Garlasco, nuovo giallo sulla morte di Giovanni Ferri: «Potrebbe essere stato ucciso». I dubbi del medico legale

Garlasco – Ipa

Un uomo di 88 anni trovato morto in una stretta intercapedine, con la gola e il polso sinistro tagliati. Un coltello da cucina stretto nella mano sinistra che, secondo la moglie, non apparteneva alla loro abitazione. Un fascicolo archiviato come suicidio e poi risultato non più reperibile, tanto da dover essere ricostruito recuperando gli atti conservati da carabinieri e medico legale.

A sedici anni dalla morte di Giovanni Ferri, avvenuta a Garlasco il 23 novembre 2010, attorno a quel caso tornano ad accumularsi interrogativi. E adesso arriva un elemento nuovo. Il medico legale incaricato dalla famiglia, sulla base del materiale che ha potuto esaminare finora, ritiene che la scena possa essere compatibile con una ricostruzione completamente diversa: Ferri potrebbe essere stato aggredito e ucciso. Una conclusione ancora tutta da verificare e che, soprattutto, non equivale alla riapertura formale del caso. Ma sufficiente a riportare l’attenzione su una morte che la moglie dell’uomo non ha mai considerato un suicidio.

Giovanni Ferri trovato morto con la gola e il polso tagliati

Quella mattina del 23 novembre 2010 Ferri, meccanico in pensione, uscì di casa come faceva abitualmente. Avrebbe dovuto raggiungere un bar, ma non arrivò mai. Il suo corpo venne trovato in una stretta intercapedine.

Aveva una profonda ferita alla gola e un’altra al polso sinistro. Nella mano sinistra venne rinvenuto un coltello da cucina. Gli accertamenti dell’epoca portarono a considerare la morte un suicidio e il procedimento venne archiviato. Una conclusione che Gabriella, la moglie di Ferri, non ha mai accettato.

Tra gli elementi che la donna considera anomali c’è proprio quel coltello: sostiene di non averlo mai visto nella propria abitazione. Ma ci sono anche altri particolari che negli anni hanno alimentato i suoi dubbi. Gabriella afferma di non aver potuto vedere il corpo del marito e lamenta che alcuni effetti personali dell’uomo non le sarebbero mai stati restituiti. Da qui una battaglia durata anni per chiedere che qualcuno tornasse a occuparsi di quella morte.

Il fascicolo ricostruito dopo sedici anni

La vicenda ha avuto una svolta quando il legale della famiglia Ferri si è rivolto alla Procura di Pavia chiedendo di riesaminare il caso. L’avvocato ha riferito di aver incontrato il procuratore capo Fabio Napoleone e ha parlato di elementi «veramente eclatanti» emersi dall’esame della documentazione disponibile.

C’è però un altro particolare singolare: il fascicolo originario sulla morte di Ferri sarebbe risultato irreperibile. Gli atti sono stati quindi ricostruiti recuperando la documentazione rimasta presso i carabinieri che effettuarono il sopralluogo e presso il medico legale che eseguì l’autopsia.

Ed è proprio il materiale medico-legale a diventare adesso centrale. Il consulente incaricato dai familiari ha spiegato di non avere ancora ricevuto l’intera documentazione fotografica relativa all’autopsia. Ha però potuto esaminare le immagini realizzate dai carabinieri sulla scena del ritrovamento. E quelle fotografie, secondo la sua valutazione, solleverebbero dubbi sulla tesi del suicidio.

Il medico legale: Ferri potrebbe essere stato aggredito alle spalle

La ricostruzione alternativa presa in considerazione dalla famiglia è radicale: Giovanni Ferri potrebbe essere stato colto alle spalle e ucciso. Il consulente ritiene che gli elementi visibili nelle fotografie del sopralluogo meritino ulteriori approfondimenti e non consentano, secondo la sua valutazione, di considerare definitivamente chiusa la vicenda come un gesto volontario.

Per arrivare a conclusioni più solide servirà però il resto del materiale, a partire dalle fotografie complete dell’autopsia. Ed è questo il punto decisivo. Al momento esiste la valutazione tecnica di un consulente di parte, non una nuova conclusione giudiziaria sulla causa della morte. L’ipotesi dell’omicidio dovrà quindi essere verificata dagli inquirenti qualora la Procura decida di procedere con nuovi accertamenti. Resta comunque una domanda pesante: se Ferri non si fosse suicidato, chi avrebbe avuto interesse a uccidere un pensionato di 88 anni?

Il possibile legame con il delitto di Chiara Poggi

È qui che inevitabilmente ricompare il nome di Chiara Poggi. Giovanni Ferri morì a Garlasco poco più di tre anni dopo l’omicidio della ragazza, avvenuto il 13 agosto 2007. Sua moglie ha dichiarato pubblicamente di non escludere che il marito potesse essere a conoscenza di qualcosa relativo al delitto.

Al momento, però, non emerge alcuna prova che colleghi la morte di Ferri all’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta di un’ipotesi avanzata dalla famiglia che richiederebbe riscontri investigativi. La coincidenza geografica e il nuovo interesse per la morte del pensionato bastano tuttavia a rendere il caso particolarmente delicato, soprattutto mentre la Procura di Pavia sta riesaminando numerosi elementi dell’inchiesta Garlasco.

Sedici anni dopo, dunque, la domanda dalla quale tutto riparte è molto più semplice e precede qualsiasi possibile collegamento con Chiara: Giovanni Ferri si è davvero tolto la vita? La sua famiglia sostiene di no. E adesso chiede che siano gli inquirenti a stabilirlo.