Il centrosinistra cresce nei sondaggi, ma rischia di rimanere prigioniero della rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La costruzione di un’alternativa al governo di Giorgia Meloni procede tra dichiarazioni di unità, iniziative comuni e divergenze che continuano a emergere ogni volta che si affronta il tema della leadership. La questione centrale non riguarda soltanto il programma della futura coalizione, ma soprattutto la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio.
A mettere a fuoco le contraddizioni del campo largo è Stefano Folli, in un’analisi pubblicata su la Repubblica. Il giornalista osserva come i sondaggi favorevoli al centrosinistra, che indicano un possibile vantaggio della coalizione sia con Schlein sia con Conte alla guida, non siano sufficienti a superare la competizione tra i due leader. Anzi, proprio la prospettiva concreta di una vittoria potrebbe rendere ancora più difficile trovare un accordo.
Sondaggi favoriscono il campo largo ma dividono Schlein e Conte
Le rilevazioni elettorali rappresentano un elemento di incoraggiamento per le opposizioni. Secondo i sondaggi richiamati nell’analisi di Folli, il campo largo sarebbe competitivo nei confronti del centrodestra indipendentemente dalla scelta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte come candidato premier.
Una condizione che, almeno teoricamente, dovrebbe favorire il dialogo tra le diverse forze politiche. La possibilità di contendere il governo alla maggioranza rende infatti più concreta la prospettiva di una coalizione capace di presentarsi unita alle elezioni.
Il problema è che la competitività di entrambi i leader rende più complicato stabilire chi debba fare un passo indietro. Schlein guida il Partito democratico, principale forza dell’opposizione, mentre Conte può contare su una propria base elettorale e su un Movimento 5 Stelle che non intende accettare automaticamente la leadership del Pd.
I due continuano a presentarsi insieme nelle iniziative politiche, ma la collaborazione non ha eliminato la competizione. E più si avvicina il momento di definire la candidatura, più la questione rischia di diventare decisiva per gli equilibri della coalizione.
La strategia del Partito democratico
La segretaria democratica ha recentemente assunto una posizione più esplicita, dichiarandosi pronta a guidare la battaglia elettorale contro il centrodestra.
Una presa di posizione che rafforza la sua candidatura e segnala la volontà di non lasciare a Conte l’iniziativa nella scelta della futura leadership.
Secondo la ricostruzione di Folli, il Pd preferirebbe però rinviare il più possibile l’appuntamento con le primarie, collocandolo a ridosso delle elezioni politiche.
La strategia avrebbe una logica precisa: più la consultazione si avvicina al voto nazionale, più il Partito democratico potrebbe valorizzare il proprio peso organizzativo ed elettorale, favorendo la candidatura della segretaria.
Schlein avrebbe così il tempo di consolidare il proprio ruolo alla guida della coalizione, presentandosi come il riferimento naturale dell’opposizione e riducendo gli spazi di manovra degli alleati.
Una prospettiva che Conte non sembra intenzionato ad accettare senza condizioni.
Conte vuole accelerare sulle primarie
Il presidente del Movimento 5 Stelle sostiene una sequenza differente: prima la definizione del programma comune, poi la scelta del candidato premier attraverso il voto.
In questo modo Conte punta ad anticipare la competizione, evitando che la leadership di Schlein si consolidi fino a diventare un fatto politicamente acquisito.
La divergenza sui tempi delle primarie è dunque tutt’altro che procedurale. Dietro il calendario si nasconde una contrapposizione sulle possibilità di vittoria dei due candidati e sul ruolo che ciascun partito intende esercitare all’interno della coalizione.
Per il Pd, rinviare la consultazione potrebbe significare arrivare all’appuntamento con una segretaria già riconosciuta come figura centrale dell’opposizione. Per il Movimento 5 Stelle, anticiparla consentirebbe invece di mantenere aperta la competizione e impedire che la candidatura di Schlein venga considerata inevitabile.
Folli descrive questa situazione come un gioco di specchi, nel quale le discussioni sul programma e sulle procedure finiscono per riflettere una questione politica più profonda.
Ucraina, le divergenze tra Pd e Movimento 5 Stelle
Uno dei temi più frequentemente indicati come ostacolo all’unità del centrosinistra è la politica estera, in particolare il sostegno all’Ucraina e il rapporto con la Nato.
Il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle hanno espresso negli anni posizioni differenti sugli aiuti militari a Kiev, ma secondo Folli queste distanze potrebbero essere meno difficili da superare di quanto appaia nel dibattito pubblico.
Il giornalista sottolinea che la contrarietà espressa da Schlein e dal Pd all’aumento delle spese per la difesa previsto dagli impegni Nato rappresenta già un avvicinamento alle posizioni del Movimento 5 Stelle.
Conte mantiene una linea particolarmente critica sul sostegno militare all’Ucraina ed è contrario anche all’ingresso del Paese nell’Unione europea. Tuttavia, secondo l’analisi, le due forze politiche potrebbero trovare una formulazione programmatica condivisa.
La questione ucraina diventerebbe quindi uno strumento di pressione politica utilizzato da Conte per mantenere aperta la competizione con Schlein, più che un ostacolo insuperabile alla formazione di una coalizione.
Si tratta di una lettura politica che non cancella le differenze effettive tra i due partiti, ma attribuisce loro un ruolo anche tattico nella trattativa sulla leadership.
Il nodo della lealtà politica
Un altro elemento evidenziato da Folli riguarda l’atteggiamento di Giuseppe Conte nei confronti della possibile candidatura della segretaria democratica.
Interrogato dal Corriere della Sera sulla propria lealtà verso l’alleata e rivale, il leader del Movimento 5 Stelle non avrebbe fornito una risposta sufficientemente chiara da sciogliere i dubbi sul futuro della coalizione.
Il punto è politicamente rilevante perché una consultazione per scegliere il candidato premier avrebbe senso soltanto se tutti i partecipanti accettassero il risultato e si impegnassero a sostenere il vincitore.
La difficoltà non riguarda quindi soltanto l’individuazione delle regole, ma la capacità dei diversi partiti di riconoscere una leadership comune anche quando non coincide con quella desiderata.
Il rischio è che il centrosinistra arrivi alla fase decisiva della preparazione elettorale senza aver risolto il rapporto tra il partito più grande della coalizione e il suo principale alleato.
Campo largo, la vera sfida è trovare un candidato premier condiviso
La prospettiva di una vittoria elettorale può rappresentare un incentivo all’unità, ma non basta a cancellare le ambizioni personali e le differenze politiche.
Schlein rivendica il ruolo del Partito democratico e si prepara a guidare la sfida contro Giorgia Meloni. Conte, dal canto suo, vuole evitare che il Movimento 5 Stelle venga ridotto a una forza destinata semplicemente a sostenere la candidatura della segretaria democratica.
La definizione del programma comune rimane importante, ma secondo l’analisi di Folli non sarebbe questo il principale ostacolo alla costruzione della coalizione. Le divergenze su temi come l’Ucraina potrebbero trovare una mediazione, mentre la scelta del candidato premier richiede una decisione politica che nessuno dei due protagonisti sembra disposto ad anticipare a vantaggio dell’altro.
Il centrosinistra si trova così davanti a un paradosso: i sondaggi indicano la possibilità di battere il centrodestra, ma proprio questa prospettiva rende più intensa la competizione per guidare la coalizione. Finché Schlein e Conte non troveranno un’intesa sulla leadership e sulle regole per sceglierla, il campo largo continuerà a oscillare tra l’immagine pubblica dell’unità e una rivalità che rischia di condizionarne le prospettive elettorali.







