorenni davanti ai magistrati

Il primo a essere interrogato è stato il 17enne che guidava la Aixam GTO Emotion utilizzata durante le aggressioni. Figlio di un carabiniere, si è presentato accompagnato dal padre ed è rimasto davanti al magistrato per circa due ore.

Successivamente è stato ascoltato il complice di 16 anni, accompagnato dalla madre. Secondo la ricostruzione investigativa, era lui ad allungare le braccia dal finestrino per colpire i passanti, mentre l’amico rimaneva al volante.

Entrambi hanno risposto alle domande, fornendo spiegazioni e ammettendo la propria partecipazione ad alcuni episodi. «Chiediamo scusa per quello che abbiamo fatto», hanno dichiarato, manifestando pentimento per le conseguenze delle loro azioni.

«Non finiremo mai di scontare questa pena. Abbiamo sbagliato», hanno aggiunto durante gli interrogatori, assistiti dagli avvocati Pasquale Connatelli e Lavinia Felisso.

Le loro dichiarazioni convergono su un punto: secondo la versione dei ragazzi, le aggressioni non sarebbero state programmate prima di uscire di casa. I due sostengono di aver iniziato quasi per caso, mentre trascorrevano la serata insieme, per poi ripetere il comportamento contro altre persone incontrate lungo il percorso.

«Lo abbiamo visto su TikTok»: la spiegazione delle aggressioni

Il passaggio più inquietante degli interrogatori riguarda il ruolo attribuito dai due ragazzi ai video pubblicati sui social network.

Alla domanda del magistrato sulle ragioni che li avevano spinti ad aggredire persone sconosciute, il sedicenne ha risposto: «L’abbiamo visto fare su TikTok. È pieno di video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato così anche per noi».

Il ragazzo ha spiegato che i bersagli venivano scelti casualmente e che non esisteva uno schema preciso. «Lui guidava e io agivo. Le persone aggredite le abbiamo scelte a caso. Non c’era uno schema preciso».

I magistrati hanno cercato di capire anche chi avesse avuto per primo l’idea di imitare quei filmati. Il sedicenne ha risposto di essere stato probabilmente lui a vederli, ma ha precisato che le decisioni erano state prese insieme.

La spiegazione non modifica la gravità dei comportamenti contestati, ma rappresenta un elemento importante per ricostruire il movente. Secondo i due indagati, la violenza sarebbe nata come imitazione di contenuti social percepiti come innocui, senza una reale valutazione dei rischi per le persone colpite.

Davide Iacopini ferito gravemente

L’episodio più grave risale al 5 ottobre e coinvolge Davide Iacopini, attore che stava percorrendo una strada di Monteverde a bordo di un monopattino.

Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, la minicar si è affiancata all’uomo e il passeggero sedicenne ha allungato un braccio dal finestrino, facendogli perdere il controllo del mezzo.

Iacopini è caduto violentemente, finendo contro un’automobile parcheggiata e riportando un grave trauma cranico. Trasportato all’ospedale San Camillo, è stato ricoverato in terapia intensiva, dove si trova ancora sedato. I medici attendono il risveglio per poter valutare con maggiore precisione le conseguenze neurologiche dell’incidente.

Il sedicenne ha ammesso di aver provocato la caduta, sostenendo però di non essersi reso conto delle condizioni dell’attore.

«Non ho capito di aver fatto male all’attore. Quando sono risalito sull’auto ero tranquillo, ero certo che stesse bene», ha raccontato al magistrato.

Ha inoltre spiegato che, se lui e l’amico avessero compreso la gravità delle condizioni della vittima, non avrebbero continuato a girare per il quartiere. Una ricostruzione che gli investigatori dovranno confrontare con gli altri elementi raccolti, soprattutto per accertare la consapevolezza dei ragazzi rispetto al pericolo creato dalle loro azioni.

Tentato omicidio, lesioni e percosse

La Procura per i minorenni di Roma procede nei confronti dei due ragazzi per tentato omicidio, lesioni e percosse, contestando il concorso nei reati e l’aggravante dei futili motivi.

Tra gli elementi presi in considerazione dagli investigatori figura anche l’occultamento della targa della minicar, circostanza che assume rilievo nella ricostruzione delle condotte.

L’inchiesta, inizialmente coordinata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani e successivamente passata alla procuratrice dei minori Giovanna Lebboroni, dovrà chiarire l’esatta sequenza delle aggressioni e le responsabilità individuali.

La difesa insiste sull’assenza di premeditazione. I due sostengono infatti di essere usciti per incontrarsi e parlare, senza aver organizzato preventivamente le violenze.

Nel capo d’imputazione compare tuttavia il riferimento al «mero divertimento» come ragione delle aggressioni, un elemento che rende particolarmente grave la ricostruzione dei fatti.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni potrebbe valutare l’applicazione di misure cautelari, dagli arresti domiciliari al collocamento in comunità, fino a provvedimenti meno restrittivi come l’obbligo di firma o di permanenza notturna.

Quattro aggressioni ammesse, ipotesi di una seconda minicar

Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda il numero complessivo delle aggressioni. Le segnalazioni raccolte dagli investigatori sono almeno sei, mentre gli episodi formalmente contestati ai due minorenni sono quattro.

Durante gli interrogatori, i ragazzi hanno negato di essere responsabili di tutti i fatti attribuiti alla minicar. Le ricostruzioni giornalistiche divergono sul numero preciso degli episodi ammessi, ma entrambi hanno escluso la propria partecipazione ad alcune delle aggressioni denunciate.

«Comunque siamo responsabili solo di quattro aggressioni», ha dichiarato il sedicenne secondo una delle ricostruzioni degli interrogatori. Queste dichiarazioni aprono alla possibilità che nella stessa zona, durante le serate del 4 e 5 ottobre, circolasse una seconda minicar utilizzata per compiere aggressioni simili.

L’ipotesi trova un ulteriore elemento di interesse nella denuncia presentata da un quattordicenne, che ha raccontato di essere stato inseguito da un’altra minicar cinque giorni dopo l’aggressione a Iacopini.

Al momento non esiste una conferma dell’esistenza di un secondo gruppo. Gli investigatori dovranno verificare le testimonianze, gli orari e gli eventuali riscontri disponibili per stabilire se tutti gli episodi siano riconducibili agli stessi responsabili.

Il caso della minicar e il confine tra imitazione social e violenza reale

La vicenda di Monteverde solleva interrogativi sul rapporto tra i contenuti diffusi sui social e i comportamenti dei giovanissimi, soprattutto quando gesti violenti vengono rappresentati come scherzi o sfide prive di conseguenze.

I due indagati sostengono di aver visto filmati nei quali persone sconosciute venivano spinte o colpite senza riportare ferite apparenti. Da quei contenuti avrebbero tratto la convinzione che fosse possibile ripetere le stesse azioni senza provocare danni.

Ma la realtà è stata completamente diversa. Un uomo è finito in terapia intensiva con un trauma cranico gravissimo e altre persone hanno denunciato aggressioni subite mentre camminavano o si spostavano per strada.

L’inchiesta dovrà stabilire le responsabilità penali dei minorenni e chiarire se esistano ulteriori persone coinvolte. Intanto, la vicenda resta segnata soprattutto dalle condizioni di Davide Iacopini, il cui quadro clinico continua a destare preoccupazione.

Le scuse e le lacrime dei due ragazzi non cancellano la gravità delle aggressioni. La loro convinzione di partecipare a un gioco visto su TikTok si è scontrata con conseguenze che potrebbero segnare definitivamente la vita della vittima e quella degli stessi indagati.