Garlasco, la difesa di Sempio torna sul campo: sopralluoghi, “esperimenti empirici” e il racconto di un indagato sotto pressione

Angela Taccia, Andrea Sempio e la madre Daniela

C’è una frase che racconta meglio di molte altre il punto in cui si trova oggi Andrea Sempio, tornato al centro del caso Garlasco quasi diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi: «È rassegnato perché sa che le autorità devono fare il proprio lavoro». A pronunciarla è stata l’avvocata Angela Taccia, componente del pool difensivo del 38enne indagato dalla Procura di Pavia nell’inchiesta bis sul delitto del 13 agosto 2007.

Taccia è intervenuta sabato 4 luglio al Castello di Casale Monferrato, durante l’incontro organizzato da Nero Crime e Arte Criminologica, insieme al criminologo e consulente della difesa Armando Palmegiani. Un appuntamento pubblico, dentro una vicenda che pubblica lo è diventata fin troppo: nelle aule giudiziarie, nei talk show, nei social, nelle trasmissioni televisive, nelle ricostruzioni tecniche e nei processi paralleli dell’opinione pubblica.

Sempio, ha spiegato la legale, è «perplesso per le troppe continue cattiverie e stupidità», ma conserva una «profonda forza di spirito». Taccia ha ricordato anche un dettaglio personale: da ragazzi lo chiamavano “Gandhi”, per la capacità di cercare il dialogo anche nei momenti difficili. Un’immagine che la difesa prova a contrapporre alla narrazione mediatica dell’indagato e al peso enorme di un’inchiesta che ha travolto non solo lui, ma anche la sua famiglia.

Una famiglia sotto pressione

Le parole della difesa arrivano in settimane particolarmente delicate. La madre di Sempio, Daniela Ferrari, è stata ricoverata dopo un tentato suicidio, episodio confermato dai legali e diventato uno dei passaggi più drammatici di questa nuova fase del caso.

A Casale Monferrato, Palmegiani lo ha detto senza giri di parole: «È un momento delicato per lei e per chi le sta intorno. Meno male che Andrea tiene e deve tenere». Una frase che sposta per un momento l’attenzione dalle carte alle persone, dal fascicolo giudiziario agli effetti concreti di un’esposizione pubblica durissima.

La famiglia Sempio si trova oggi dentro una pressione mediatica continua, mentre la Procura prosegue il lavoro investigativo e la difesa cerca di costruire una risposta tecnica alle ipotesi degli inquirenti. È il doppio livello di ogni grande caso giudiziario: da una parte gli atti, dall’altra il rumore. Da una parte le consulenze, dall’altra il tribunale permanente dei social.

Gli esperimenti sul campo

La difesa, però, non si limita al racconto umano. Venerdì il pool è tornato a Garlasco per una serie di quelli che vengono definiti «esperimenti empirici»: sopralluoghi, verifiche, ricostruzioni di possibili percorsi e valutazioni sugli spostamenti intorno alla villetta di via Pascoli.

«Abbiamo dedicato un po’ di tempo a valutare e capire ipotesi di spostamenti — ha spiegato Taccia — anche dal retro della villetta. Torneremo e andremo anche tra i rovi».

È un passaggio importante perché riporta la vicenda ai luoghi. In un’inchiesta che negli ultimi mesi si è concentrata su genetica, Dna, impronte, consulenze, verbali e vecchie intercettazioni, la difesa rivendica la necessità di tornare alla fisicità della scena: ingressi, uscite, ostacoli, tempi di percorrenza, compatibilità tra i movimenti ipotizzati e la realtà dei luoghi.

A Garlasco tutto, ancora oggi, sembra ruotare intorno a pochi metri: l’ingresso della casa, le scale, il retro della villetta, i possibili accessi, i percorsi alternativi, la possibilità o meno di muoversi senza essere visti.

