Pensioni, da gennaio fino a 96,50 euro in più al mese e nuovi paletti per l’uscita

Aggiornamento in vista per gli assegni pensionistici. Somme riviste al rialzo, attraverso la perequazione automatica, a partire da gennaio 2027. Il meccanismo serve a tutelare il potere d’acquisto dei pensionati, compensando, almeno in parte l’aumento dei prezzi al consumo e i rincari di beni e servizi.

Il quadro definitivo degli incrementi dipenderà, come ogni anno, dal decreto che il ministero dell’Economia emanerà nel mese di novembre. In attesa dei dati ufficiali le prime stime ipotizzano un tasso di rivalutazione indicativo pari al 2,9%.

Il meccanismo di calcolo

Qualora l’indice ipotetico del 2,9% venisse confermato, i trattamenti che godono della rivalutazione piena aumenterebbero di 29 euro lordi al mese per ogni 1.000 euro di pensione percepita. Tuttavia, l’adeguamento annuale non viene applicato in modo uniforme a tutti i trattamenti, ma è articolato in tre distinte fasce di importo parametrate sul trattamento minimo Inps.

La fascia fino a quattro volte il minimo, fino a 2.447,40 euro avrà la rivalutazione piena al 100%, determinando un’aliquota effettiva del 2,9%. Nella fascia tra quattro e cinque volte il minimo, da 2.447,41 a 3.059,25 euro, prevede una percentuale ridotta al 90%, corrispondente al 2,61% effettivo. Infine nella fascia oltre cinque volte il minimo, sopra 3.059,25 euro, l’adeguamento scende al 75%, per un’aliquota effettiva del 2,18%.

Le simulazioni sugli assegni

L’impatto economico reale varia in base allo scaglione di appartenenza e alla modalità di applicazione delle aliquote. Per le pensioni ricadenti fino a quattro volte il trattamento minimo, gli aumenti sono pari a circa 26 euro al mese per una pensione da 900 euro lordi e di quasi 35 euro per un assegno da 1.200 euro lordi. L’aumento sale a 43,50 euro per una pensione da 1.500 euro lordi e a 58 euro al mese per una pensione da 2.000 euro lordi.

Per gli assegni di importo superiore, il calcolo si effettua applicando le percentuali per quota progressiva. Una pensione da 2.500 euro lordi beneficia della rivalutazione piena del 2,9% sulla quota fino a 2.447,40 euro e della quota ridotta al 2,61% sulla parte restante, determinando un aumento totale di circa 50 euro mensili.

Invece una pensione da 3.500 euro lordi ripartisce la cifra tra la prima fascia al 100%, la fascia intermedia al 90% e la quota eccedente i 3.059,25 euro al 75%, portando l’incremento complessivo a circa 96,50 euro lordi mensili. Le cifre indicate sono naturalmente provvisorie. Saranno soggette a conferma o variazione in base al decreto ministeriale di novembre, agli interventi della prossima manovra finanziaria del Governo e ai relativi arrotondamenti.

Lo scenario 2027-2028

Accanto alle dinamiche di perequazione economica, dal 1° gennaio 2027 si inserirà un’ulteriore novità strutturale: l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, che introdurrà un incremento di un mese sui requisiti di accesso al ritiro dal lavoro.

Nel 2027 i requisiti saranno fissati come segue. La pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e 1 mese, mentre alla pensione anticipata contributiva si potrà accedere con 64 anni e 1 mese. La pensione anticipata ordinaria sarà a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 11 mesi per le donne.

Un successivo scatto, di ulteriori 2 mesi, è già previsto per il 2028, portando l’incremento complessivo legato all’aumento dell’aspettativa di vita.

La spesa complessiva per le pensioni in Italia ammonta a 372,5 miliardi di euro. La quota previdenziale è pari circa a 353,5 miliardi, il 79,2% del totale delle prestazioni. La quota assistenziale arriva a 28,5 miliardi, il 20,8%. I trattamenti pensionistici attivi sono 23,2 milioni in tutto.