Se qualcuno si stava chiedendo che fine avesse fatto Mario Sechi e perché non lo si vedeva più nei talk show a difendere, anche a costo del ridicolo, il governo Meloni, può stare tranquillo: ancora una volta il giornalista sardo, ex direttore dell’Agi, è caduto in piedi: dal 22 settembre sarà il direttore responsabile dell’Agenzia Dire. Assumerà l’incarico, subentrando a Nico Perrone, mentre si trascina ancora l’eco del suo licenziamento da Libero, avvenuto lo scorso maggio. Una chiusura brusca, arrivata dopo mesi di tensioni con l’editore Antonio Angelucci, proprietario anche del Giornale e del Tempo, che Sechi aveva diretto dal 2010 al 2013.
Addetto stampa di Meloni per tre mesi
Sechi aveva assunto la direzione di Libero nel 2023, dopo aver guidato per tre mesi l’Ufficio stampa e relazioni con i media del governo di Giorgia Meloni. Furono i suoi tre mesi di addetto stampa di Palazzo Chigi a segnare uno dei punti più bassi mai registrati nel rapporto tra media e potere.
La prima uscita pubblica di Giorgia Meloni a Cutro, nel consiglio dei ministri convocato dopo la tragedia dei migranti, si trasformò in un caos comunicativo. La conferenza stampa degenerò, con la premier che appariva in difficoltà e non riusciva a spiegare perché non aveva visitato il palasport dove erano state raccolte le bare. In quel momento emerse la fragilità della macchina comunicativa di Palazzo Chigi: Mario Sechi, capisce che il suo ruolo, pensato come strategico, sarà complicato e privo di margini, nonostante il rapporto solido con il sottosegretario Alfredo Mantovano.
La storia della Dire
La Dire, che ora si prepara ad accoglierlo, ha una storia che attraversa le trasformazioni della politica italiana. Nata nel 1988 come agenzia dei gruppi parlamentari del Partito Comunista Italiano, doveva affiancare il giornale di partito l’Unità. Con il tempo ha cambiato proprietà, si è resa autonoma e ha perso ogni connotazione politica, diventando una realtà giornalistica indipendente. Negli ultimi anni ha affrontato difficoltà economiche che hanno portato a riduzioni di stipendi e licenziamenti, segnando una fase complessa che la nuova direzione dovrà affrontare con decisione.







