Il terremoto provocato dal 43,8% dell’Afd in Sassonia-Anhalt arriva fino a Roma e apre una nuova crepa nel centrodestra. Matteo Salvini festeggia e cerca immediatamente Alice Weidel, Antonio Tajani parla di «pessima notizia», Giorgia Meloni sceglie invece il silenzio. Ma dietro la prudenza della premier ci sarebbe soprattutto una preoccupazione molto concreta: cosa farà adesso Friedrich Merz?
La batosta subita dalla Cdu potrebbe infatti spingere il cancelliere tedesco a inseguire l’Afd proprio sui temi che hanno determinato il successo dell’ultradestra, a cominciare dall’immigrazione. E una svolta ancora più rigida di Berlino avrebbe conseguenze immediate sull’Italia.
Salvini brinda con Weidel: «Non è un pericolo, si chiama democrazia»
Il più entusiasta è stato Salvini. Prima del voto aveva fatto sapere di aver inviato una lettera di auguri ad Alice Weidel. Dopo il risultato i contatti sarebbero proseguiti privatamente, con uno scambio di messaggi di congratulazioni. Pubblicamente il vicepremier non ha nascosto la soddisfazione: «Successo clamoroso, evidenzia la richiesta di cambiamento. Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia».
Una mossa politicamente interessante anche per le dinamiche italiane. L’Afd, infatti, non è alleata europea della Lega, ma di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che dopo la rottura con Salvini ha costruito proprio con la destra tedesca uno dei suoi rapporti internazionali più importanti. Vannacci non ha perso l’occasione per festeggiare: «Merz ha l’ulcera». Il successo dell’Afd rischia così di trasformarsi anche in un terreno di competizione a destra tra l’ex generale e Salvini, che prova a mantenere aperto un rapporto diretto con Weidel.
Tajani contro l’Afd: «Una pessima notizia»
Dalla stessa maggioranza arriva però una lettura opposta. Antonio Tajani non cerca sfumature: «Pessima notizia, speriamo sia un’eccezione locale». Per il leader di Forza Italia, l’Afd è «una forza politica antitetica ai valori liberali» del suo partito. Il ministro degli Esteri arriva a chiedere all’Europa «contromisure per evitare che qualsiasi deriva fanatica dilaghi».
Nel giro di poche ore, quindi, i due vicepremier italiani riescono a definire lo stesso risultato elettorale prima un’espressione della democrazia da salutare con entusiasmo e poi una deriva contro la quale l’Europa dovrebbe adottare contromisure. Una distanza politica difficilmente occultabile.
Meloni tace e guarda a Merz
La posizione più delicata è quella di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia non ha rapporti organici con l’Afd e la strategia costruita dalla premier in Europa passa dal dialogo con il Partito popolare europeo e dunque anche dalla Cdu di Merz.
Festeggiare la disfatta dei cristianodemocratici tedeschi significherebbe quindi colpire uno degli interlocutori indispensabili di Palazzo Chigi a Bruxelles. Condannare troppo duramente l’Afd, però, significherebbe lasciare a Salvini e Vannacci uno spazio enorme nell’elettorato italiano che guarda con simpatia alla crescita della destra radicale europea.
Meloni per ora non sceglie. Ma dentro FdI c’è chi comincia a mettere in discussione anche il cordone sanitario europeo. Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr, lo considera «antidemocratico» e sostiene che escludere sistematicamente Afd dalle decisioni rischi addirittura di rafforzarla.
Il vero incubo di Roma sono i migranti che Berlino vuole rimandare indietro
Dietro le schermaglie ideologiche c’è però un problema molto più concreto. L’Afd ha costruito buona parte della propria vittoria sulla sicurezza e sull’immigrazione. Merz, sconfitto pesantemente proprio su quel terreno, potrebbe essere tentato di irrigidire ulteriormente la politica tedesca. Ed è qui che entra in gioco l’Italia. Berlino vuole rimandare verso i Paesi di primo ingresso i cosiddetti movimenti secondari, cioè migranti arrivati nell’Unione europea attraverso altri Stati e successivamente trasferitisi in Germania. Una parte riguarda proprio l’Italia.
A Roma temono che il risultato della Sassonia-Anhalt possa accelerare questa pressione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha già avuto contatti con il collega tedesco Alexander Dobrindt e sarebbe in preparazione un bilaterale nelle prossime settimane. Numeri magari limitati, fanno osservare nella maggioranza, ma con un potenziale impatto politico e mediatico enorme.
Tre destre italiane davanti all’avanzata dell’Afd
Il risultato tedesco finisce così per fotografare le diverse anime del centrodestra italiano meglio di molte discussioni interne. Salvini vede nell’Afd la conferma che l’Europa sta virando verso le posizioni che la Lega sostiene da anni. Tajani vede invece una minaccia ai valori liberali ed europeisti. Meloni cerca di tenere insieme la destra conservatrice, il rapporto con i popolari e la necessità di non regalare a Salvini lo spazio politico aperto dall’avanzata dell’ultradestra.
E sullo sfondo c’è Vannacci, che può rivendicare di aver scelto prima degli altri un’alleanza diretta con il partito che oggi festeggia il risultato più clamoroso della propria storia. Il 43,8% dell’Afd è stato conquistato in un Land che rappresenta appena una piccola parte della Germania. Ma politicamente è arrivato molto più lontano. Fino a Palazzo Chigi, dove il problema non è soltanto capire quanto possa crescere Alice Weidel. È decidere da quale parte stare se l’onda dell’Afd dovesse davvero cominciare a propagarsi nel resto d’Europa.







