Non soltanto nuove indagini, consulenze, impronte e interrogatori. Attorno al delitto di Garlasco continua ad allargarsi anche il fronte giudiziario delle querele e delle accuse di diffamazione. Questa volta a finire a processo è Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, accusato di diffamazione aggravata nei confronti dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia di Chiara Poggi.
La prima udienza è stata fissata per il 20 novembre. Al centro del procedimento ci sono alcuni servizi realizzati tra aprile e maggio 2025, nei quali De Giuseppe si era occupato delle vecchie indagini su Andrea Sempio e di alcuni aspetti della gestione del caso.
Tizzoni contesta in particolare una rappresentazione che, a suo giudizio, avrebbe potuto far nascere nel pubblico il sospetto che proprio lui avesse avuto un ruolo nella disponibilità, da parte di Sempio, di alcuni atti dell’indagine.
Le accuse di Tizzoni: «Toni allusivi e insinuanti»
Nelle tre querele presentate contro De Giuseppe, l’avvocato della famiglia Poggi contesta espressioni che considera «allusive e denigratorie» e una ricostruzione che avrebbe finito per rappresentarlo come «l’uomo che ha sempre puntato il dito contro Stasi».
Ma il punto più delicato riguarda gli atti dell’inchiesta e il sospetto che il legale possa averli messi a disposizione di Andrea Sempio.
Tizzoni respinge nettamente questa ricostruzione e sostiene di non avere mai avuto un accesso riservato al fascicolo. Contesta inoltre quelli che definisce toni «faziosi e strumentali» e una lettura «complottistica» della vicenda che, secondo la sua posizione, avrebbe potuto far pensare addirittura a una sua responsabilità per favoreggiamento.
Accuse che il legale considera particolarmente gravi anche per le conseguenze prodotte fuori dal piccolo schermo, sostenendo che la rappresentazione della vicenda abbia alimentato una violenta ondata di commenti e attacchi sui social.
Il nodo degli atti e Andrea Sempio
Il tema è particolarmente sensibile perché si inserisce nel cuore di uno degli aspetti più controversi delle vecchie indagini su Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo Tizzoni, la ricostruzione contestata sarebbe stata smentita anche da dichiarazioni provenienti dalla stessa famiglia Sempio e dall’ex difensore Massimo Lovati. Proprio il modo in cui quelle informazioni furono presentate e collegate tra loro sarà uno dei punti sui quali dovrà concentrarsi il processo.
Il rinvio a giudizio, naturalmente, non equivale a una condanna. Sarà il dibattimento a stabilire se i servizi abbiano esercitato legittimamente il diritto di cronaca e di critica oppure se siano stati superati i limiti fino a configurare la diffamazione aggravata contestata.
De Giuseppe respinge le accuse: «Nessuna mistificazione»
La versione di Alessandro De Giuseppe è radicalmente diversa. L’inviato ha rinunciato all’interrogatorio e ha affidato la propria posizione a una memoria difensiva.
De Giuseppe sostiene che quanto raccontato nei servizi rispecchiasse «oggettivamente, senza forzature né mistificazioni» gli elementi raccolti durante la propria attività d’inchiesta. Contesta quindi l’idea di aver costruito artificialmente una responsabilità di Tizzoni.
Secondo la sua difesa, inoltre, le dichiarazioni utilizzate nei servizi non sarebbero state proposte al pubblico come certezze, ma attraverso formule dubitative. Sarà quindi necessario ricostruire esattamente parole, immagini e contesto per stabilire quale messaggio sia stato effettivamente trasmesso agli spettatori.
Per De Giuseppe un altro processo legato a Garlasco
Non è la prima controversia giudiziaria legata a Garlasco che coinvolge De Giuseppe. Nel 2025 l’inviato è stato condannato in primo grado per diffamazione nei confronti di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi.
Adesso si apre un procedimento diverso, con un’altra persona offesa e contestazioni autonome. Il prossimo appuntamento è fissato per il 20 novembre, quando lo scontro tra De Giuseppe e Tizzoni si trasferirà definitivamente davanti al giudice.
Intanto attorno all’omicidio di Chiara Poggi continua a crescere una sorta di seconda galassia giudiziaria, parallela alle indagini sul delitto: quella delle parole pronunciate, delle ricostruzioni pubbliche, delle accuse e delle querele. A quasi vent’anni dal 13 agosto 2007, a Garlasco ormai non finiscono sotto la lente soltanto le prove. Anche il modo in cui quelle prove vengono raccontate può diventare materia da tribunale.







