«Chi sta ricattando Ranucci?». Clementina Forleo non usa giri di parole e interviene con un durissimo post pubblicato su Facebook nel caso che da giorni investe il conduttore di Report. La giudice mette nel mirino soprattutto le dichiarazioni con le quali Sigfrido Ranucci ha fatto riferimento alle chat conservate sul proprio telefono e alla possibilità di renderle pubbliche, arrivando a formulare una domanda ancora più pesante: perché il giornalista vorrebbe «a tutti i costi mantenere il timone di Report» accompagnando questa volontà con quella che Forleo definisce la «minaccia di spifferare le chat con “tutti”»?
Il punto di partenza è il terremoto provocato dall’inchiesta sull’attentato contro il giornalista e dall’arresto di Valter Lavitola, accusato dalla Procura di Roma di essere il mandante dell’azione compiuta nell’ottobre scorso davanti all’abitazione di Ranucci. Un’inchiesta che ha fatto emergere anche una serie di rapporti e conversazioni tra Lavitola e lo stesso giornalista. Il gip ha precisato che non esiste alcuna prova di un accordo tra i due per organizzare l’attentato, mentre dagli atti sono emerse conversazioni nelle quali Lavitola prospettava a Ranucci addirittura un possibile futuro politico.
In questo scenario si inserisce ora Forleo, che porta lo scontro su un terreno completamente diverso e chiama direttamente in causa il comportamento del conduttore.
Forleo contro Ranucci: «Chi sono i “tutti” di cui parla?»
Nel suo intervento la giudice si concentra sui riferimenti fatti da Ranucci alle conversazioni private conservate sui propri dispositivi e domanda innanzitutto chi siano le persone coinvolte.
«E chi sono i “tutti” di cui parla?», scrive Forleo, trasformando il riferimento alle chat in una questione che, secondo lei, dovrebbe interessare direttamente la magistratura.
Il ragionamento della giudice diventa poi molto più duro. Forleo sostiene infatti che «in un Paese normale», indipendentemente dalla verità o meno dell’attentato subito dal giornalista, Ranucci sarebbe già finito sotto indagine per estorsione e i suoi telefoni sarebbero stati sequestrati a causa di quelle che definisce «gravi intimidazioni».
Si tratta di una valutazione personale della magistrata e non della notizia dell’apertura di una nuova indagine a carico del giornalista. Allo stato, non risulta infatti che la Procura abbia contestato a Ranucci il reato di estorsione per quelle dichiarazioni. Ma è significativo che a sollevare pubblicamente il problema sia un magistrato e che Forleo arrivi a invocare l’intervento dei colleghi.
«Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo», scrive ancora.
Il precedente delle chat con Andrea Ruggieri
Le parole della giudice riportano inevitabilmente alla memoria una vicenda molto simile nella forma, anche se completamente diversa sul piano giudiziario. Nel 2022 Ranucci finì infatti indagato dalla Procura di Roma per minacce dopo una denuncia dell’allora parlamentare di Forza Italia Andrea Ruggieri, componente della Commissione di Vigilanza Rai.
La vicenda era cominciata alcuni mesi prima, quando in Vigilanza era arrivata una lettera anonima contenente pesanti accuse contro il conduttore di Report, comprese presunte molestie nei confronti di alcune colleghe e irregolarità nella gestione di pagamenti legati alla trasmissione.
Quelle accuse non trovarono riscontro. L’Internal Audit della Rai svolse accertamenti sulle presunte attività di dossieraggio e sui pagamenti irregolari relativi al periodo 2013-2021 e concluse che la segnalazione non aveva trovato conferme.
Nel frattempo, però, tra Ranucci e Ruggieri era esploso uno scontro violentissimo via WhatsApp.
«Anche a me arrivano dossier anonimi sui politici»
Ranucci aveva reagito con grande durezza alla vicenda della lettera anonima. Nei messaggi inviati a Ruggieri aveva accusato il parlamentare e altri esponenti politici di avere contribuito a gettare fango su di lui attraverso accuse prive di riscontri.
Ma soprattutto aveva fatto riferimento ad altro materiale anonimo che, a suo dire, arrivava alla redazione di Report.
Il giornalista scriveva che anche a lui giungevano dossier riguardanti politici che avrebbero utilizzato cocaina e raccontava di segnalazioni contenenti vicende private compromettenti. Il senso della sua difesa era che Report, diversamente da chi aveva dato spazio alle accuse contro di lui, quel materiale anonimo lo aveva cestinato.
