Garlasco, le “strane” foto nell’ufficio del pm scatenano De Rensis: «C’è un carabiniere, è gravissimo». Cosa mostrano davvero le immagini

L’avvocato De Rensis

Tre fotografie scattate alla vigilia di Natale del 2016, un carabiniere che sostiene di non ricordare di essere passato quel giorno in Procura e alcuni documenti che riguardano direttamente il delitto di Garlasco. È l’ultimo fronte aperto intorno alla vecchia indagine sull’omicidio di Chiara Poggi e questa volta ad accendere lo scontro è Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi.

Il legale è intervenuto nella puntata di Filorosso andata in onda lunedì 17 agosto su Rai3, dopo che la trasmissione ha riproposto alcuni passaggi dell’interrogatorio di Maurizio Pappalardo davanti alla Procura di Brescia. I magistrati bresciani stanno indagando sulla vicenda per corruzione collegata alla precedente archiviazione di Andrea Sempio e hanno interrogato il carabiniere anche su ciò che accadde nel dicembre 2016. È proprio dalle sue risposte e dalle fotografie recuperate dal telefono che nasce il nuovo caso.

Garlasco, le domande al carabiniere Pappalardo

Davanti ai magistrati, Pappalardo ha negato di aver avuto un ruolo investigativo nel caso Garlasco. Alla domanda se conoscesse Andrea Sempio ha risposto: «Non so chi sia». Ha quindi precisato di non aver mai svolto attività di indagine sul delitto e di avere appreso le notizie relative al caso attraverso la stampa, sia oggi sia nel 2016.

Poi gli inquirenti gli hanno chiesto di una data precisa: 24 dicembre 2016. Il carabiniere ha spiegato di non ricordare di essere passato quel giorno in Procura e ha precisato che si trovava in permesso usufruendo della legge 104. Un particolare che, da solo, potrebbe non significare nulla. A complicare il quadro ci sono però tre fotografie che, secondo quanto emerso, partirono proprio dal suo cellulare.

Non si tratta di immagini generiche. Riguardano documenti collegati al delitto di Chiara Poggi e alla nuova pista che proprio in quelle settimane stava portando per la prima volta Andrea Sempio dentro un fascicolo giudiziario.

Le tre fotografie scattate il 24 dicembre 2016

La prima fotografia ritrae il conferimento di incarico dello studio Giarda alla società SKP, che aveva svolto le investigazioni difensive dalle quali sarebbe poi nata la nuova segnalazione riguardante Andrea Sempio.

Le altre due immagini mostrano invece una pagina dei tabulati telefonici acquisiti nel 2007 durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il punto sul quale si concentra ora l’attenzione riguarda quindi il motivo per cui Pappalardo avesse fotografato quei documenti e chi eventualmente gli avesse chiesto di farlo.

Durante l’interrogatorio il carabiniere non ha fornito una ricostruzione certa. «Non ho memoria», ha risposto. Ha quindi avanzato una possibile spiegazione: «Penso mi fu chiesto dal Provinciale perché si seguiva molto il caso di Garlasco».

Pappalardo ha aggiunto di non ricordare se quel giorno fosse presente l’allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, magistrato che nel 2017 avrebbe chiesto e ottenuto l’archiviazione della prima indagine su Sempio.

Poi ha pronunciato una frase destinata inevitabilmente ad alimentare le domande: «Non era certamente prassi che io entrassi nel fascicolo di Venditti per fotografare un fascicolo».

De Rensis: «Quello che avete fatto sentire è grave»

È su questo passaggio che Antonio De Rensis interviene con particolare durezza durante Filorosso. Il difensore di Alberto Stasi sottolinea innanzitutto il momento nel quale vengono scattate quelle fotografie: la vigilia di Natale del 2016, quando la nuova segnalazione relativa a Sempio aveva appena rimesso in movimento il caso.

«Noi capiamo cosa vuol dire scattare delle foto alla vigilia di Natale in un fascicolo per omicidio dove dentro c’era la famosa consulenza Linarello?», domanda De Rensis. Il riferimento riguarda la consulenza prodotta dalla difesa Stasi che contribuì all’apertura del fascicolo su Andrea Sempio.

