Occupazione record, ma l’Italia resta più povera: aumentano gli occupati, salari fermi e inflazione cancellano il potere d’acquisto

Il governo rivendica il record storico dell’occupazione, ma il quadro dell’economia italiana resta complesso. I salari non recuperano il potere d’acquisto perso negli ultimi anni, l’inflazione torna a salire e cresce la percezione del rischio povertà. A dirlo sono i dati diffusi dall’Istat e un’indagine europea Ipsos-Secours Populaire.

Più occupati, ma il lavoro cresce soprattutto tra gli over 50

L’occupazione continua ad aumentare e raggiunge livelli mai toccati prima in Italia. Negli ultimi cinque anni gli occupati sono cresciuti di circa 1,6 milioni di unità, portando il totale a oltre 24 milioni di lavoratori e facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5,8%.

Dietro questi numeri, però, emerge una fotografia molto diversa da quella raccontata dalle statistiche assolute. L’Istat evidenzia infatti che la crescita riguarda soprattutto gli uomini con più di cinquant’anni, mentre giovani e donne continuano a incontrare maggiori difficoltà nell’accesso a un lavoro stabile.

A incidere sono diversi fattori strutturali. L’innalzamento dell’età pensionabile prolunga la permanenza degli over 50 nel mercato del lavoro, mentre il calo demografico riduce il numero dei giovani disponibili. Il risultato è un mercato sempre più anziano, con un ricambio generazionale che procede lentamente.

Salari ancora troppo deboli: l’inflazione cancella gli aumenti

L’altro dato che pesa sull’economia delle famiglie riguarda il potere d’acquisto. I rinnovi contrattuali degli ultimi anni hanno prodotto aumenti retributivi, ma non sono bastati a compensare l’inflazione accumulata dall’inizio della guerra in Ucraina.

Nelle ultime settimane il nuovo aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, alimentato anche dalle tensioni internazionali e dal conflitto tra Stati Uniti e Iran, ha riportato l’inflazione al 3,2%. Una crescita che continua a comprimere il reddito disponibile delle famiglie e rende insufficiente la dinamica dei salari.

Anche la decisione della Banca centrale europea di aumentare i tassi di interesse contribuisce a rendere più difficile il quadro economico, con effetti sul costo del credito per famiglie, imprese e finanza pubblica.

Giovani, donne e partite Iva restano i punti deboli

Il mercato del lavoro continua inoltre a mostrare profonde differenze tra le diverse categorie di lavoratori.

Il tasso di occupazione italiano resta tra i più bassi d’Europa, fermandosi al 63,2%, mentre la disoccupazione giovanile raggiunge il 18,9%. Sul fronte femminile aumentano gli occupati, ma cresce anche il peso dei contratti più fragili e delle situazioni lavorative discontinue.

Un’altra dinamica riguarda il lavoro autonomo, cresciuto del 7,1% nell’ultimo quinquennio. L’aumento delle partite Iva, però, non coincide sempre con una maggiore solidità economica. In molti casi rappresenta una forma di esternalizzazione del lavoro dipendente, con redditi più bassi e minori tutele.

Cresce la paura della povertà tra le famiglie italiane

Le difficoltà economiche emergono anche dalla percezione dei cittadini. Il Barometro 2026 realizzato da Ipsos e Secours Populaire fotografa un Paese sempre più preoccupato per il proprio futuro economico.

Secondo l’indagine, il 63% degli italiani teme un peggioramento della propria condizione sociale, il 73% ritiene che il reddito familiare non basti più a fronteggiare il costo della vita e l’83% dichiara di vivere una situazione di precarietà economica.

Molte famiglie affermano di aver ridotto i consumi, limitato le spese non indispensabili e, nei casi più difficili, sacrificato perfino acquisti essenziali per affrontare bollette e rincari.

Il record occupazionale rappresenta quindi soltanto una parte della fotografia dell’economia italiana. I numeri certificano una crescita del lavoro, ma raccontano anche un Paese che continua a fare i conti con salari insufficienti, inflazione elevata e un diffuso senso di insicurezza economica.