Ruggieri interpretò però quei riferimenti in maniera completamente diversa. Parlò pubblicamente di messaggi contenenti «insulti diffamatori, minacce e allusioni sul possesso di dossier» e presentò una denuncia. La Procura di Roma iscrisse Ranucci nel registro degli indagati per minacce. Il giornalista definì l’iscrizione «un atto dovuto» e ribadì di avere fiducia nella magistratura.
L’indagine su Ranucci venne archiviata
C’è però un passaggio decisivo per comprendere correttamente quel precedente. L’inchiesta non portò a un processo.
Nel 2024 il procedimento nato dalla denuncia di Ruggieri è stato archiviato. Le presunte minacce contestate al giornalista non hanno quindi prodotto un’accusa da sostenere davanti a un giudice.
È una circostanza essenziale anche per valutare l’intervento di Forleo di oggi. Il precedente dimostra che non è la prima volta che i riferimenti di Ranucci al possesso di informazioni o dossier provocano accuse di intimidazione, ma dimostra anche che nel caso Ruggieri quelle accuse non superarono il vaglio giudiziario.
Adesso la questione nasce da parole differenti e in un contesto completamente nuovo.
Le chat emerse dopo l’arresto di Lavitola
A rendere la situazione ancora più delicata sono proprio le conversazioni finite agli atti dell’inchiesta sull’attentato.
Dalle chat tra Lavitola e Ranucci emergono rapporti che gli investigatori stanno ricostruendo e, soprattutto, le insistenti sollecitazioni dell’ex editore affinché il giornalista valutasse una possibile discesa in politica. Lavitola gli scriveva che sarebbe potuto diventare uno dei pochi leader «potabili» del Paese e arrivava a immaginare per lui un futuro ruolo istituzionale.
L’ordinanza cautelare relativa all’attentato contiene però un’affermazione altrettanto importante: non è emersa alcuna prova di un accordo tra Ranucci e Lavitola per organizzare l’azione contro il giornalista. L’ipotesi investigativa riguarda Lavitola come presunto mandante e il gip ha escluso che gli elementi raccolti dimostrino un’intesa con la vittima.
Proprio la pubblicazione di quelle conversazioni ha aperto una battaglia ancora più vasta sulle relazioni private intrattenute negli anni dal conduttore di Report.
Ed è in questo clima che Ranucci ha evocato l’esistenza delle proprie chat con molte altre persone.
La domanda di Forleo: cosa contengono quei telefoni?
Forleo prende quelle parole e ne rovescia completamente il significato. Se Ranucci afferma di possedere conversazioni con «tutti», ragiona la giudice, bisogna capire a chi si riferisca e perché abbia deciso di ricordarne pubblicamente l’esistenza proprio mentre si discute del suo futuro alla guida di Report.
Da qui nasce l’accusa politica e giudiziaria contenuta nel post. Per Forleo non sarebbe sufficiente liquidare quelle frasi come una reazione del giornalista agli attacchi ricevuti: la magistratura dovrebbe verificare se possano assumere un significato penalmente rilevante.
È un salto interpretativo importante, che appartiene interamente alla giudice e che finora non risulta condiviso da alcuna Procura attraverso l’apertura di un procedimento per estorsione.
Ma la polemica è destinata a pesare anche dentro la Rai. L’inchiesta sull’attentato ha già spinto la Direzione Approfondimento a intervenire sulle repliche estive di Report, mentre il Comitato etico dell’azienda sta seguendo gli sviluppi della vicenda.
Adesso Clementina Forleo aggiunge un’altra domanda a quelle che circondano il caso Ranucci. Non riguarda chi abbia organizzato l’attentato, né le responsabilità attribuite a Lavitola. Riguarda direttamente il conduttore e ciò che ha dichiarato di possedere.
Chi sono i «tutti» delle chat di Ranucci, che cosa contengono quelle conversazioni e perché il giornalista ha deciso di evocarne pubblicamente l’esistenza proprio adesso?
Per Forleo la magistratura dovrebbe cercare la risposta. Per il momento, però, questa resta la richiesta di una giudice affidata a un post su Facebook, non una nuova accusa formulata dalla Procura contro Sigfrido Ranucci.