Il legale respinge soprattutto l’idea di attribuire eventuali anomalie investigative all’inesperienza o alle modalità di lavoro dell’epoca. Il calendario, sottolinea, segnava ormai 2017 e non gli anni immediatamente successivi al delitto. Poi arriva l’accusa più dura: «Qui c’è un maggiore dei carabinieri che entra in un ufficio del pm a fotografare dei documenti, è gravissimo».

Perché quelle foto interessano la Procura di Brescia

La vicenda assume un peso particolare perché non emerge nel vuoto. La Procura di Brescia sta ricostruendo ciò che accadde intorno alla prima indagine su Andrea Sempio, aperta alla fine del 2016 e archiviata nel 2017.

Pappalardo viene quindi sentito nell’ambito di un’inchiesta che riguarda proprio quella fase della storia giudiziaria di Garlasco. Per questo i magistrati cercano di comprendere anche chi ebbe accesso ai documenti, quali rapporti intercorressero tra i diversi protagonisti e che cosa accadde nei mesi che precedettero l’archiviazione.

Le fotografie acquistano interesse proprio dentro questa cronologia. Il 24 dicembre 2016 il fascicolo relativo a Sempio era appena nato e le immagini mostrano materiale direttamente collegato sia all’attività della difesa Stasi sia alle vecchie indagini del 2007.

Questo, naturalmente, non dimostra da solo alcuna condotta illecita. Al momento emerge soprattutto una circostanza sulla quale gli inquirenti hanno chiesto spiegazioni: Pappalardo dichiara di non ricordare quella presenza in Procura, mentre dal suo cellulare risultano fotografie di documenti contenuti nel fascicolo.

Le vecchie indagini di Garlasco ancora sotto esame

Il tema delle fotografie si inserisce in una discussione molto più ampia sulla gestione delle vecchie indagini. Nella stessa puntata di Filorosso, De Rensis è tornato sulle «rilevanti omissioni» delle quali aveva parlato l’ex pm Giulia Pezzino, che partecipò alla prima indagine su Sempio. Il legale di Stasi sostiene che proprio la rilettura dei vecchi atti possa riservare ancora sorprese.

Durante la trasmissione si è discusso anche della gestione dei reperti nella villetta di via Pascoli, dai rifiuti analizzati mesi dopo il delitto ai capelli trovati nel lavandino. Il medico legale Francesco Maria Avato, consulente della difesa Stasi, ha raccontato le difficoltà incontrate all’epoca nell’esaminare alcuni materiali e ha sostenuto che i consulenti non poterono osservare direttamente il contenuto della pattumiera.

Sono questioni differenti e non vanno confuse con le fotografie del 2016. Ma spiegano perché, a diciannove anni dall’omicidio, l’attenzione degli investigatori non riguardi più soltanto ciò che accadde nella villetta di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. Una parte dell’indagine riguarda ormai anche come vennero condotte le indagini successive.

Il nuovo interrogativo sulle foto nell’ufficio del pm

Sul tavolo resta quindi una sequenza molto precisa. Il 24 dicembre 2016 dal cellulare di Maurizio Pappalardo partono tre fotografie. Una riguarda l’incarico affidato dalla difesa Stasi alla società che aveva lavorato sulla pista Sempio; due mostrano una pagina dei tabulati telefonici acquisiti durante l’indagine del 2007.

Interrogato anni dopo dalla Procura di Brescia, il carabiniere dice di non ricordare quella visita e ipotizza che qualcuno del comando provinciale possa avergli chiesto di occuparsi della questione. Non ricorda neppure se Venditti fosse presente e riconosce che entrare nel fascicolo del magistrato per fotografarne i documenti non rappresentava una normale prassi. Per De Rensis basta questo per parlare di un fatto «gravissimo».

Spetterà invece alla Procura di Brescia stabilire perché quelle fotografie furono scattate, chi eventualmente chiese di farle e quale destinazione ebbero. Ed è questo, al di là delle polemiche televisive, il punto ancora senza risposta dell’ennesimo capitolo aperto diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi.