La Marina Militare italiana potrebbe essere inviata nello stretto di Bab el-Mandeb per proteggere direttamente le navi mercantili nazionali dalla minaccia degli Houthi. L’ipotesi è sul tavolo del governo e il ministro della Difesa Guido Crosetto ha già ordinato ai vertici militari di prepararsi, mentre resta da stabilire se l’Italia potrà richiamare sotto comando nazionale le forze già schierate nell’area oppure se sarà necessario chiedere al Parlamento l’autorizzazione per una nuova missione.
«Abbiamo deciso, con il capo di Stato Maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o no», ha spiegato Crosetto, lasciando però aperta la questione delle dimensioni dell’eventuale dispositivo militare. Il numero delle unità da impiegare e le modalità operative verranno valutati dal governo insieme al Parlamento. L’obiettivo indicato dal ministro è chiarissimo: garantire il passaggio dei mercantili italiani attraverso uno dei punti più pericolosi e strategici delle rotte commerciali mondiali.
La Marina italiana verso Bab el-Mandeb
La partita non riguarda soltanto la libertà di navigazione. Attraverso Bab el-Mandeb passa il collegamento tra Mar Rosso e Golfo di Aden e, di conseguenza, una delle principali arterie che consentono alle navi provenienti dall’Asia di raggiungere il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Per l’Italia significa difendere traffici commerciali, approvvigionamenti e interessi economici nazionali in una zona nella quale la situazione militare sta rapidamente peggiorando.
«Si tratta di navi che, se mandiamo, mandiamo a protezione dei mercantili», ha precisato Crosetto. Il ministro ha legato l’eventuale intervento anche alla sicurezza nazionale: controllare e proteggere il mare, tanto in superficie quanto nei fondali, significa difendere «la propria sicurezza, la propria prosperità e il proprio futuro».
Ma un eventuale dispiegamento italiano avverrebbe in uno scenario tutt’altro che tranquillo. Gli Houthi non sono più soltanto una milizia capace di lanciare sporadicamente razzi contro le navi. Negli ultimi anni hanno costruito un arsenale composto da droni d’attacco, missili balistici, razzi e sistemi anticarro, mentre il sostegno dell’Iran continua a rappresentare un elemento decisivo della loro capacità militare.
Gli Houthi si preparano alla guerra sullo stretto
Il segnale più inquietante arriva direttamente dal terreno. Immagini satellitari scattate tra l’8 e il 16 settembre mostrano circa 20 chilometri di trincee scavate sulle alture che dominano Bab el-Mandeb. Una gigantesca opera difensiva che permetterebbe ai ribelli di proteggersi da un eventuale contrattacco delle forze sostenute dall’Arabia Saudita e, contemporaneamente, di controllare dall’alto il traffico navale nello stretto.
Gli Houthi hanno ormai consolidato la loro presenza sulla costa yemenita del Mar Rosso e sulle isole che dominano Bab el-Mandeb. Parallelamente stanno cercando di compiere un nuovo salto tecnologico. Gli esperti che hanno esaminato gli armamenti recuperati nello Yemen hanno individuato componenti di navigazione ed eliche che potrebbero servire alla realizzazione di sistemi subacquei circuitanti, una sorta di nuova generazione di ordigni capaci di muoversi sotto la superficie del mare e di aumentare sensibilmente la capacità di attacco contro le navi.
Teheran continua a essere considerata fondamentale per i rifornimenti militari, ma gli Houthi starebbero sviluppando anche capacità autonome di ricerca e produzione. Una trasformazione che renderebbe molto più complicato neutralizzare il loro arsenale semplicemente interrompendo le forniture provenienti dall’estero.
Il rischio di una missione italiana ad alta tensione
È questo lo scenario nel quale potrebbero trovarsi a operare le unità della Marina italiana. Una missione di protezione dei mercantili significherebbe entrare in un’area nella quale missili e droni rappresentano ormai una minaccia concreta e dove il conflitto yemenita si intreccia direttamente con lo scontro regionale tra Iran e Arabia Saudita.
Il fronte saudita è tornato infatti ad accendersi. Riad ha colpito le province yemenite di Hajjah e Taiz, mentre a Taif i frammenti di un drone intercettato hanno provocato la morte di un cittadino yemenita residente nel Regno, prima vittima annunciata dai sauditi dall’inizio della nuova escalation.
A rendere ancora più delicata l’eventuale partecipazione italiana c’è il rapporto tra Houthi e Iran. Le installazioni italiane presenti in Medio Oriente sono già finite più volte nel mirino iraniano, e un intervento più diretto della Marina a protezione del traffico commerciale aumenterebbe inevitabilmente l’esposizione italiana dentro una crisi che ormai supera ampiamente i confini dello Yemen.
Proprio per questo l’eventuale passaggio parlamentare assumerebbe un peso politico e militare particolarmente importante: non si tratterebbe semplicemente di pattugliare una rotta commerciale, ma di decidere come e con quali regole d’ingaggio proteggere le navi italiane in uno dei punti nei quali la guerra regionale rischia più facilmente di incontrare il traffico civile.
Bab el-Mandeb diventa il nuovo fronte del Mar Rosso
Intanto la crisi continua a produrre conseguenze anche sulla popolazione. Nelle ultime settimane più di 100 mila yemeniti hanno abbandonato le proprie abitazioni e oltre duemila persone hanno attraversato il mare su piccole imbarcazioni cercando rifugio a Gibuti. Sullo sfondo resta anche la Cina, fortemente interessata a impedire che l’escalation travolga ulteriormente le rotte energetiche dalle quali dipende una parte importante della sua economia.
Per Roma, però, il problema è ormai immediato. Aspettare significa rischiare che il passaggio delle navi italiane dipenda sempre di più dalle condizioni imposte da una guerra sulla quale l’Europa esercita un controllo limitato. Agire significa invece mandare uomini e mezzi militari in un tratto di mare dominato da una milizia che dispone di un arsenale sempre più sofisticato. Crosetto ha messo la Marina in preallarme. Adesso governo e Parlamento dovranno decidere fino a dove l’Italia è disposta a spingersi per tenere aperta la porta del Mar Rosso.






