L’Italia del carovita: famiglie più povere e conti pubblici sotto pressione

Premier Giorgia Meloni e Ministro Giorgetti

Il Governo tenta di trovare la quadra su numeri che l’Istat certifica al di sotto delle aspettative. Fatto il Dpfp ora si deve costruire da zero la manovra di bilancio. E non sarà cosa semplice. Perché le esigenze sono tante ma le risorse sono risicatissime. “La composizione della manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea” sulla clausola di salvaguardia per le spese in energia e difesa, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Il messaggio a forze politiche e imprese

“Cercheremo di arrivare in Parlamento con la manovra entro il 20 ottobre, ma questo ci condiziona e potrebbe andare oltre” ha detto poi parlando con i giornalisti. In base alla risposta europea, comunque, il governo ha “un piano B, un piano C e un piano D”. Nel corso dell’audizione sono emerse alcune delle linee d’azione, anche legate alla trattativa in corso per tener conto dell’aumento dell’inflazione nelle regole sulla spesa. “Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare l’attuale Nec sull’energia e la difesa anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock” energetico.

Giorgetti ha confermato il ricorso all’iperammortamento a beneficio degli investimenti fatti dalle imprese che sarà “sicuramente non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato”. Un altro intervento che sarà rifinanziato è la flat tax al 5% sugli aumenti di stipendi per i rinnovi contrattuali, che “ha avuto un grande successo” ed è una risposta a quella che il ministro definisce “emergenza salariale“. Sul fronte dei contratti l’Istat attesta che calano quelli a tempo indeterminato mentre crescono le altre tipologie.

Maggioranza a caccia di consenso

Forza Italia chiede la no tax area per i giovani, l’estensione dell’esenzione dal bollo per tutte le prime auto, il sostegno per le spese mediche già nell’anno in corso (e non nel successivo) e la riduzione Irpef al 33 per cento fino a 60 mila euro. La Lega punta sulle pensioni anticipate, l’estensione delle Zes zone economiche speciali, l’abolizione del canone Rai e il contributo delle banche. Giorgetti in commissione ha chiesto il sostegno più ampio. “Chi potrà contribuire, contribuirà“, ha detto il ministro.

Il costo della manovra

Inflazione, caro carburanti, aumento delle spese delle famiglie e numeri su occupazione e imprese destano non poche preoccupazioni. I consumatori in queste prime settimane autunnali hanno dovuto incassare nuovi rincari. E con l’inverno alle porte e l’incertezza generata dalla crisi energetica non c’è da stare allegri.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, ha denunciato che sempre più imprenditori sono costretti a stipulare prestiti per pagare le bollette energetiche. La risposta dell’esecutivo pur articolata su più fronti non è stata in grado di allentare la pressione sui bilanci di famiglie e imprese.

Lavoro e crisi industriali

Nonostante le cifre sull’occupazione generale, i dati mostrano una crescita della precarietà. Nel secondo trimestre del 2026 il lavoro intermittente è aumentato dell’1,3% su base trimestrale e del 6,7% su base annua. A ciò si aggiungono vertenze industriali complesse, tra cui il prolungamento della crisi dell’Ex Ilva, con 8mila posti di lavoro a rischio, e la conferma di 1.450 esuberi da parte di Electrolux. Le vertenze aperte sono oltre 60, con più di 50mila occupati coinvolti.

Caro vita e consumi delle famiglie

L’impatto dell’inflazione sulle famiglie emerge con nitidezza dall’andamento della spesa. Nel 2025 la spesa media mensile per consumi si attesta a 2.782 euro, registrando un incremento nominale dell’1,0% rispetto ai 2.755 euro del 2024. Tuttavia, il fattore trainante di questo aumento riguarda la componente alimentare: la spesa per cibi e bevande analcoliche sale a 552 euro mensili (+3,6%), arrivando ad assorbire il 19,8% del bilancio familiare complessivo.

La casa assorbe il 36,0% dei costi non alimentari: il 18,1% delle famiglie (4,8 milioni) vive in affitto con un canone medio di 438 euro (+3,6%), che tocca i 480 euro nei centri metropolitani. Il 17,6% (3,4 milioni) paga un mutuo con rata media di 565 euro (-2,7%).

La crisi delle imprese

In Italia resta una “crescita fragile tra shock internazionali e sfide per le imprese”, rileva il centro studi di Confindustria. Per gli economisti di viale dell’Astronomia la crisi dello Stretto di Hormuz “sarebbe sostenibile fino a maggio prossimo“, se si va oltre “sarebbe difficile approvvigionarsi e salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima”.

Per quest’anno la crescita attesa è rivista al rialzo grazie al “buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno“, al “decisivo apporto del Pnrr (+0,5 punti percentuali di Pil)” e al “contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi”.

Previsioni sulla crescita economica

La crescita “poggia sui consumi (+1,1%, molto meglio quelli delle famiglie di quelli pubblici) e sugli investimenti (+3,3%), trainati nel complesso dalle costruzioni nonostante il calo della componente abitativa.

Resta invece negativo l’apporto della domanda estera netta nonostante la crescita dell’export (+2,7% quello di beni, +3,8% quello di servizi)”.

L’aumento dei prezzi e i conti del Governo

La crescita 2027 “dovrebbe rallentare a un ritmo in linea con quello osservato nel 2025″. “Peseranno “il prezzo del petrolio tornato a settembre sui livelli massimi” e “il prezzo del gas che ha raggiunto a settembre i livelli più alti dalla fine del 2022 ed è atteso rimanere così fino a fine anno“. Poi c’è “l’aumento del tasso di inflazione che, a settembre, ha toccato il suo massimo raggiungendo il 4,2% spinto dai rincari energetici”. Questo ridurrà il potere d’acquisto delle famiglie frenando i consumi nella parte finale dell’anno e poi anche all’inizio del 2027”. Con “i rialzi dei tassi di interesse, Il maggior costo del denaro frenerà consumi e investimenti“. Pesa anche la fine del Pnrr che comporta “un rallentamento della spesa per investimenti, moderato dalle ampie risorse residuate che verranno spese dopo il 2026, circa 47 miliardi, di cui 27 nel 2027, significativamente meno dei circa 42 miliardi spesi nel 2026″.

L’ultimo anno del Governo Meloni si ritrova alla prova dei numeri. Proprio come aveva iniziato.