Cresce il numero di persone anziane prese in carico dai servizi di assistenza domiciliare integrata. Nel primo trimestre del 2026 l’Agenas ne conta complessivamente 1.625.785, l’11,3% della popolazione italiana over 65.
Un balzo in avanti significativo rispetto agli anni pre-pandemici, quando gli anziani curati a casa erano circa 650mila, solo il 5%. Aumenta la platea degli assistiti ma calano le ore: oggi sono 15 all’anno contro le 18 registrate nel 2019.
Il Pnrr ha destinato quattro miliardi e 400 milioni alla telemedicina e al potenziamento della casa come primo luogo di cura. L’obiettivo di estendere l’assistenza domiciliare integrata al 10% della popolazione over 65 è stato raggiunto e superato.
La diluizione del servizio e l’impatto sulle famiglie
L’analisi condotta dal Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza – rete che raggruppa 60 organizzazioni e oltre 530 tra associazioni ed enti del Terzo settore – mette in luce un cambio di assetto nelle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali.
Cure domiciliari di base, quelle meno intensive, sono salite dal 41,3% al 58,9% del totale degli assistiti. L’assistenza domiciliare integrata che prevede un piano assistenziale strutturato e più di un accesso settimanale, è scesa invece dal 58,7% al 41,1%.
Le associazioni lamentano che ricevere 15 ore complessive all’anno significa garantire, ad esempio, una copertura domiciliare limitata a sole due o tre settimane nel periodo immediatamente successivo a un ricovero ospedaliero. Tutto il resto del carico assistenziale resta di conseguenza sulle spalle delle famiglie, che devono provvedere direttamente o ricorrere a personale assistenziale privato.
A livello territoriale, la distribuzione degli over 65 presi in carico vede in testa la Lombardia con 249.583 assistiti, seguita da Piemonte (153.399), Lazio (143.217), Veneto (141.910), Emilia-Romagna (127.932), Campania (125.236), Sicilia (123.148), Puglia (112.497) e Toscana (109.731).
Innalzamento dell’età e spesa sanitaria
Il tema dell’assistenza si inserisce in un quadro demografico in forte trasformazione: in Italia gli ultraottantenni sono oggi 4,6 milioni (superando numericamente i bambini sotto i dieci anni) e le proiezioni indicano che potrebbero raddoppiare entro il 2050, arrivando a rappresentare il 13,6% della popolazione totale. Questa dinamica impatta direttamente sulla spesa pubblica.
L’indennità di accompagnamento – la prestazione economica riconosciuta a chi necessita di aiuto continuo nelle attività quotidiane, pari a 551,53 euro al mese nel 2026 – ha visto crescere i propri beneficiari da 1 milione nel 2002 a 2,18 milioni attuali.
La spesa totale per questa misura ha raggiunto i 15 miliardi di euro all’anno, lo 0,7% del Pil. Trattandosi di una erogazione monetaria riconosciuta senza distinzione per grado di bisogno assistenziale o vincolo d’uso, non esistono al momento incentivi normativi per convertirla direttamente in servizi alla persona.
Le risorse messe in campo, tra i 4.4 miliardi del Pnrr e i fondi nazionali, hanno permesso di attivare interventi specifici. Con un investimento di 66 milioni di euro sono stati finanziati team interdisciplinari che hanno preso in carico a domicilio 50.000 pazienti fragili e anziani al rientro dall’ospedale.
I fondi comunitari hanno consentito la crescita di telemedicina e sanità digitale. Agenas ha chiuso una gara da 150 milioni di euro per la gestione a distanza e il monitoraggio di 60.000 anziani ultraottantenni affetti da patologie croniche.







