Casa, bollette, spesa alimentare e carburanti. È tutto più caro. Dal 2000 ad oggi la corsa dell’inflazione ha limitato fortemente il potere d’acquisto degli italiani. L’indice generale dei prezzi al consumo è aumentato in media del 63%. Lo rivela l’Istat in un’analisi che mette a confronto diverse categorie di beni e servizi.
Mentre alcuni settori hanno registrato impennate superiori al 100%, come le bollette di luce e gas e i carburanti, altri sono cresciuti a ritmi contenuti o hanno visto ridurre i propri prezzi: è il caso del crollo dei costi per la tecnologia.
Dove si è concentrata la stangata: bollette, carburanti e finanza
I rincari più consistenti dell’ultimo quarto di secolo si collegano direttamente alla gestione della casa e alla mobilità. Se la crescita degli affitti si è fermata al 51% di costi in più (leggermente al di sotto della media generale), le utenze domestiche come bollette elettriche e gas hanno registrato un balzo in avanti del 145%. All’interno del comparto trasporti, a fronte di un rialzo del 53% per l’acquisto di automobili e del 71% per i servizi di trasporto, spicca l’aumento del 147% per i carburanti.
Le bevande alcoliche e tabacchi, che hanno segnato aumenti del 115% figurano tra i prodotti che hanno subito i maggiori rincari. I servizi finanziari e assicurativi costano il 107% in più rispetto a 25 anni fa. I prezzi di cibi e bevande sono saliti dell’87%, mentre il settore alloggio e ristorazione ha segnato un +86%, trainato dall’espansione del turismo.
I settori in controtendenza e la deflazione tecnologica
Non tutti i capitoli di spesa hanno subito la stessa spinta inflazionistica. L’andamento dei prezzi riflette l’aumento della produttività e l’impatto della concorrenza internazionale.
Abbigliamento segna +41% ed è cresciuto a tassi sensibilmente inferiori all’inflazione media. Istruzione (+25%) e Sanità (+16%) hanno mostrato una variazione dei prezzi contenuta nel corso dei 25 anni. I beni industriali non energetici si sono mantenuti di poco superiori al 25%. L’unica vera flessione strutturale, con un calo del 58%, si registra nel costo di beni e servizi legati alla tecnologia e alla comunicazione.
Beni contro servizi: la dinamica degli ultimi anni
Lo shock energetico del 2022 ha causato un’impennata a due cifre dei beni, esacerbata dalle tensioni nelle catene globali di approvvigionamento. Nel triennio 2023-2025, il rallentamento dei prezzi è stato più marcato per i beni che per i servizi. All’inizio del 2026, l’esplosione del conflitto nel Golfo Persico ha provocato una nuova impennata nelle quotazioni dei beni energetici.
La spesa da 5 euro: il confronto dei consumi alimentari tra il 1926 e il 2025
Il report dell’Istituto nazionale di statistica si spinge molto più indietro. E offre un confronto storico su come è cambiato il potere d’acquisto delle famiglie nell’ultimo secolo, valutando le quantità di beni alimentari acquistabili con l’equivalente di 5 euro tra il 1926 e il 2025.
Oggi con questa cifra si comprano 3 kg di patate. Un secolo fa con l’equivalente ai prezzi dell’epoca si acquistavano 5,5 kg di patate. Dunque il potere d’acquisto delle famiglie si è quasi dimezzato. L’Istat fa anche l’esempio della carne bovina. L’equivalente di 5 euro spesi nel 1926 consentiva di portare a casa 0,34 kg di carne contro 0,23 kg di oggi. Tendenze simili hanno interessato beni come pane e latte.
Ci sono poi i beni diventati più accessibili, grazie alla trasformazione industriale o alla riduzione dei costi delle materie prime. Nel 1926, ad esempio, si acquistavano 1,3 kg di pasta secca di grano duro contro i quasi 3 kg del 2025. O anche le uova o lo zucchero. Quest’ultimo passato da circa 700 grammi nel 1926 a 3,94 kg nel 2025.
Emblematico è l’invertirsi del rapporto di prezzo tra pane e zucchero: se nel 1926 lo zucchero costava quasi 2,5 volte il pane, nel 2025 il suo valore è sceso a meno di un terzo rispetto a quello del pane.







