Il caso Yara Gambirasio torna a far discutere e questa volta a prendere la parola è Nicolas Bossetti, figlio di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010. Per la prima volta Nicolas interviene davanti alle telecamere e lo fa con dichiarazioni destinate a riaccendere lo scontro sugli accertamenti scientifici che hanno avuto un ruolo fondamentale nel processo.
L’intervista, trasmessa giovedì 8 ottobre durante Ore 14 Sera, il programma condotto da Salvo Sottile su Rai2, arriva in un momento particolarmente delicato. Soltanto tre giorni prima, infatti, la Corte d’Assise di Bergamo aveva respinto l’ennesima richiesta della difesa di Bossetti di effettuare nuovi esami sui reperti biologici conservati.
Nicolas sceglie di partire da un paragone che negli ultimi mesi è diventato inevitabile, quello con il delitto di Garlasco e con i nuovi accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi. Ma il figlio del condannato sostiene che la vicenda giudiziaria del padre presenti criticità ancora maggiori.
«Molto peggio di una Garlasco 2, perché un caso così non è mai successo in Italia, con così tanti errori giudiziari e senza mai la possibilità di difendersi», afferma Nicolas, contestando quella che considera l’impossibilità per la difesa di sottoporre nuovamente a verifica il materiale genetico.
Si tratta di accuse molto pesanti, che esprimono la posizione della famiglia Bossetti e non costituiscono un accertamento di errori giudiziari. La condanna del muratore resta definitiva e i giudici hanno finora respinto le richieste di nuove analisi.
Il DNA di Ignoto 1 e la domanda che Nicolas continua a porre
Al centro dell’intervista c’è il profilo genetico conosciuto come Ignoto 1, individuato sugli indumenti di Yara e successivamente attribuito a Massimo Bossetti. Quel risultato rappresenta uno degli elementi scientifici fondamentali sui quali si è costruita l’accusa, fino alla condanna definitiva.
Nicolas chiede che la difesa possa tornare a esaminare il materiale biologico per verificare, con gli strumenti oggi disponibili, la corrispondenza tra il profilo genetico e quello del padre. È una richiesta che riprende la linea sostenuta da anni dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini.
La questione presenta due piani distinti. Il primo riguarda il valore probatorio degli accertamenti già eseguiti, che i giudici hanno ritenuto sufficientemente solidi nel percorso processuale concluso con la condanna. Il secondo riguarda la possibilità di svolgere ulteriori verifiche, un’opportunità che la difesa considera essenziale per cercare eventuali elementi nuovi.
Non è però sufficiente invocare tecnologie più moderne per ottenere automaticamente la ripetizione di un esame. Occorre dimostrare che gli accertamenti richiesti siano concretamente eseguibili e possano produrre risultati rilevanti sul piano giudiziario, tenendo conto anche delle caratteristiche e dello stato di conservazione dei campioni.
È proprio su questo punto che continua il confronto tra i legali di Bossetti e la magistratura.
La Corte d’Assise di Bergamo dice ancora no: perché i giudici hanno respinto la richiesta
Lunedì 5 ottobre la Corte d’Assise di Bergamo ha rigettato l’istanza presentata dai difensori di Bossetti, che chiedevano nuove analisi sui reperti e sui campioni biologici conservati. Gli avvocati avevano sollecitato anche l’acquisizione di ulteriore documentazione relativa agli esami effettuati durante le indagini.
La richiesta teneva conto delle immagini ad alta risoluzione dei reperti recentemente messe a disposizione della difesa. Secondo i legali, il materiale avrebbe potuto giustificare ulteriori approfondimenti, anche attraverso tecniche aggiornate.
I giudici hanno però ritenuto che gli elementi indicati non fossero sufficienti a mettere in discussione il quadro probatorio già valutato nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha richiamato, in particolare, la presenza del profilo genetico attribuito a Bossetti in più punti degli indumenti della vittima.
Secondo la valutazione dei magistrati, anche l’eventuale individuazione di ulteriori tracce biologiche non avrebbe necessariamente assunto un significato decisivo rispetto alle prove già esaminate.
La decisione ha provocato una nuova reazione della difesa. L’avvocato Claudio Salvagni ha annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia giudiziaria: «Andremo avanti, sicuramente in Cassazione».
I genitori di Yara contrari ai nuovi esami: lo scontro sul paragone con Garlasco
Di posizione opposta sono i legali della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, che si sono opposti alla richiesta di nuovi accertamenti.
Prima della decisione dei giudici, i rappresentanti dei genitori di Yara avevano espresso la propria contrarietà proprio attraverso un riferimento al caso di Chiara Poggi: «Si vuole fare un Garlasco 2, ma faremo il possibile per evitarlo».
Il paragone tra i due delitti è diventato così uno dei punti più controversi del dibattito. Da una parte, la difesa di Bossetti richiama la possibilità che nuove verifiche scientifiche portino a riconsiderare elementi già acquisiti. Dall’altra, i legali della famiglia della vittima ritengono che non siano emersi presupposti tali da giustificare la riapertura degli accertamenti richiesti.
Le due vicende giudiziarie presentano tuttavia differenze sostanziali. Nel caso di Yara esiste una condanna definitiva all’ergastolo, mentre gli sviluppi dell’inchiesta di Garlasco seguono un percorso processuale distinto. Il fatto che in un procedimento vengano disposte nuove analisi non crea automaticamente le condizioni per ripeterle in un altro.
Per i genitori di Yara, che attendono da anni di poter considerare conclusa la vicenda giudiziaria, ogni nuova iniziativa riporta inevitabilmente al centro dell’attenzione l’omicidio della figlia. Per la famiglia Bossetti, invece, il riesame delle prove resta la strada attraverso la quale cercare di contestare la condanna.
La prossima mossa sarà in Cassazione: che cosa può ancora cambiare nel caso Yara
L’intervento televisivo di Nicolas Bossetti arriva dunque mentre la difesa prepara una nuova iniziativa giudiziaria. Il ricorso annunciato da Salvagni rappresenta il prossimo passaggio di una battaglia che ruota attorno all’accesso ai reperti e alla possibilità di sottoporli a ulteriori verifiche.
La Cassazione, se investita della questione, dovrà valutare i profili giuridici del provvedimento impugnato, non sostituirsi automaticamente ai giudici nella ricostruzione scientifica del delitto. Un eventuale accoglimento del ricorso non equivarrebbe quindi a una dichiarazione di innocenza né cancellerebbe la condanna definitiva.
Le parole di Nicolas introducono però un elemento nuovo sul piano pubblico. Fino a oggi il confronto si è sviluppato soprattutto attraverso gli avvocati, le decisioni dei tribunali e le ricostruzioni televisive. Ora è il figlio del condannato a esporsi personalmente, chiedendo che la posizione del padre venga nuovamente esaminata.
Resta il dato giudiziario fondamentale: Massimo Bossetti è stato condannato definitivamente per l’omicidio di Yara Gambirasio e quella sentenza conserva piena efficacia. La famiglia continua a contestarne le conclusioni, ma soltanto nuovi elementi rilevanti e i procedimenti previsti dalla legge potrebbero aprire scenari differenti.
La prossima partita, dunque, non si giocherà sul paragone televisivo con Garlasco, per quanto efficace e destinato a suscitare discussioni. Si giocherà sulla possibilità concreta di ottenere nuovi accertamenti e sulla loro eventuale capacità di incidere su un quadro probatorio che, fino a questo momento, la giustizia ha confermato.







