Non bastano i risvolti giudiziari e il dolore ancora vivo delle famiglie coinvolte nella tragedia del Constellation: Jessica Moretti ha infatti avanzato una richiesta alla propria compagnia assicurativa per ottenere un indennizzo giornaliero, motivato dalla perdita di guadagno dovuta ai danni alla salute subiti. Nello specifico, la donna fa riferimento al trauma psichico vissuto la notte di Capodanno, quando riuscì ad abbandonare il locale in fiamme sostenendo di dover chiamare tempestivamente i vigili del fuoco.
Da mesi è in corso un fitto scambio di documenti tra la Procura e la società assicurativa. I periti stanno analizzando gli atti per stabilire l’effettiva incapacità lavorativa e la durata dell’esposizione della donna all’incendio, sia dentro sia fuori la struttura. Dal canto loro, i PM che conducono le indagini sulla strage non hanno sollevato obiezioni al versamento di eventuali indennità.
Lo sconcerto dei legali delle vittime
La mossa ha suscitato profondo sconcerto tra gli avvocati delle vittime. L’avvocato Fabrizio Ventimiglia ha sottolineato come le vere conseguenze di quella notte si traducano in cure continue, riabilitazione e famiglie irrimediabilmente sconvolte, mentre l’avvocato Antonio Bana ha richiamato l’attenzione sull’obiettivo prioritario: fare piena luce sulla verità dei fatti per rispetto di chi sta soffrendo.
Nel frattempo, la donna esprime timori per possibili ritorsioni isolate da parte dei familiari delle persone coinvolte, un clima reso ancora più teso dal progressivo avvicinarsi dell’anniversario della tragedia. A complicare il quadro si aggiunge la posizione del marito, Jacques, attualmente in carcere per aver aggredito la moglie: il benefattore che a gennaio aveva versato la cauzione di 200 mila franchi per farlo scarcerare ne ha ora chiesto la restituzione.
La porta di sicurezza sbarrata e i risparmi sui cocktail
A fare da contraltare alla richiesta di rimborso arrivano le pesanti dichiarazioni rese agli inquirenti da Simon A., ex barista del locale fino al 2021. La testimone – già nota per aver mostrato un messaggio di WhatsApp in cui la titolare anni prima raccomandava attenzione alle candele sulle bottiglie per evitare che il locale prendesse fuoco – ha rivelato dettagli inediti e inquietanti sulla gestione.
Davanti alla polizia, l’ex dipendente ha messo a verbale che la porta d’emergenza del seminterrato veniva sistematicamente chiusa a chiave già sei anni fa, per direttiva diretta della coppia, a causa di screzi con il vicinato, e che una sedia veniva regolarmente posizionata a sbarramento del passaggio.
I Moretti esercitavano un controllo asfissiante
Un quadro di risparmio sistematico e controllo asfissiante: Simon A. ha raccontato di telecamere usate per guidare i movimenti dello staff ai tavoli, dell’ordine di servire bevande scadute e dell’impiego di anelli di misurazione sulle bottiglie per verificare il vino versato. In mancanza di ghiaccio alimentare, gli ex gestori avrebbero persino imposto l’uso della neve per preparare i cocktail.
Nel corso del confronto, davanti alle incalzanti domande della difesa di Jessica Moretti, la testimone è scoppiata in lacrime. Per tentare di dimostrare la presunta attenzione del marito alle norme di sicurezza, i legali della donna hanno prodotto un ulteriore messaggio inviato allo staff: un richiamo ai dipendenti per aver dimenticato il forno acceso. Una mossa difensiva che difficilmente riuscirà a scalfire il peso delle contestazioni emerse.







