Garlasco, un dossier psicologico su Alberto Stasi mai autorizzato dalla Procura riemerge dopo quasi vent’anni dagli archivi dei Ris di Parma. Sono tredici pagine che descrivono l’allora fidanzato di Chiara Poggi come freddo, calcolatore, manipolatore e privo di emozioni. La professionista che firmò la relazione non aveva mai incontrato Stasi e costruì il profilo esaminando alcuni verbali. La pm Rosa Muscio non aveva disposto quella consulenza. Il documento non entrò mai nei procedimenti giudiziari sul delitto di Garlasco e sull’imputazione di Stasi. Eppure quelle pagine sembrano anticipare molti tratti dell’immagine pubblica che accompagnerà Stasi negli anni successivi: il ragazzo imperturbabile, distante, incapace di mostrare dolore. Il famoso «biondino dagli occhi di ghiaccio».
Garlasco, il profilo psicologico di Stasi che la Procura non aveva chiesto
Il documento porta l’intestazione della psicologa e criminologa Alessandra Bramante e contiene una «Valutazione psicologica» di Alberto Stasi. La relazione conta tredici pagine e termina con diciassette considerazioni sulla sua personalità e sul suo comportamento. La criminologa usa espressioni durissime: parla di «freddezza» e definisce Stasi indagato per il delitto di Garlasco «calcolatore» e «manipolatore». Gli attribuisce inoltre una «mancanza assoluta di emozioni», una «tendenza narcisistica» e una propensione al controllo e all’«ipercontrollo».
La relazione giudica anche le risposte fornite da Stasi agli investigatori. Secondo l’autrice, alcune frasi apparivano pronunciate «come se fossero state imparate a memoria». In un altro passaggio gli attribuisce un’«indifferenza estrema nei confronti della vittima». Ma dietro quelle valutazioni emerge un particolare fondamentale: la Procura di Vigevano non aveva affidato quell’incarico. La pm Rosa Muscio non risulta aver delegato la valutazione e il documento non venne mai depositato nei procedimenti giudiziari.
Il dossier su Alberto Stasi ritrovato negli archivi dei Ris
La relazione è riemersa soltanto adesso tra il materiale conservato negli archivi del Ris di Parma. Il 10 settembre il procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi ha ordinato l’acquisizione degli originali conservati dal reparto. Il Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano ha recuperato il materiale il giorno successivo e lo ha depositato a Pavia il 14 settembre. Proprio tra quelle carte è comparsa la valutazione psicologica.
Non risulta chiaro neppure chi abbia chiesto alla criminologa di prepararla. All’epoca il Ris di Parma aveva come comandante Luciano Garofano. Nel materiale acquisito non risulterebbero email contenenti una richiesta formale della consulenza o la relativa risposta. Diventa quindi inevitabile chiedersi chi decise di far costruire un profilo psicologico dell’indagato senza un incarico della Procura.
Stasi analizzato senza essere mai stato incontrato
Un altro elemento rende singolare quella valutazione: la criminologa non sottopose Stasi a un colloquio diretto e costruì il profilo essenzialmente sulle carte. La professionista avrebbe utilizzato tre dei primi verbali dell’allora fidanzato di Chiara. Non avrebbe invece considerato il secondo verbale del 13 agosto sera e la presentazione spontanea del 22 agosto.
La relazione fa inoltre riferimento alla telefonata al 118 effettuata da Stasi dopo il ritrovamento del corpo di Chiara. Anche quella chiamata diventa materia per una valutazione psicologica. La criminologa osserva che Stasi parla ai soccorritori di «una ragazza morta» e interpreta quella scelta linguistica come un segnale di distacco. Il problema non riguarda soltanto il metodo utilizzato. In quel periodo gli atti risultavano coperti dal segreto investigativo e la professionista non aveva ricevuto un incarico dalla Procura.
«Freddezza, narcisismo, ipercontrollo»: il ritratto del «biondino dagli occhi di ghiaccio»
Quelle tredici pagine acquistano un significato ancora più particolare se lette quasi vent’anni dopo. Molti elementi sembrano infatti anticipare il ritratto pubblico di Alberto Stasi che si consoliderà negli anni successivi: il giovane freddo, il fidanzato che non piange, l’uomo controllato e apparentemente incapace di mostrare emozioni. In altre parole, quel «biondino dagli occhi di ghiaccio» entrato nell’immaginario del delitto di Garlasco.
La relazione contiene anche commenti che oltrepassano il semplice profilo psicologico e assumono quasi il carattere di indicazioni investigative. Tra le annotazioni compaiono domande sulle telefonate effettuate da Stasi e sulla sua attività al computer. La criminologa si domanda inoltre come abbia fatto a non sporcarsi entrando nella villetta. Si chiede anche come abbia potuto vedere il volto di Chiara scendendo soltanto pochi gradini. Sono interrogativi destinati a diventare centrali nell’inchiesta.
Anche l’intimità tra Chiara Poggi e Alberto Stasi finisce nel dossier
Il documento entra persino nell’intimità della coppia. La criminologa definisce «stravaganti» alcuni regali di natura erotica e formula considerazioni sulla vita sessuale di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Un altro passaggio sottolinea che Stasi non ricordava se Chiara indossasse il pigiama. La relazione arriva infine a definire «molto strano» il rapporto tra i due.
Anche queste valutazioni nascerebbero senza un colloquio con Stasi e senza l’esame completo delle comunicazioni private della coppia. Il dossier sembra quindi mescolare valutazioni psicologiche, impressioni personali e interrogativi investigativi. Soprattutto, lo fa fuori da una consulenza formalmente disposta dalla magistratura.
Dopo il Dna sulla bici, un altro mistero dell’indagine del 2007
La scoperta acquista ulteriore peso perché arriva mentre gli investigatori riesaminano altri passaggi della prima inchiesta. Nei giorni scorsi sono emerse le controanalisi negative sul Dna trovato sui pedali della bicicletta di Stasi. Anche quei risultati rimasero fuori dal fascicolo per quasi vent’anni. Adesso dagli stessi archivi compare una valutazione psicologica mai depositata.
Le due vicende restano diverse e non vanno sovrapposte, ma entrambe sollevano domande sulla prima indagine per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel caso del dossier psicologico, gli interrogativi partono dalla sua stessa origine: chi lo commissionò, perché venne realizzato e quale utilizzo ne fecero gli investigatori?
Quelle tredici pagine non entrarono formalmente nel processo, ma contenevano già molti elementi del futuro ritratto pubblico di Alberto Stasi. Freddo, calcolatore, narcisista, controllato e apparentemente senza emozioni: molto prima della condanna definitiva, negli archivi dei Ris esisteva già il profilo del «biondino dagli occhi di ghiaccio».







