Inquinanti e microplastiche nell’acqua, crescono i rischi a danno della salute e l’Ue è corsa ai ripari con una norma che aumenta i controlli di qualità. L’atto legislativo è del 2020 e gli Stati membri avevano l’obbligo di recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 12 gennaio 2023 e conformarsi alle sue disposizioni. Così ha fatto l’Italia ma con qualche discrasia rispetto agli indirizzi di obiettivo. La Commissione europea ha dunque avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. La motivazione addotta da Bruxelles è che la normativa nazionale «presenta ancora diverse carenze».
I motivi della messa in mora
La messa in mora non riguarda i servizi e neppure la gestione degli approvvigionamenti idrici. Riguarda bensì «la piena attuazione dei requisiti dell’UE sulla qualità dell’acqua, fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente». Tema sul quale, a giudizio di Bruxelles, il nostro Paese non ha fatto a pieno quanto avrebbe dovuto fare.
La tutela della salute delle persone e dell’ambiente
La direttiva sull’acqua potabile: «mira a tutelare la salute umana garantendo acqua del rubinetto più pulita, aggiornando gli standard di qualità e affrontando gli inquinanti emergenti, come gli interferenti endocrini e le microplastiche». I rilievi avanzati dalla Commissione europea riguardo alla normativa italiana mettono a rischio questo risultato.
La direttiva europea recepita dall’Italia
Una direttiva europea è un atto legislativo vincolante dell’Unione Europea, ma non è direttamente applicabile: vincola gli Stati membri sul risultato da raggiungere entro un termine, lasciando loro la libertà di scegliere forme e mezzi per recepirla nell’ordinamento nazionale. Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 12 gennaio 2023 e conformarsi alle sue disposizioni. Così ha fatto l’Italia ma con qualche discrasia rispetto agli indirizzi di obiettivo dell’atto legislativo.
Le carenze evidenziate dalla Commissione
Tra le «carenze» evidenziate da Bruxelles figurano: «la limitazione dell’ambito della valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica, il rinvio di alcuni obblighi e l’assenza dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile». Come pure «la mancata limitazione delle deroghe ai soli casi debitamente giustificati e per il periodo più breve possibile, nonché l’assenza di un valore guida per gestire la presenza di metaboliti non rilevanti dei pesticidi nell’acqua potabile». Il Governo ha ora 2 mesi di tempo per rispondere alla Commissione e «porre rimedio alle carenze segnalate».







