Naza, arriva il controdocumentario che sfida Abraham e Szor: “La vera storia” riaccende la polemica

NAZA

Naza non smette di far discutere. Mentre il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor continua a conquistare pubblico e attenzione internazionale, da Israele arriva la risposta destinata a riaccendere il caso: si chiama “Naza: The Real Story” ed è un vero e proprio controdocumentario.

Il nuovo film nasce infatti per contestare la ricostruzione proposta da Naza, il documentario premiato alla Mostra del Cinema di Venezia che ha raccontato, attraverso testimonianze anonime, la strategia dei raid israeliani a Gaza. Insomma, la partita si fa ancora più interessante: un film accusa, l’altro risponde.

Naza contro Naza: arriva la versione israeliana

Il nuovo documentario dura 49 minuti ed è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, insieme a Hagai Gutman e Ariel Averbuch, come riferisce il Jerusalem Post. Il titolo dice già tutto: “Naza: The Real Story”.

L’obiettivo dichiarato è infatti offrire una risposta alle testimonianze raccolte nel primo film e contestarne alcune delle conclusioni. Il progetto è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale, anche con sottotitoli in inglese. C’è un dettaglio che fa capire immediatamente quanto il nuovo film voglia confrontarsi con quello originale: anche lo stile visivo richiama volutamente Naza.

Il dettaglio che fa discutere: stessi tetti, ma testimonianze opposte

Gli autori hanno scelto di girare alcune interviste sui tetti di Tel Aviv, richiamando l’impostazione del documentario di Abraham e Szor. Ma se nel primo Naza a parlare erano soprattutto informatori anonimi, qui entrano in scena ufficiali e comandanti israeliani.

Sono loro a raccontare come, secondo la propria versione, venivano organizzati i raid, chi autorizzava le operazioni e quali regole dovevano essere rispettate. Un cambio di prospettiva radicale: stessa guerra, racconto completamente diverso.

Chi risponde alle 24 testimonianze di Naza?

Il cuore del nuovo film è rappresentato dalle testimonianze di persone che, secondo i realizzatori, hanno avuto ruoli nella catena di comando delle operazioni israeliane. Gli intervistati parlano delle decisioni prese durante la guerra e delle procedure utilizzate prima degli attacchi.

Il documentario sostiene inoltre di accompagnare le loro dichiarazioni con fotografie, video e documenti che gli autori presentano come materiale autorizzato alla pubblicazione. È la risposta diretta alle 24 testimonianze anonime che avevano rappresentato uno degli elementi più discussi del film originale.

Hamas nelle aree civili

Uno dei passaggi più controversi riguarda la presenza di Hamas nelle aree civili. Nel controdocumentario gli ufficiali intervistati sostengono che combattenti avrebbero operato in abiti civili e che armi e infrastrutture sotterranee sarebbero state individuate all’interno o nelle vicinanze di abitazioni e altre strutture civili.

Questa ricostruzione viene utilizzata dal film per spiegare le difficoltà incontrate dai militari durante le operazioni. Si tratta, però, della versione fornita dagli intervistati e proposta dal controdocumentario, non di fatti automaticamente verificati dal film.

Raid e civili, cosa raccontano gli ufficiali israeliani

Altro tema esplosivo è quello delle regole d’ingaggio. Secondo le testimonianze raccolte da Naza: The Real Story, gli attacchi dovevano essere autorizzati in base al livello gerarchico e le persone disarmate non dovevano essere colpite.

Nel racconto degli intervistati, inoltre, scuole e ospedali erano considerati siti sensibili e ai civili veniva chiesto di evacuare. Uno degli ufficiali sostiene anche che, quando c’erano dubbi, i militari non avrebbero dovuto sparare. Sono affermazioni che il controdocumentario mette in campo proprio per ribaltare alcune delle accuse contenute nel primo Naza.

La questione degli aiuti a Gaza riapre un altro fronte

Il film affronta anche il tema degli aiuti umanitari. Uno degli intervistati sostiene di non aver visto luoghi nei quali mancassero completamente cibo o generi alimentari e afferma che Hamas avrebbe preso il controllo di alcuni convogli umanitari.

Anche questa è una dichiarazione attribuita a uno degli intervistati e presentata dal documentario come parte della propria ricostruzione. Un tema particolarmente delicato, che aggiunge un altro elemento al confronto tra le due opere.

La guerra dei documentari è appena cominciata?

La cosa più curiosa è che il contro-Naza arriva proprio mentre Naza continua la sua corsa internazionale. Il film di Abraham e Szor, premiato a Venezia e successivamente riconosciuto anche al Festival di San Sebastian con il premio del pubblico per il miglior film europeo, continua infatti ad ampliare la propria distribuzione.

Dal 9 ottobre è prevista un’ulteriore espansione dell’uscita nelle sale statunitensi, mentre a metà ottobre il documentario dovrebbe arrivare in Gran Bretagna. A fine novembre è prevista anche la disponibilità gratuita sul sito del Guardian, coproduttore del film.

Naza su RaiPlay? Arriva la smentita

Nel frattempo, in Italia è circolata anche una voce su un possibile arrivo di Naza su RaiPlay e Rai Storia. La notizia, però, è stata smentita da I Wonder Pictures sui social. Per ora, quindi, il film continua il suo percorso nelle sale mentre il nuovo “Naza: The Real Story” entra ufficialmente nel dibattito. Sono due documentari, due versioni dei fatti e una guerra raccontata da due prospettive diametralmente opposte.