WASHINGTON – Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, porta lo scontro con Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, fino alla richiesta di un cambio al vertice di Kiev. «È giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato sabato 10 ottobre, sostenendo che il Paese debba trovare una guida capace di raggiungere un accordo. Le parole, riportate dall’ANSA, l’agenzia di stampa italiana, spostano il confronto dalle condizioni del negoziato alla persona che dovrebbe rappresentare gli ucraini.
La pressione americana arriva mentre un attacco russo su Zaporizhzhia provoca 20 morti, tra cui tre bambini, secondo il bilancio delle autorità ucraine riportato dall’agenzia di stampa internazionale Reuters. Nella stessa giornata si intrecciano così una nuova strage, l’apertura economica di Washington a Mosca e una contestazione esplicita della leadership ucraina.
Trump contro Zelensky, il gasolio diventa uno scontro politico
Alla base della nuova frattura ci sono anche gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe. Trump li collega al costo del diesel negli Stati Uniti e accusa Zelensky di aggravare le difficoltà dei consumatori americani, dopo avere annunciato venerdì 9 ottobre un’intesa con Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, per nuove forniture di carburante.
Secondo Axios, il sito americano di informazione politica, un funzionario statunitense riconduce l’accordo alle richieste di fermare gli attacchi alle raffinerie, rimaste senza seguito da parte di Kiev. È una ricostruzione attribuita a una fonte dell’amministrazione, che chiarisce la lettura americana dello scontro: Washington guarda alla disponibilità di carburante, mentre l’Ucraina considera le infrastrutture energetiche russe una componente della capacità di Mosca di sostenere il conflitto.
Il passaggio politico è significativo. Chiedere a un alleato di modificare una strategia militare significa discutere le scelte del suo governo; auspicarne la sostituzione significa mettere in discussione anche l’interlocutore del negoziato. Il rischio è che la ricerca di un’intesa diventi una pressione esercitata soprattutto sulla parte aggredita.
Kiev risponde: devono decidere gli ucraini
La replica ucraina è arrivata nella serata del 10 ottobre attraverso Andrii Sybiha, ministro degli Esteri dell’Ucraina, che ha difeso Zelensky e rivendicato la sovranità politica del Paese: «Ha il sostegno del popolo ucraino, e il popolo ha il diritto di decidere». Il ministro ha inoltre interpretato le dichiarazioni provenienti dall’estero come una conferma dell’impegno del presidente nella difesa dell’indipendenza nazionale.
La risposta individua il nodo più delicato della richiesta americana: chi debba guidare l’Ucraina non può diventare semplicemente una condizione formulata da una potenza esterna. Per Kiev, difendere la propria posizione al tavolo negoziale significa anche evitare che il confronto sulla pace si trasformi in una trattativa sulla propria leadership.
Mosca applaude: «Iconico e storico»
Di segno opposto la reazione di Kirill Dmitriev, inviato presidenziale russo e negoziatore, che su X ha celebrato le parole di Trump definendole «Iconico e storico». In un altro messaggio ha sostenuto che «la “diplomazia del diesel” ha smascherato Zelensky», secondo quanto riportato dall’ANSA. Si tratta della lettura dell’inviato russo, che presenta il presidente ucraino come un ostacolo alla pace.
Mosca ottiene così un argomento politico oltre all’apertura commerciale: la contestazione di Zelensky arriva direttamente dal presidente americano. L’applauso russo mostra quanto la frattura tra Washington e Kiev possa incidere sulla posizione negoziale dell’Ucraina, indipendentemente dagli effetti economici dell’accordo sul carburante.
Zaporizhzhia, venti morti mentre si discute di pace
Sul terreno, il bilancio dell’attacco a Zaporizhzhia restituisce la dimensione concreta della guerra. Reuters riferisce di edifici residenziali distrutti e 18 feriti, oltre alle venti vittime. Zelensky ha contestato l’allentamento delle sanzioni, sostenendo che la concessione americana possa incoraggiare ulteriori attacchi russi.
La successione degli eventi non dimostra, da sola, un rapporto causale tra la decisione di Washington e il bombardamento. Politicamente, però, rende più difficile presentare l’apertura a Mosca come un passo già accompagnato da una riduzione delle ostilità: alle promesse diplomatiche continua a contrapporsi il costo umano del conflitto.
Kallas: le entrate del diesel possono finanziare la guerra
Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ha espresso una critica netta: «La sospensione delle sanzioni sul gasolio russo garantisce a Mosca maggiori entrate per finanziare la guerra». Ha inoltre annunciato che lunedì 12 ottobre i ministri degli Esteri europei intendono approvare nuove misure contro l’apparato bellico russo.
Washington e Bruxelles mostrano dunque priorità differenti: Trump punta al sollievo sui prezzi, mentre Kallas insiste sulla necessità di mantenere la pressione economica. Per l’Ucraina, la domanda centrale rimane quale garanzia concreta accompagni le concessioni alla Russia.
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La pace dovrà essere misurata sulla diminuzione degli attacchi e sulle condizioni di sicurezza offerte agli ucraini. Una richiesta di cambiare presidente, accolta con entusiasmo da Mosca, non basta a dimostrare che quel risultato sia più vicino.









