Pier Ferdinando Casini ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche, chiudendo una delle esperienze parlamentari più lunghe della storia repubblicana. Entrato alla Camera nel 1983 con la Democrazia Cristiana, ha attraversato undici legislature, la fine della Prima Repubblica, la nascita del bipolarismo, l’epoca di Silvio Berlusconi, l’affermazione del Movimento 5 Stelle e l’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Una carriera che racconta, attraverso un solo protagonista, oltre quattro decenni di trasformazioni del sistema politico italiano.
La sua decisione riporta l’attenzione su un fenomeno che accompagna da tempo la vita istituzionale del Paese: la permanenza di una parte della classe dirigente attraverso il cambiamento dei partiti, delle coalizioni e delle formule elettorali. Il tema è stato affrontato anche dal Post, che il 13 ottobre ha dedicato un approfondimento ai politici con maggiore anzianità parlamentare, e riguarda una generazione di esponenti che ha costruito la propria carriera prima dell’attuale assetto politico.
La longevità parlamentare, naturalmente, non costituisce di per sé un limite né un merito. L’esperienza può rappresentare una risorsa per il funzionamento delle istituzioni, mentre il ricambio consente l’ingresso di competenze e sensibilità differenti. Il punto è comprendere come questi due elementi convivano in un sistema politico che, pur avendo attraversato ripetute trasformazioni, conserva al proprio interno figure presenti da decenni.
Casini, undici legislature e una carriera cominciata nel 1983
Quando Casini entrò per la prima volta a Montecitorio, presidente del Consiglio era Amintore Fanfani, la Democrazia Cristiana rappresentava ancora il principale partito italiano e Silvio Berlusconi non aveva iniziato la propria esperienza politica. Da allora l’ex presidente della Camera ha attraversato stagioni profondamente diverse, mantenendo una presenza continuativa nelle istituzioni parlamentari.
Eletto inizialmente con la Democrazia Cristiana, partecipò nel 1994 alla fondazione del Centro Cristiano Democratico, entrando nell’area di centrodestra guidata da Berlusconi. Divenne presidente della Camera nel 2001, incarico ricoperto fino al 2006, e successivamente promosse nuove aggregazioni centriste, fino all’avvicinamento al centrosinistra e all’elezione in Senato.
Annunciando la decisione di non ricandidarsi, Casini ha spiegato di ritenere arrivato il momento di lasciare spazio a personalità maggiormente in sintonia con i partiti e le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Una scelta che non coincide con l’abbandono dell’attività politica, ma segna la conclusione della sua esperienza elettiva parlamentare al termine della legislatura.
La Russa, Calderoli e Gasparri: oltre tre decenni nelle Camere
Tra gli esponenti ancora in attività, Ignazio La Russa, Roberto Calderoli e Maurizio Gasparri rappresentano tre percorsi di particolare continuità parlamentare. Tutti hanno iniziato la propria esperienza nelle Camere nel 1992, alla vigilia della crisi che avrebbe modificato radicalmente il sistema dei partiti italiani.
La Russa, oggi presidente del Senato, ha attraversato l’esperienza del Movimento Sociale Italiano, di Alleanza Nazionale, del Popolo della Libertà e di Fratelli d’Italia. La sua carriera comprende incarichi di governo, responsabilità di partito e, dal 2022, la presidenza di Palazzo Madama.
Calderoli, esponente della Lega e ministro per gli Affari regionali e le autonomie, ha accompagnato l’evoluzione del movimento fondato da Umberto Bossi, attraversando le stagioni del federalismo, del centrodestra berlusconiano e della leadership di Matteo Salvini. Gasparri, già ministro delle Comunicazioni e oggi esponente di Forza Italia, ha invece seguito il percorso della destra proveniente da Alleanza Nazionale, passando successivamente al Popolo della Libertà e al partito fondato da Berlusconi.
Tre storie differenti, accomunate dalla capacità di mantenere una presenza parlamentare attraverso cambiamenti profondi delle rispettive formazioni politiche.
