Pietracatella, le indagini sul giallo della ricina: Gli inquirenti non hanno dubbi e seguono la pista del duplice omicidio

Pietracatella, il giallo della ricina

Omicidio o incidente? Il giallo di Pietracatella si complica ancora. Mentre gli investigatori moltiplicano le convocazioni e tornano ad ascoltare persone già sentite nei mesi scorsi, arriva una dichiarazione destinata a riaprire uno degli interrogativi fondamentali sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella: l’avvelenamento da ricina potrebbe essere stato accidentale.

A dirlo è Carlo Locatelli, il tossicologo del Maugeri di Pavia che individuò la presenza della potentissima tossina e contribuì così a imprimere una svolta all’inchiesta. «Non possiamo escluderla», ha risposto Locatelli parlando dell’ipotesi dell’incidente. Poche parole, ma sufficienti a riaccendere lo scontro tra le diverse ricostruzioni di quanto accadde nelle ore precedenti la morte delle due donne. La difesa di Gianni Di Vita, attraverso l’avvocato Vittorino Facciolla, accoglie quelle dichiarazioni come una conferma della linea sostenuta fin dall’inizio: «Lo abbiamo sempre detto».

La raffica di convocazioni e il ritorno dell’infermiere

Intanto l’attività investigativa continua a ritmo serrato. Nell’ultima settimana diverse persone sono state convocate negli uffici della Squadra Mobile, alcune più di una volta. Per due volte sarebbe stata ascoltata Laura, cugina di Gianni Di Vita. Successivamente sarebbe toccato a un’altra cugina, Loredana, quindi a Monia, insegnante e amica dell’ex sindaco.

Ma la convocazione che potrebbe assumere maggiore rilievo riguarda Gianpiero, infermiere e amico della famiglia Di Vita, tornato davanti agli investigatori dopo mesi dall’ultima audizione. L’uomo è una figura importante nella ricostruzione di quelle ore perché nel dicembre scorso fece una flebo a Sara nell’abitazione della famiglia, mentre la giovane accusava i malori che precedettero la sua morte e quella della madre Antonella.

L’infermiere sarebbe rimasto negli uffici della Mobile per circa due ore. Secondo quanto trapelato, gli investigatori gli avrebbero rivolto domande anche sulle condizioni di salute di Gianni Di Vita durante quelle drammatiche ore. Un particolare che conferma quanto gli inquirenti stiano cercando di ricostruire nel dettaglio movimenti, sintomi e condizioni di tutte le persone presenti o coinvolte nella vicenda.

Locatelli riapre la pista dell’incidente

È però l’intervento di Carlo Locatelli a introdurre l’elemento nuovo. Il tossicologo è una delle figure centrali dell’inchiesta proprio perché fu lui a individuare la ricina, sostanza estremamente tossica che ha trasformato quella che inizialmente poteva apparire come una tragedia familiare in un caso giudiziario.

Ora Locatelli mette sul tavolo una possibilità che cambia nuovamente la prospettiva: la presenza della tossina non dimostrerebbe automaticamente che qualcuno abbia deliberatamente avvelenato Sara e Antonella. L’ipotesi accidentale, sostiene l’esperto, non può ancora essere esclusa.

Una posizione che la difesa di Gianni Di Vita considera particolarmente significativa. L’avvocato Facciolla insiste infatti da tempo sulla necessità di non trasformare la presenza della ricina nella prova automatica di un omicidio. Ma l’indagine, almeno per il momento, continua a muoversi anche nella direzione opposta.

Gli investigatori continuano a lavorare sul duplice omicidio

Secondo indiscrezioni, alcuni investigatori avrebbero accolto con sorpresa le parole del tossicologo. La ragione sarebbe negli elementi raccolti durante i mesi di indagine: nel fascicolo ci sarebbero circostanze considerate abbastanza significative da continuare a sostenere l’ipotesi di duplice omicidio premeditato.

Si tratta, è bene sottolinearlo, di una ricostruzione investigativa ancora da dimostrare e sulla quale non esiste al momento una verità giudiziaria. Anche dagli accertamenti affidati agli esperti tedeschi sarebbero arrivate informalmente indicazioni considerate compatibili con questa pista, mentre si attendono ancora le relazioni ufficiali che dovranno mettere nero su bianco risultati, metodo e conclusioni delle analisi. Ed è proprio da quelle carte che potrebbe arrivare uno dei passaggi decisivi dell’inchiesta.

Il mistero della ricina negli alimenti e sui reperti

Resta infatti aperta la domanda fondamentale: come è entrata la ricina nell’organismo delle due donne? Gli investigatori hanno lavorato sui reperti sequestrati e sugli alimenti alla ricerca di tracce che possano ricostruire il percorso della sostanza tossica.

Secondo quanto trapelato, proprio su alcuni reperti e campioni alimentari sarebbero emerse anomalie che richiedono ulteriori approfondimenti. È un terreno delicatissimo, perché stabilire dove fosse presente la ricina e soprattutto in quale concentrazione potrebbe aiutare a distinguere tra contaminazione accidentale e somministrazione intenzionale. È qui che le due ricostruzioni finiscono per scontrarsi.

Da una parte l’esperto che individuò l’avvelenamento invita a non cancellare lo scenario dell’incidente. Dall’altra gli investigatori continuano a lavorare su elementi che, secondo le indiscrezioni, manterrebbero aperta e concreta la pista del duplice omicidio.

Dopo mesi di indagini, dunque, Pietracatella resta un giallo. E le nuove convocazioni, insieme alle analisi ancora attese, fanno pensare che la risposta alla domanda decisiva sia ancora tutta da scrivere: Sara Di Vita e Antonella morirono per una tragica contaminazione oppure qualcuno utilizzò deliberatamente la ricina per ucciderle?