Ignazio La Russa sceglie Pantelleria per tracciare il confine della destra di governo. Ospite di Mediterraneo d’Autore, il presidente del Senato parla di legge elettorale, Quirinale, ruolo istituzionale e rapporti nel centrodestra, ma il passaggio più netto riguarda Roberto Vannacci. Sul generale, ormai diventato uno dei nomi più divisivi dell’area conservatrice, La Russa non lascia margini: «Non è la destra che vogliamo noi».
La frase pesa perché arriva da uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e da una delle figure simbolo della destra italiana. Non è una semplice presa di distanza tattica. È il tentativo di fissare un limite politico e culturale, soprattutto dopo le affermazioni di Vannacci sul femminicidio. «Le sue affermazioni mi hanno fatto rabbrividire», dice La Russa, che poi aggiunge: «Noi lo escludiamo e credo che alla fine lo escluderemo, siamo molto coerenti».
Il confine con Vannacci
Il tema non è soltanto il rapporto personale con il generale, ma il perimetro identitario del centrodestra. Vannacci intercetta una parte di elettorato radicale, insofferente, attratto da un linguaggio di rottura. Ma per La Russa quella non è la destra che Fratelli d’Italia vuole rappresentare nella fase di governo.
La distanza serve anche a evitare ambiguità. Da una parte c’è la destra istituzionale, che rivendica il proprio ruolo alla guida del Paese; dall’altra una destra più muscolare e provocatoria, capace di produrre consenso ma anche di aprire fratture difficili da gestire. La Russa sceglie la prima strada e manda un messaggio chiaro: non tutto ciò che si muove a destra può automaticamente diventare alleato.
La battuta su Meloni e Trump
Il presidente del Senato interviene anche sulla tensione tra Giorgia Meloni e Donald Trump, liquidandola con una battuta sarcastica: «Chi conosce Meloni sa che tutto fa eccetto che supplicare qualcuno, forse la Madonna può supplicare a volte, ma un uomo mai».
Una frase costruita per difendere la premier e respingere l’immagine di una Meloni subordinata al tycoon americano. La Russa prova così a ridimensionare il gelo esploso tra i due leader e a riportare la vicenda dentro il registro della polemica politica, senza trasformarla in uno strappo diplomatico.
Il Quirinale e il ruolo politico del presidente del Senato
La Russa frena anche sull’ipotesi Quirinale nel 2029: «Non mi piacerebbe fare il presidente della Repubblica, ora faccio il presidente del Senato e ho i miei spazi».
Poi rivendica una lettura politica della seconda carica dello Stato: «Il presidente del Senato non è al di sopra delle parti». E cita i precedenti: Fanfani che riuniva la corrente democristiana a Palazzo Madama, Grasso che ha fondato un partito, Fini e Casini che facevano politica da presidenti della Camera.
È una precisazione non casuale. La Russa difende il diritto a mantenere un profilo politico pur ricoprendo una carica istituzionale di vertice. Una posizione destinata a far discutere, soprattutto perché arriva da chi presiede un ramo del Parlamento.
Preferenze e legge anti-pareggio
Sul terreno della legge elettorale, La Russa conferma due obiettivi: reintrodurre le preferenze e costruire un sistema capace di evitare il pareggio. «Vogliamo le preferenze, ma anche una legge per evitare il pareggio, vogliamo o vincere o stare all’opposizione».
Il messaggio è diretto: il centrodestra vuole una legge che garantisca governabilità e chiarezza del risultato. Non un sistema che consegni il Paese a trattative infinite dopo il voto. Il tema sarà uno dei nodi politici dei prossimi mesi, soprattutto in vista della costruzione degli schieramenti per le prossime elezioni.
La Russa, dunque, usa il palco di Mediterraneo d’Autore per parlare molto oltre la cronaca del giorno. Difende Meloni, marca la distanza da Vannacci, rivendica il proprio spazio politico e rilancia sulla legge elettorale. È un intervento che dice soprattutto una cosa: Fratelli d’Italia vuole continuare a guidare la destra, ma senza farsi trascinare da chi punta solo sulla provocazione.







