Welcome to Favelas, la centrale occulta che arma la nuova propaganda sovranista

Welcome to Favelas non è più solo una pagina Instagram, ma un media politico a tutti gli effetti. Un’inchiesta di Repubblica ha messo in fila alcuni elementi che indicano la mutazione da bacheca del degrado urbano a laboratorio politico. Ovviamente di destra.

In meno di tre giorni Welcome to favelas ha pubblicato sedici post tutti orientati a trasformare Ceuta nel nuovo simbolo dell’“invasione” dell’Europa: migranti descritti come “nuovi europei”, Pedro Sánchez dipinto come un “criminale”, Giorgia Meloni elevata a leader che “alza la testa”. Una crisi che non esiste, ma che la pagina rilancia con la precisione di un bollettino.

Il bando americano da tre milioni di dollari

La svolta arriva diciotto mesi fa. Tre giorni dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Welcome pubblica un post in cui sostiene di avere incontrato un emissario di Elon Musk. Da quel momento la linea editoriale cambia: difesa del patron di X, celebrazione di Peter Thiel, promozione della sua Palantir (azienda statunitense specializzata nell’analisi dei big data) mentre in Italia si discute di riconoscimento facciale, inserzioni per Polymarket, la piattaforma di scommesse vicina a Donald Trump Jr.

Il 27 luglio la pagina annuncia di avere presentato domanda per partecipare al programma del Dipartimento di Stato americano “Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience and Rule of Law in Europe”, un bando da tre milioni di dollari. La reazione del cancelliere tedesco Friedrich Merz è immediata: rischio di interferenze americane nella politica europea.

La pagina nata dal fondatore ai domiciliari

È qui che la storia si inceppa. Più si prova a capire chi controlli Welcome, più la struttura si dissolve. Il fondatore è Massimiliano Zossolo, che immagina la pagina durante gli arresti domiciliari. Il marchio nasce nel 2014 con tre intestatari: Zossolo, Gianmarco Ciotti e Lorenzo Napolitano. Figure marginali, quasi anonime. Ma nel 2016 il marchio passa interamente a Marin Cankja, residente a Fucecchio.

Da quel momento non esiste più una società editoriale riconducibile al progetto. Nessun bilancio. Nessun rendiconto. La partita Iva sul sito rimanda allo studio che avrebbe solo realizzato la piattaforma. Zossolo sostiene di incassare personalmente le sponsorizzazioni, ma parla di volumi “rasenti lo zero”, di attività commerciali “quasi nulle”, di un progetto portato avanti come volontariato. Una versione che non regge di fronte alla mole di contenuti, alle campagne coordinate, alle relazioni internazionali.

Al centro di una galassia di pagine fascio-trash

Il passato della pagina aggiunge un ulteriore livello di opacità. Attorno ai primi gruppi Facebook collegati a Welcome si sviluppa un universo di pornografia amatoriale. Per anni il nome della pagina compare nelle polemiche sulla condivisione di immagini intime senza consenso e nella vicenda della “Bibbia”, il maxi‑archivio pornografico finito nelle indagini della Polizia postale. Zossolo ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento, sostenendo di non essere mai stato indagato e di avere collaborato con gli investigatori. Ma quella è un’altra storia, che oggi si sovrappone solo come rumore di fondo.

La storia attuale è un’altra: Welcome è un ecosistema. Lo racconta lo stesso Zossolo. Attorno al marchio ruota una rete di pagine che si rilanciano contenuti e pubblico: Cronaca Italiana, Trash News, Milano Bella da Dio, Emergenza Baby Gang. Un flusso continuo che presidia temi diversi ma alimenta la stessa camera dell’eco.

Telegram e Facebook funzionano da amplificatori. Ovunque compaiono banner di scommesse, criptovalute, trading, servizi digitali. E nelle ultime settimane anche Polymarket. Parallelamente cresce la produzione politica: Ceuta, immigrazione, sicurezza, Musk, Palantir, Peter Thiel, la campagna referendaria per il sì. Una macchina editoriale che produce contenuti originali ogni giorno, costruisce campagne coordinate, intreccia relazioni internazionali e raggiunge milioni di utenti.