Giorgetti, Franceschini e gli altri protagonisti di lunga durata
Il fenomeno non riguarda soltanto i tre senatori. Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle finanze ed esponente della Lega, ha alle spalle circa trent’anni di esperienza parlamentare, mentre Dario Franceschini, senatore del Partito democratico ed ex ministro della Cultura, ha attraversato numerose stagioni del centrosinistra, dalla tradizione popolare alla nascita del Pd.
Tra i parlamentari con una lunga esperienza figurano anche Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, Piero Fassino, già segretario dei Democratici di Sinistra, Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, e Roberto Giachetti, esponente di Italia viva.
Le loro carriere mostrano come la continuità istituzionale non sia una caratteristica esclusiva di un singolo schieramento. Centrodestra e centrosinistra hanno entrambi conservato figure di riferimento per periodi molto lunghi, pur modificando organizzazioni, simboli e leadership.
Occorre però distinguere gli anni complessivi trascorsi nelle Camere dalla continuità senza interruzioni e dal numero di legislature. Sono criteri differenti, che possono produrre risultati diversi quando si confrontano le carriere parlamentari.
Dal crollo della Prima Repubblica alla stagione di Meloni
Nel 1992, quando alcuni degli attuali veterani entrarono in Parlamento, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano erano ancora protagonisti del sistema politico. Nel giro di pochi anni, le inchieste di Tangentopoli e la trasformazione delle regole elettorali avrebbero contribuito alla dissoluzione di quell’assetto, aprendo la stagione delle nuove coalizioni.
Il Parlamento ha successivamente conosciuto l’alternanza tra i governi di centrodestra e centrosinistra, l’esperienza dei governi tecnici, l’affermazione del Movimento 5 Stelle e la nascita dell’attuale maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
In questo lungo periodo sono cambiati i partiti, le formule organizzative e il linguaggio della comunicazione politica. Alcuni protagonisti, tuttavia, hanno mantenuto un ruolo istituzionale, talvolta passando attraverso nuove formazioni politiche o assumendo incarichi differenti.
La continuità di queste carriere non dimostra da sola l’assenza di ricambio, ma invita a osservare quanto spazio abbiano trovato le nuove generazioni nei gruppi parlamentari, nelle candidature e soprattutto nelle posizioni di responsabilità.
Esperienza e rinnovamento, la questione che resta aperta
Il confronto sulla longevità parlamentare rischia di diventare superficiale quando viene ridotto a una contrapposizione tra politici di lungo corso e nuovi eletti. La conoscenza delle procedure legislative, delle commissioni e degli equilibri istituzionali costituisce un patrimonio che può essere utile all’attività parlamentare, così come l’ingresso di nuove figure può ampliare la rappresentanza e favorire l’emergere di competenze differenti.
Il problema riguarda piuttosto i meccanismi attraverso i quali i partiti selezionano i candidati, promuovono i propri dirigenti e distribuiscono le responsabilità. Le liste bloccate, il ruolo delle segreterie nazionali e le regole interne alle formazioni politiche incidono sulla possibilità di costruire percorsi di rappresentanza autonomi e sul peso attribuito all’esperienza già maturata.
La scelta di Casini assume così un significato che va oltre la vicenda personale. Dopo undici legislature, uno dei protagonisti più longevi della storia repubblicana decide di non chiedere un nuovo mandato, mentre numerosi esponenti della sua generazione politica continuano a svolgere ruoli di primo piano.
La domanda non è se un parlamentare debba lasciare il proprio seggio dopo un determinato numero di anni, ma quali strumenti permettano agli elettori di valutare il lavoro svolto e ai partiti di garantire un effettivo confronto tra esperienza e nuove candidature.
Perché il rinnovamento della politica non si misura soltanto dall’età dei suoi protagonisti, ma dalla trasparenza delle scelte, dalla qualità della rappresentanza e dalla possibilità concreta di accedere alle istituzioni.







