Cresce il numero delle imprese straniere in Italia. Al 30 giugno 2026 se ne contano 677.188, l’11,6% del totale delle aziende registrate nel Paese.
Nel solo primo semestre del 2026, il settore ha registrato 37.140 nuove iscrizioni a fronte di 21.043 cessazioni, determinando un saldo attivo netto di 16.097 unità. Il fenomeno presenta spiccate caratteristiche strutturali: il 79% delle imprese fa capo a cittadini provenienti da Paesi extra-Ue e, alla fine del 2025, circa un terzo delle aziende estere (35%) risultava attivo da oltre 10 anni.
I dati elaborati da InfoCamere per il progetto Futurae – promosso da Unioncamere e dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – permettono di delineare il quadro completo della distribuzione territoriale e delle comunità nazionali che le rappresentano.
Il divario Nord-Sud e le province primatiste
La presenza delle imprese straniere non è omogenea lungo la penisola e riflette dinamiche territoriali divergenti. Il Nord Ovest concentra da solo il 32,7% delle imprese straniere totali e mostra la crescita annuale più sostenuta (+1,5%). Invece il Mezzogiorno segue una dinamica opposta, registrando una flessione del 3,6%, con cali particolarmente marcati in Campania e Calabria.
In termini assoluti, la Lombardia guida la graduatoria nazionale con 136.603 imprese straniere (il 14,6% del totale regionale), seguita dal Lazio (77.355 imprese; 13,0%), dalla Toscana (66.553; 17,1%), dall’Emilia-Romagna (62.341; 14,6%), dal Piemonte (56.434; 13,5%) e dal Veneto (56.368; 12,4%).
In termini di incidenza percentuale sul tessuto economico locale, la regione più “internazionale” è la Liguria (il 17,6% delle imprese è straniero), seguita da Toscana (17,1%), Friuli-Venezia Giulia (15,2%), Lombardia ed Emilia-Romagna (entrambe al 14,6%).
All’opposto, le incidenze più basse si riscontrano nel Mezzogiorno: Basilicata (4,4%), Puglia (6,0%), Sicilia (6,4%), Sardegna (6,5%), Molise (7,1%), Calabria (7,7%) e Campania (8,1%).
I record provinciali
A livello provinciale, Prato si conferma la capitale dell’imprenditoria straniera in Italia, con un’incidenza record del 33,7% sul totale delle imprese della provincia. Seguono Trieste con il 20,8% e Imperia con il 18,8%, che fa il suo ingresso sul podio scalzando Firenze (18,7%). Seguono Genova (17,1%), Reggio Emilia (16,9%), Milano (16,7%), Gorizia (16,4%), Lodi (14,9%) e Roma (14,8).
Le comunità straniere più numerose e le specializzazioni produttive
Le tre comunità principali da sole coprono il 32,4% dei titolari stranieri di imprese individuali. La prima è la comunità marocchina con 53.364 titolari di impresa. Specializzata principalmente nel commercio, registra le concentrazioni più elevate nelle province dell’area dello Stretto (Catanzaro, Reggio Calabria e Messina). Poi c’è la comunità romena (52.541). Concentrata prevalentemente nel settore delle costruzioni, con una presenza particolarmente diffusa tra le province di Viterbo, Torino e Cremona. Al terzo posto c’è la comunità cinese (50.166). Specializzata nell’industria manifatturiera e nei servizi ricreativi, con punte d’incidenza uniche a Prato (dove rappresenta il 67,2% dei titolari stranieri individuali) e a Fermo nelle Marche (27,3%).
Seguono Albania, Bangladesh e Pakistan (20%), poi Egitto, Nigeria e Senegal (10,5%).
Evoluzione delle forme giuridiche e consolidamento
Il report evidenzia alcune tendenze nazionali di fondo. Crescono le società di capitale, oggi sono 160mila, l’11% in più, negli ultimi 12 mesi. Le imprese esistenti crescono e si consolidano, circa il 35% delle imprese straniere ha superato i 10 anni di attività. Il 79% di esse è guidato da cittadini provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea.







