Il cinema italiano ha un problema, ma non è quello che molti immaginano. Gli spettatori non hanno perso la voglia di guardare film, anzi continuano a consumarne in quantità impressionanti. Semplicemente, preferiscono farlo a casa, davanti alla televisione o attraverso le piattaforme streaming. E mentre le sale cercano di riconquistare il pubblico, una nuova ricerca mostra che la passione per il grande schermo potrebbe essere molto più viva di quanto raccontino gli incassi dei botteghini.
Secondo l’indagine CSA Research dell’ottobre 2026, sette italiani su dieci guardano almeno un film alla settimana. Il 63% indica il cinema come contenuto audiovisivo abituale, davanti a serie televisive, informazione, sport e intrattenimento. Inoltre, quattro italiani su dieci trascorrono più di due ore al giorno davanti a contenuti video.
Numeri che raccontano una realtà precisa: il pubblico esiste, ma ha cambiato abitudini. Il problema per gli esercenti diventa quindi capire come convincerlo a uscire di casa, acquistare un biglietto e scegliere un’esperienza che oggi deve competere con un’offerta domestica sempre più ampia.
Biglietti troppo cari: solo uno spettatore su quattro considera giusto il prezzo
Il primo ostacolo è economico. Tra coloro che non frequentano le sale, il 29% indica il costo del biglietto come una delle ragioni principali. E soltanto uno spettatore su quattro considera adeguati i prezzi attualmente praticati.
La ricerca evidenzia soprattutto un’opportunità: poco più della metà degli italiani andrebbe al cinema più spesso se i biglietti costassero meno. Tra i giovani dai 16 ai 24 anni, questa percentuale sale addirittura a sette su dieci.
Il dato suggerisce che una politica di prezzi più accessibili potrebbe contribuire a riportare pubblico nelle sale, soprattutto nelle fasce d’età che rappresentano gli spettatori di domani. Non significa necessariamente che basti abbassare il costo dei biglietti per risolvere ogni problema, ma il prezzo emerge come uno dei fattori sui quali gli esercenti potrebbero intervenire.
Anche la varietà dei film disponibili e la vicinanza delle strutture influiscono sulla scelta. Chi deve affrontare uno spostamento impegnativo e sostenere una spesa considerevole tende inevitabilmente a valutare con maggiore attenzione quale titolo meriti davvero una serata fuori casa.
Il divano batte la sala: televisione e streaming hanno cambiato le abitudini
Tra gli italiani che guardano film, il 48% indica la televisione tradizionale come principale modalità di visione, mentre il 39% preferisce lo streaming in abbonamento. Le differenze generazionali sono evidenti: i giovani tra i 16 e i 24 anni utilizzano soprattutto le piattaforme digitali, mentre gli ultrasettantacinquenni rimangono maggiormente legati ai canali televisivi.
Negli ultimi dodici mesi il 49% degli italiani è entrato almeno una volta in una sala cinematografica, ma soltanto il 12% l’ha frequentata con una cadenza di circa una volta ogni due mesi.
Tra chi non va al cinema, una persona su due dichiara semplicemente di preferire la visione domestica. La comodità del divano, la libertà di scegliere gli orari e l’ampia disponibilità di titoli rappresentano vantaggi difficili da ignorare.
Eppure la sala conserva caratteristiche che il televisore di casa non riesce a riprodurre. Il 73% degli spettatori apprezza soprattutto la qualità delle immagini e degli effetti speciali sul grande schermo, mentre il 70% considera importante l’immersione totale nella storia, lontano dalle distrazioni quotidiane.
Le sale chiudono e i cinema diventano irraggiungibili: il problema delle distanze
Non è soltanto una questione di denaro. La distanza dalle sale rappresenta un ostacolo significativo sia nei piccoli comuni sia nelle grandi città. In questi contesti, circa uno spettatore su cinque giudica il cinema poco raggiungibile.
Nei centri minori il problema riguarda soprattutto la scarsità delle strutture, mentre nelle metropoli entrano in gioco traffico, parcheggi e tempi di percorrenza. Due situazioni differenti che producono però lo stesso risultato: andare al cinema richiede uno sforzo maggiore rispetto ad accendere la televisione.
Il 54% degli italiani riconosce inoltre alle sale un ruolo di presidio culturale del territorio. La chiusura di un cinema non rappresenta quindi soltanto la perdita di un’attività commerciale, ma anche la scomparsa di un luogo di incontro e partecipazione alla vita culturale.
La maggioranza degli intervistati considera problematica la chiusura delle sale nei piccoli centri e sostiene interventi pubblici per favorire l’accesso, anche attraverso biglietti agevolati per i giovani.
Commedie, thriller e film d’azione: cosa vogliono vedere davvero gli italiani
La ricerca offre indicazioni interessanti anche sui gusti degli spettatori. Commedia e azione figurano tra i generi preferiti, con una maggiore propensione delle donne verso le commedie e degli uomini verso i film d’azione. Thriller e gialli raccolgono invece consensi trasversali, confermando l’interesse per le storie criminali e il mistero.
L’horror mantiene un pubblico più ristretto, concentrato soprattutto tra gli under 55. I film italiani e quelli americani si dividono quasi equamente l’attenzione, mentre la maggioranza continua a preferire il doppiaggio alla versione originale sottotitolata.
Il 62% degli italiani considera il cinema una forma d’arte importante. Inoltre, il 59% riconosce alla produzione nazionale un’identità specifica e il 49% esprime un giudizio positivo sul livello di attori e registi italiani.
Il messaggio che arriva dall’indagine è dunque piuttosto chiaro: il cinema continua a interessare gli italiani, ma le sale devono offrire motivi sufficientemente convincenti per trasformare questa passione in una visita al botteghino.
La soluzione potrebbe passare da prezzi più accessibili, una programmazione più varia e strutture meglio distribuite sul territorio. Perché il grande schermo conserva ancora un fascino particolare, soprattutto quando diventa un’esperienza da condividere: uno spettatore su due va al cinema in coppia, uno su tre con amici o familiari, mentre meno di uno su dieci sceglie di andarci da solo.







