Una modifica dello Statuto per prolungare il mandato di Elly Schlein oltre le elezioni politiche del 2027. È questa la partita che il Partito Democratico si prepara a giocare domenica 18 ottobre a Roma, quando l’Assemblea nazionale dovrà pronunciarsi su una questione decisiva per il futuro della segretaria. Il problema, però, non riguarda soltanto gli equilibri politici interni.
Prima ancora di votare, la maggioranza che sostiene Schlein deve assicurarsi la presenza di un numero sufficiente di delegati. Per questo, da circa due settimane, i rappresentanti delle principali correnti hanno avviato una vera e propria campagna telefonica, contattando uno per uno i componenti dell’Assemblea. L’obiettivo è evitare che assenze, disinteresse e difficoltà negli spostamenti facciano saltare una modifica statutaria che permetterebbe alla leader dem di guidare il partito anche durante la prossima campagna elettorale.
Elly Schlein, il Pd vuole prolungare il mandato oltre marzo 2027
Il mandato di Elly Schlein alla guida del Partito Democratico scade nel marzo 2027, proprio nell’anno in cui sono previste le prossime elezioni politiche. Una coincidenza che rischia di aprire una nuova fase congressuale mentre il centrosinistra dovrebbe concentrarsi sulla sfida elettorale.
La soluzione individuata dalla maggioranza dem consiste in una modifica dello Statuto. La nuova disposizione consentirebbe di prolungare il mandato del segretario quando la scadenza coincide con l’anno delle elezioni politiche, rinviando il rinnovo della leadership a dopo il voto.
La norma avrebbe carattere generale, ma il suo effetto immediato riguarderebbe proprio Schlein. Se l’Assemblea approvasse la modifica, la segretaria potrebbe restare alla guida del partito oltre la scadenza naturale del suo incarico, senza affrontare un nuovo congresso prima delle Politiche.
Per la maggioranza del Pd si tratta di garantire continuità alla direzione politica del partito. Il passaggio, tuttavia, richiede un consenso numericamente consistente e non può risolversi con una semplice votazione tra i pochi delegati presenti.
Assemblea Pd del 18 ottobre, servono i voti di centinaia di delegati
L’Assemblea nazionale del Partito Democratico conta circa 960 componenti. Ai 600 delegati eletti si aggiungono numerosi membri di diritto, tra cui sindaci dei comuni capoluogo e segretari provinciali.
Per approvare la modifica dello Statuto serve la maggioranza degli aventi diritto. Non basta quindi ottenere il sostegno della maggioranza dei presenti: occorre raggiungere una soglia particolarmente impegnativa, che richiede la partecipazione di centinaia di delegati.
Il problema nasce anche dalla composizione dell’Assemblea, che risale a circa quattro anni fa. Nel frattempo alcuni componenti hanno ridotto il proprio impegno politico, altri hanno perso interesse per le attività del partito e altri ancora potrebbero avere difficoltà a raggiungere Roma.
Le assemblee nazionali ordinarie registrano spesso una partecipazione limitata, soprattutto quando non prevedono decisioni particolarmente controverse. Questa volta, invece, ogni assenza potrebbe pesare sull’esito della votazione.
Schlein, cinque uomini delle correnti al telefono per salvare la modifica
Per evitare sorprese, i principali esponenti della maggioranza che sostiene Schlein hanno organizzato una mobilitazione interna. Secondo la ricostruzione di La Stampa, cinque dirigenti coordinano il lavoro di contatto con i delegati, coinvolgendo anche i referenti territoriali delle diverse correnti.
Alessandro Alfieri segue l’area che fa riferimento a Stefano Bonaccini, mentre Alberto Losacco si occupa della componente vicina a Dario Franceschini. Marco Sarracino rappresenta l’area di Andrea Orlando e Nico Stumpo quella di Roberto Speranza. A coordinare l’operazione figura Igor Taruffi, uno dei collaboratori più stretti della segretaria.
Il lavoro consiste nel verificare le disponibilità, sollecitare la partecipazione e individuare eventuali problemi organizzativi. I dirigenti stanno cercando di ottenere conferme concrete da un numero di delegati sufficiente a garantire l’approvazione della riforma.
La mobilitazione telefonica procede da circa due settimane e coinvolge anche le strutture locali del partito. La maggioranza vuole arrivare all’appuntamento romano con un quadro preciso delle presenze, riducendo il rischio di scoprire soltanto al momento del voto di non avere i numeri necessari.
Assemblea Pd, il problema dei voli dalle isole e l’ipotesi del voto online
Tra le difficoltà organizzative figurano anche i costi degli spostamenti. I delegati che devono raggiungere Roma dalla Sicilia e dalla Sardegna potrebbero incontrare problemi legati al prezzo dei voli e alla disponibilità dei collegamenti.
Nel Pd prevale comunque la fiducia sulla possibilità di raggiungere la maggioranza richiesta. I dirigenti impegnati nell’organizzazione ritengono che il lavoro di mobilitazione possa garantire una partecipazione adeguata.
Resta sul tavolo anche l’ipotesi di consentire il voto online, qualora gli organi competenti decidessero di adottare questa soluzione. La partecipazione a distanza potrebbe facilitare soprattutto i delegati che vivono lontano dalla Capitale, ma richiederebbe una decisione sulle modalità di svolgimento della votazione.
Al momento, l’obiettivo principale rimane assicurare una presenza sufficiente all’Assemblea di domenica.
Elly Schlein e le elezioni 2027, perché il voto sullo Statuto è decisivo
La modifica statutaria rappresenta un passaggio importante per la strategia politica della segretaria. Schlein punta a guidare il Partito Democratico nella costruzione dell’alternativa al centrodestra, mentre all’interno del centrosinistra prosegue il confronto sulle alleanze e sulle modalità di scelta della leadership della coalizione.
Un congresso del Pd a pochi mesi dalle elezioni potrebbe introdurre un ulteriore elemento di incertezza, costringendo il partito a concentrare risorse e attenzione sulla competizione interna. Il prolungamento del mandato consentirebbe invece alla segretaria di affrontare la campagna elettorale mantenendo la guida del partito.
L’approvazione della modifica, tuttavia, non risolverebbe automaticamente le altre questioni politiche. Resterebbero aperti il confronto sul programma, i rapporti con gli alleati e l’eventuale scelta di un candidato comune alla presidenza del Consiglio.
Per Schlein, intanto, il primo ostacolo è tutto interno al Pd. Domenica 18 ottobre la maggioranza dovrà dimostrare di possedere non soltanto il consenso politico necessario, ma anche la capacità organizzativa di portare al voto i propri delegati. Se l’operazione riuscirà, la segretaria potrà contare su una prospettiva di continuità fino a dopo le elezioni del 2027. In caso contrario, il partito dovrà affrontare nuovamente la questione della scadenza del mandato.







