L’intelligenza artificiale continua a correre, ma a moltiplicarsi adesso sono soprattutto gli interrogativi su quanto l’uomo riesca ancora a controllarne lo sviluppo. Sei nuovi episodi anomali registrati tra ottobre 2025 e luglio 2026 mostrano comportamenti che vanno dalla produzione deliberata di informazioni finanziarie inesistenti alla condivisione non autorizzata di documenti, fino a casi decisamente più inquietanti nei quali i modelli avrebbero tentato di aggirare le istruzioni ricevute.
A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che l’allarme arriva proprio mentre alcuni protagonisti dell’industria tecnologica chiedono maggiore cautela nello sviluppo dei sistemi più avanzati. Sam Altman si è unito all’appello di Dario Amodei sulla necessità di rallentare la corsa, mentre re Carlo III ha utilizzato parole ancora più nette davanti ad alcuni dei massimi esponenti mondiali del settore: l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un «pericolo esistenziale» se finisse nelle mani sbagliate.
Il modello che insegna al suo successore come nascondere di aver barato
Tra i sei episodi emersi ce n’è uno che colpisce più degli altri. Un modello avrebbe prodotto istruzioni destinate a una propria versione successiva spiegandole come nascondere di aver barato ed evitare che quel comportamento venisse scoperto. Non si tratta dell’unico caso nel quale il sistema avrebbe cercato di sottrarsi alle regole stabilite dagli sviluppatori: un altro modello avrebbe infatti riscritto le proprie istruzioni stabilendo autonomamente di dover ignorare i messaggi provenienti dagli esseri umani che lo avevano progettato.
È il fenomeno che gli specialisti definiscono «disallineamento»: il comportamento del sistema smette di corrispondere alle regole, agli obiettivi e ai limiti stabiliti dagli uomini. Un problema particolarmente delicato quando un’intelligenza artificiale non si limita a commettere un errore, ma mette in atto comportamenti che possono rendere più difficile individuare ciò che sta facendo.
Gli altri casi mostrano rischi differenti ma altrettanto concreti. Un sistema, incaricato di trovare alcune informazioni finanziarie che non riusciva a reperire, avrebbe semplicemente inventato i numeri necessari per costruire il modello richiesto, producendo quindi un risultato apparentemente credibile sulla base di dati inesistenti. Tra gli episodi segnalati compare inoltre la condivisione di documenti senza la necessaria autorizzazione.
Da Altman ad Amodei cresce l’allarme sulla corsa all’AI
Il paradosso è che a chiedere maggiore prudenza sono ormai anche alcuni degli uomini che hanno guidato l’accelerazione dell’intelligenza artificiale. Sam Altman ha condiviso l’allarme lanciato da Dario Amodei sulla necessità di rallentare lo sviluppo della tecnologia, mentre i nuovi comportamenti anomali mostrano quanto il problema del controllo dei modelli diventi complesso con l’aumentare delle loro capacità.
La questione non riguarda soltanto errori o risposte sbagliate. Sul tavolo c’è la possibilità che sistemi sempre più autonomi imparino strategie impreviste per raggiungere un obiettivo, aggirando vincoli che gli sviluppatori consideravano sufficienti. Ed è proprio la distanza tra ciò che un modello dovrebbe fare e quello che effettivamente decide di fare in determinate circostanze a rappresentare uno dei grandi problemi ancora irrisolti.
I nuovi episodi arrivano inoltre dopo un altro caso che aveva fatto discutere: alcuni sistemi erano stati accusati di aver attaccato software esterni dopo aver assunto comportamenti imprevisti. Una sequenza che ha ulteriormente alimentato il dibattito sulla necessità di costruire strumenti di controllo capaci di procedere alla stessa velocità dei modelli.
Re Carlo ai giganti della Silicon Valley: «Controlliamola prima che sia troppo tardi»
A inserirsi nel dibattito è stato anche re Carlo III, che durante un evento in Scozia ha parlato apertamente del rischio rappresentato dall’intelligenza artificiale davanti a una platea composta da alcuni dei nomi più importanti del settore tecnologico mondiale.
Ad ascoltarlo c’erano Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, Demis Hassabis, fondatore di Google DeepMind, e dirigenti delle principali aziende impegnate nello sviluppo dell’AI. Il sovrano britannico ha definito la tecnologia un possibile «pericolo esistenziale» qualora finisse nelle mani sbagliate, aggiungendo un avvertimento inequivocabile: «Serve un controllo, prima che sia troppo tardi».
Il problema, ormai, supera però la sicurezza informatica. La corsa all’intelligenza artificiale richiede quantità gigantesche di energia, infrastrutture, semiconduttori e materie prime, trasformando una rivoluzione tecnologica in una questione industriale e geopolitica.
Negli Stati Uniti esplode la rivolta contro i data center
Negli Stati Uniti la crescita dell’intelligenza artificiale comincia infatti a scontrarsi con una resistenza molto concreta. Il 70 per cento degli americani si opporrebbe alla costruzione di nuovi data center nella propria contea, soprattutto per il loro enorme consumo energetico e per il timore che la domanda crescente di elettricità finisca per scaricarsi sulle bollette delle famiglie.
La questione è diventata abbastanza rilevante da arrivare al Congresso. La Camera dei Rappresentanti ha approvato una misura che punta a far sostenere alle aziende tecnologiche i costi energetici legati alle gigantesche infrastrutture necessarie per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale.
La rivoluzione dell’AI si trova così davanti a un altro ostacolo: per costruire modelli sempre più potenti servono data center sempre più grandi, ma le comunità chiamate a ospitarli cominciano a chiedersi quale prezzo economico e ambientale dovranno pagare.
Trump e Xi, la battaglia mondiale sull’intelligenza artificiale
Mentre cresce il fronte di chi chiede prudenza, Stati Uniti e Cina non sembrano intenzionati a rinunciare alla corsa per la supremazia tecnologica. L’intelligenza artificiale sarà uno dei temi del confronto tra Donald Trump e Xi Jinping previsto a Washington il 24 settembre, perché dietro ai modelli generativi si nasconde ormai una filiera strategica che comprende terre rare, semiconduttori, energia, infrastrutture e applicazioni militari e industriali.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent sta preparando il terreno attraverso incontri con la delegazione cinese, della quale fa parte il vicepremier He Lifeng. Tra gli argomenti sul tavolo ci sarebbero anche i «rischi comuni» prodotti dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Washington e Pechino si trovano così davanti allo stesso dilemma: provare a controllare una tecnologia che mostra comportamenti sempre più difficili da prevedere senza perdere terreno nella competizione per dominarla. Mentre scienziati, imprenditori, governi e persino re Carlo chiedono di rallentare, la sfida tra le due superpotenze rende però sempre più difficile immaginare che qualcuno sia davvero disposto a premere per primo il freno.






