Secondo la ricostruzione contenuta negli atti della Procura di Pavia, uno dei passaggi più significativi delle nuove intercettazioni riguarda una frase pronunciata da Andrea Sempio l’8 febbraio 2017, poche ore dopo aver ricevuto l’invito a comparire davanti ai magistrati. Nel brogliaccio riascoltato e ritrascritto dagli investigatori compare questo passaggio: «…alle nove e mezza a casa…».
Per gli inquirenti quel riferimento temporale non sarebbe casuale. La Procura ritiene infatti che Sempio faccia riferimento proprio all’orario in cui Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007, un dato che coinciderebbe con quanto ricostruito nei precedenti processi e con le più recenti valutazioni medico-legali.
È però proprio su questo punto che si gioca una delle questioni più delicate dell’intero impianto accusatorio. La frase, infatti, contiene diversi passaggi indicati come incomprensibili nelle trascrizioni e manca il contesto completo della conversazione. Proprio per questo sarà il dibattimento, se ci sarà un processo, a stabilire quale significato attribuire realmente a quelle parole.
Le “9.30” diventano un nuovo elemento investigativo
La Procura considera quel riferimento orario un tassello significativo perché, secondo la propria interpretazione, dimostrerebbe una conoscenza dell’orario del delitto incompatibile con una semplice ricostruzione casuale.
La difesa potrebbe invece sostenere che quelle parole si riferiscano ad altro o che, estrapolate dal contesto, non consentano alcuna conclusione certa. È il motivo per cui l’intercettazione, da sola, difficilmente potrà assumere valore decisivo senza essere letta insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori.
Torna anche Alberto Stasi
Nelle consulenze depositate compare anche una nuova valutazione dattiloscopica relativa al dispenser del sapone presente nella villetta di via Pascoli. Secondo i consulenti della Procura sarebbe riconducibile ad Alberto Stasi anche un’impronta del mignolo della mano destra, che si aggiungerebbe alle tracce già individuate in passato.
Si tratta di un elemento che la difesa della famiglia Poggi considera coerente con quanto già accertato nelle sentenze definitive. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha infatti osservato che non si può immaginare una revisione del processo limitandosi a eliminare alcuni elementi della condanna senza confrontarsi con l’intero quadro probatorio costruito nei diversi gradi di giudizio.
Il mistero del fascicolo del 2013
Tra le carte emerge anche un riferimento a un procedimento iscritto contro ignoti nel 2013, che la Procura collega a una denuncia della difesa di Alberto Stasi. Una ricostruzione subito contestata dall’avvocata Giada Bocellari, secondo cui la difesa dell’ex fidanzato di Chiara Poggi non presentò alcuna denuncia né nel 2013 né negli anni successivi.
Secondo la legale, quel procedimento sarebbe nato da un equivoco collegato a un’altra querela presentata dalla famiglia Poggi nell’ambito della vicenda che coinvolse l’ex maresciallo Francesco Marchetto.
Un quadro ancora tutto da verificare
Le nuove carte confermano come l’indagine della Procura di Pavia si fondi su un mosaico composto da intercettazioni, consulenze scientifiche, rivalutazioni di vecchi reperti e ricostruzioni investigative.
Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, appare sufficiente a definire da solo la responsabilità di un indagato. Sarà l’eventuale giudizio dibattimentale a stabilire se il loro insieme possa sostenere l’impianto accusatorio oppure se le diverse interpretazioni prospettate dalle difese finiranno per ridimensionarne il peso.