Il quadro dell’inchiesta bis

Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, è tornato al centro dell’inchiesta dopo la riapertura del caso. Secondo la nuova ricostruzione investigativa, le analisi genetiche avrebbero individuato tracce compatibili con il suo Dna sotto le unghie della vittima. Al centro del dibattito c’è anche la cosiddetta “impronta 33”, indicata in alcune ricostruzioni come riconducibile a Sempio, ma esclusa dall’incidente probatorio.

La Procura di Pavia ha inoltre disposto una consulenza psichiatrica per valutare eventuali condizioni idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere di Sempio e sull’eventuale pericolosità sociale. Una scelta fortemente contestata dalla difesa, che ha parlato di una ricerca dell’«assassino ideale» più che di un confronto sulle prove.

Il fronte giudiziario resta complesso anche perché il delitto di Garlasco ha già una verità processuale definitiva: Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara Poggi, è stato condannato a 16 anni per l’omicidio dopo due assoluzioni e oggi si trova in affidamento in prova ai servizi sociali. La nuova indagine su Sempio ha inevitabilmente riaperto il dibattito sulla posizione di Stasi e sulla possibile revisione del processo.

Le ombre sulla vecchia indagine

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le ombre sulla precedente fase investigativa. Negli ultimi mesi si è parlato di intercettazioni ambientali della vecchia inchiesta su Sempio, archiviata nel 2017, che secondo la nuova ricostruzione sarebbero state in parte trascritte in modo errato.

Nello stesso contesto è finito anche l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, indagato a Brescia per corruzione in atti giudiziari insieme al padre di Sempio. Entrambi hanno respinto le accuse.

Sono elementi che non riguardano direttamente il merito dell’omicidio, ma che pesano sul clima generale del caso e sulla credibilità delle diverse fasi investigative. In una vicenda così lunga, ogni documento, ogni verbale, ogni trascrizione e ogni omissione tornano a essere riletti alla luce delle nuove ipotesi.

La strategia della difesa

Il ritorno a Garlasco della difesa ha un significato preciso. Non è soltanto un sopralluogo. È il tentativo di spostare il confronto dal clamore mediatico alla verifica concreta delle ipotesi. Chi poteva passare da dove? In quanto tempo? Con quali ostacoli? Con quali margini di compatibilità rispetto alle ricostruzioni finora emerse?

Taccia e Palmegiani hanno spiegato di avere già ascoltato, e di voler ascoltare ancora, persone vicine a Sempio. Sono stati avviati anche lavori tecnici e analisi più generali. La linea appare chiara: costruire un quadro alternativo, contestare gli elementi ritenuti fragili e sottoporre ogni ipotesi a una prova pratica.

In questo senso, gli «esperimenti empirici» evocati dalla difesa rappresentano un modo per riportare il caso alla materialità della scena del crimine. Perché le consulenze possono dire molto, ma i luoghi conservano ancora domande decisive.

Tra giustizia e processo mediatico

Resta sullo sfondo la sproporzione tra il tempo della giustizia e quello del processo mediatico. Il primo procede lentamente, attraverso atti, consulenze, notifiche, perizie e contraddittori. Il secondo corre ogni giorno, consuma nomi, dettagli, fotografie, frasi, lacrime, sospetti e ipotesi.

In mezzo ci sono le persone. La famiglia Poggi, che da quasi diciannove anni attende verità e giustizia per Chiara. Alberto Stasi, condannato in via definitiva ma tornato al centro di un possibile scenario di revisione. Andrea Sempio, oggi indagato e per legge innocente fino a sentenza definitiva. E la sua famiglia, travolta da un’esposizione pubblica feroce.

A Casale Monferrato, la difesa ha scelto di raccontare anche questo lato: non solo le carte, non solo le consulenze, non solo le verifiche sul campo, ma l’uomo dietro l’indagato. «Andrea tiene», dicono i suoi legali. Tiene mentre il caso Garlasco continua a riscriversi, capitolo dopo capitolo, in una vicenda che l’Italia pensava chiusa e che invece, quasi vent’anni dopo, appare ancora lontana dall’ultima parola.