Il matrimonio tra Ita Airways e Lufthansa entra nella fase decisiva. Il colosso tedesco eserciterà infatti a giugno l’opzione per acquisire un ulteriore 49% della compagnia italiana, portando così la propria partecipazione dal 41% al 90%. Un passaggio che, salvo ostacoli regolatori, consegnerà di fatto il controllo operativo di Ita al gruppo guidato da Carsten Spohr.
L’operazione era già prevista negli accordi firmati nel 2023 con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e avrà un valore di 325 milioni di euro. Questa volta, però, a differenza del primo ingresso nel capitale, il denaro non servirà per un aumento di capitale della compagnia: finirà direttamente nelle casse del Mef.
Ita Airways sempre più tedesca
Dal 17 gennaio 2025 Lufthansa possiede già il 41% di ITA Airways. Ora il gruppo tedesco punta a consolidare definitivamente il controllo, lasciando allo Stato italiano una quota residuale del 10%, destinata comunque a poter essere acquisita nel 2028.
La chiusura dell’operazione è prevista nel primo trimestre del 2027, ma serviranno ancora le autorizzazioni della Commissione europea e del Dipartimento di Giustizia statunitense. Passaggi formali importanti, soprattutto considerando il peso crescente del nuovo polo nel traffico internazionale. Nel frattempo, però, l’integrazione tra le due compagnie è già molto più avanti di quanto sembri. E non riguarda solo la parte commerciale visibile ai passeggeri.
Cargo, rotte e sinergie: il piano Lufthansa
Uno dei settori dove la fusione sta procedendo più rapidamente è il cargo. Dallo scorso anno Lufthansa Cargo commercializza infatti anche la capacità merci di Ita Airways, equivalente a quella di tre Boeing 777 cargo aggiuntivi. Le interfacce rivolte ai clienti sono già quasi completamente integrate, con l’unica eccezione dei voli sul Nord Atlantico, ancora in attesa delle ultime autorizzazioni regolatorie.
Dietro l’operazione c’è una logica industriale chiarissima: Lufthansa vuole rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo e trasformare Ita in un tassello strategico del sistema europeo del gruppo, sfruttando Roma e Milano come hub complementari rispetto a Francoforte, Monaco, Zurigo e Vienna.
Per Ita Airways, invece, l’ingresso sempre più profondo nel gruppo tedesco significa accesso a sinergie operative, economie di scala, alleanze commerciali e soprattutto stabilità finanziaria dopo anni di crisi e transizioni travagliate.
Il primo utile e la fine della lunga transizione
La notizia arriva inoltre in un momento simbolicamente importante per Ita. La compagnia ha infatti chiuso il 2025 con il primo risultato netto positivo della sua storia: più 209 milioni di euro, con un miglioramento di 436 milioni rispetto all’anno precedente.
Numeri che servono anche a rafforzare la narrazione del governo sulla riuscita dell’operazione. Dopo il lungo tramonto di Alitalia, tra fallimenti, commissariamenti e tentativi mancati di rilancio, Ita Airways sembra finalmente aver trovato una direzione industriale più chiara. Anche se questo significa, inevitabilmente, accettare che il controllo della compagnia voli ormai sempre più verso Berlino e Francoforte.
Per il governo di Giorgia Meloni resta una partita delicata: da una parte la necessità di garantire un futuro stabile alla compagnia, dall’altra il peso simbolico di vedere uno dei marchi più strategici del trasporto italiano finire progressivamente sotto controllo straniero.
Ma il mercato dell’aviazione europea ormai funziona così: sopravvivono i grandi gruppi integrati. E Ita, dopo anni passati a inseguire emergenze, sembra aver scelto definitivamente da che parte stare.







