Mentre il centrodestra cerca di consolidare la propria maggioranza e il campo largo continua a fare i conti con divisioni e rivalità, Carlo Calenda prova a sparigliare le carte della politica italiana. Il leader di Azione lavora alla costruzione di un’area autonoma, liberale ed europeista, con un obiettivo che potrebbe rivelarsi decisivo dopo le elezioni del 2027: conquistare una rappresentanza parlamentare capace di condizionare la formazione del prossimo governo. Il peso potenziale di quest’area è stato analizzato anche nel quadro sul centro politico e il suo possibile ruolo nelle elezioni.
La strategia guarda soprattutto al centrodestra, dove Forza Italia ha già manifestato interesse per un possibile dialogo. Raffaele Nevi, portavoce nazionale degli azzurri, ha aperto alla possibilità di coinvolgere Azione, mentre Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, ha auspicato l’ingresso di Calenda e Luigi Marattin nell’area liberale e riformista della coalizione.
Un’apertura che non appare casuale. Forza Italia punta a rafforzare il proprio peso nella maggioranza e a riequilibrare una coalizione nella quale convivono sensibilità europeiste e spinte sovraniste. Calenda potrebbe rappresentare un interlocutore prezioso, soprattutto se il centrodestra non riuscisse a ottenere una maggioranza parlamentare autosufficiente. Sul confronto tra Calenda e le diverse aree riformiste si è aperta anche la discussione sul nuovo centro e il dialogo con il campo largo.
Calenda approva Meloni sul Dpcm per gli stipendi dei magistrati
Un nuovo punto di convergenza con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivato sul caso degli adeguamenti retributivi dei magistrati. In un post pubblicato lunedì 19 ottobre, il leader di Azione ha scritto: «Concordo totalmente con la decisione di Meloni di non firmare un aumento da un miliardo di euro ai magistrati». Calenda ha motivato il suo appoggio richiamando l’inflazione che erode i redditi di lavoratori, insegnanti, infermieri e partite Iva, indicando il costo della vita e le difficoltà dei giovani tra le priorità del Paese.

La vicenda richiede però una precisazione. Il Dpcm contestato dovrebbe recepire le sentenze amministrative sul metodo di calcolo degli adeguamenti, previsti per legge e non frutto di una normale trattativa salariale. L’Associazione nazionale magistrati ha sostenuto che si tratti di componenti retributive dovute e di arretrati, mentre la premier ha motivato la mancata firma richiamando le risorse necessarie per le fasce più esposte alla crisi e per il settore dell’autotrasporto. Il sostegno di Calenda riguarda la priorità politica indicata da Meloni; da solo non equivale a un’adesione alla coalizione.
La legge elettorale e la partita dei numeri
Il progetto del leader di Azione si intreccia con la nuova legge elettorale, approvata in via definitiva dalla Camera l’8 ottobre, che prevede un premio di maggioranza legato al raggiungimento del 42% dei voti. Qualora nessuna coalizione raggiungesse la soglia e non scattasse il premio, la distribuzione proporzionale dei seggi potrebbe rendere determinanti anche formazioni di dimensioni contenute.
Calenda punta proprio a questo spazio politico, cercando di aggregare realtà civiche, europeiste e riformiste. Nel progetto potrebbero trovare spazio Pina Picierno con Spazio Pubblico, Europeisti.eu e altre componenti liberaldemocratiche. L’appuntamento del 7 novembre a Bologna rappresenterà un primo banco di prova per verificare la consistenza dell’operazione.
Resta però il problema delle divisioni interne al centro. La rottura con Matteo Renzi e le differenti strategie di Luigi Marattin dimostrano quanto sia complicato trasformare una comune cultura riformista in un progetto elettorale unitario.
Il centrodestra tra liberali e sovranisti
Le distanze tra Calenda e il campo largo restano profonde, soprattutto sulla politica estera, sul sostegno all’Ucraina, sulla difesa europea e sulle politiche economiche. Posizioni che rendono più plausibile un dialogo con l’area moderata del centrodestra, senza che questo significhi un’adesione già decisa alla coalizione guidata da Giorgia Meloni.
La partita si complica ulteriormente con la presenza di Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, espressione di un’area sovranista che potrebbe condizionare le scelte del centrodestra. Per Meloni si profila così un interrogativo politico: cercare nuovi consensi alla propria destra oppure rafforzare la componente liberale ed europeista della maggioranza.
In questo scenario Calenda potrebbe diventare un alleato prezioso per Forza Italia, contribuendo a spostare il baricentro della coalizione verso posizioni più moderate. Ma tutto dipenderà dai risultati elettorali e dalla capacità di Azione di superare la soglia necessaria per entrare in Parlamento.
La scommessa di Calenda, dunque, non è necessariamente vincere le elezioni, ma diventare indispensabile a chi le vincerà. Un progetto che potrebbe rafforzare il centrodestra senza rinunciare alla propria identità liberale. Oppure trasformarsi nell’ennesimo tentativo incompiuto di costruire un centro politico italiano.
Perché nella politica dei numeri anche pochi voti possono fare la differenza. Ma soltanto se, al momento decisivo, qualcuno avrà davvero bisogno di contarli.







