Nel caso Garlasco torna al centro un dettaglio informatico che risale a quasi un anno prima dell’omicidio di Chiara Poggi. La nuova consulenza disposta dalla Procura di Pavia sul computer della vittima ha riportato l’attenzione su una cartella fotografica denominata “Fuerteventura”, su una chiavetta Usb sequestrata durante le indagini e su tre immagini che, la sera del 31 agosto 2006, sarebbero state inviate ad Alberto Stasi dal computer presente nell’abitazione della famiglia Poggi.
Non si tratta, almeno allo stato degli atti richiamati, di un elemento risolutivo. Ma è un passaggio che apre nuove domande su chi utilizzasse quel computer in quel momento, su come quelle fotografie siano arrivate nella memoria del dispositivo e sul ruolo della penna Usb in uso, secondo le classificazioni della precedente inchiesta, a Marco Poggi.
Le tre immagini inviate ad Alberto Stasi
Secondo quanto riferito dalla trasmissione Quarto Grado e riportato nella consulenza dell’informatico forense Paolo Dal Checco, il 31 agosto 2006, intorno alle 21.55, dal computer di casa Poggi furono inviate ad Alberto Stasi tre fotografie.
La relazione non avrebbe consentito di stabilire con certezza se il trasferimento sia avvenuto tramite posta elettronica o attraverso Msn Messenger, piattaforma di messaggistica molto utilizzata in quegli anni.
Le immagini raffigurerebbero una ragazza in costume da bagno, una donna distesa nuda in spiaggia mentre prende il sole e la stessa ragazza della prima fotografia abbracciata a un uomo. Non risultano chiariti né l’identità delle persone ritratte né il motivo dell’invio.
Chi usava il computer dei Poggi?
Il nodo principale riguarda l’utente che, in quel momento, stava utilizzando il computer dell’abitazione dei Poggi. La consulenza prospetta due possibili scenari.
Il primo è che a utilizzare il Pc fosse Chiara Poggi, oppure il fratello Marco, da solo o insieme ad altre persone. Il secondo scenario ipotizza invece che qualcuno potesse essersi finto Chiara durante una conversazione con Alberto Stasi.
In questa seconda ipotesi, l’utente avrebbe potuto cercare di attirare l’attenzione del fidanzato della giovane inviandogli fotografie di una ragazza dall’aspetto gradevole, con l’obiettivo di ottenere successivamente immagini intime dello stesso Stasi. La consulenza, però, non formula conclusioni definitive: si tratta di un’ipotesi investigativa, non di un accertamento.
La chiavetta Usb e la cartella “Fuerteventura”
L’altro punto riguarda una chiavetta Usb di colore blu, attraverso la quale la cartella fotografica sarebbe stata aperta sul computer di Chiara Poggi. Negli atti della precedente inchiesta la pendrive risulterebbe classificata come dispositivo in uso a Marco Poggi.
Secondo la ricostruzione della consulenza, alle 14.11 del 31 agosto 2006 sulla chiavetta venne caricata una cartella denominata “Fuerteventura”, contenente circa cento fotografie relative alla vacanza di una ragazza bionda alle Isole Canarie. Più tardi, intorno alle 21.30 dello stesso giorno, la cartella venne copiata sul computer di casa Poggi con il nome “CRIA Fuerteventura”.
È proprio questa sequenza a generare nuovi interrogativi: chi copiò materialmente le immagini sulla chiavetta? Chi le trasferì poi sul computer? E chi, infine, utilizzò il Pc per inviare ad Alberto Stasi le tre fotografie?
La spiegazione di Marco Poggi
Su questo punto Marco Poggi ha fornito la propria versione ai pubblici ministeri di Pavia durante l’audizione del 6 maggio. Secondo quanto riferito, la chiavetta Usb sequestrata non sarebbe stata necessariamente di suo uso esclusivo.
Marco ha spiegato che, nel giorno del sopralluogo degli investigatori, vennero consegnati tutti i dispositivi di memoria presenti in casa: chiavette Usb, schede di memoria e supporti collegati anche alle macchine fotografiche. Per questo motivo, il fatto che una penna Usb fosse stata inizialmente ricondotta a lui non significherebbe, nella sua ricostruzione, che la utilizzasse soltanto lui.
Il fratello di Chiara ha inoltre dichiarato di ricordare la cartella “CRIA Fuerteventura”. E ha spiegato di aver rivisto di recente alcune fotografie conservate dalla sorella, notando immagini della stessa chiavetta Usb. Secondo il suo racconto, sarebbe stata probabilmente Chiara Poggi a salvare quelle fotografie sulla memoria esterna.
Un elemento che riapre domande, non certezze
La consulenza informatica non cambia da sola il quadro giudiziario del delitto di Garlasco. Ma aggiunge un tassello a una ricostruzione che continua a essere attraversata da zone d’ombra. Il tema non riguarda soltanto le fotografie in sé, ma la gestione dei dispositivi informatici nella casa dei Poggi. E l’uso condiviso o meno dei supporti di memoria e la possibilità di ricostruire con precisione le attività compiute sul computer nei mesi precedenti il delitto.
A distanza di anni, ogni dato tecnico viene riletto alla luce delle nuove indagini e delle nuove consulenze. Ma proprio per questo il confine tra ipotesi, suggestioni investigative e fatti accertati resta decisivo. Le foto di Fuerteventura, la penna Usb e le dichiarazioni di Marco Poggi rappresentano oggi un nuovo fronte di approfondimento. Non ancora una risposta definitiva.







