Schlein e Conte, il gelo nel campo largo: incontri evitati, agende separate e primarie all’orizzonte. La sfida per la leadership divide gli alleati

Conte e Schlein

Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano a parlare di alleanza, ma nelle occasioni pubbliche sembrano fare di tutto per non incontrarsi. La segretaria del Partito Democratico e il presidente del Movimento 5 Stelle condividono molti appuntamenti politici, partecipano alle stesse manifestazioni e frequentano gli stessi ambienti, ma le loro apparizioni avvengono sempre più spesso in momenti differenti. Una distanza che alimenta interrogativi sui rapporti interni al campo largo, proprio mentre si avvicina il confronto sulla leadership della coalizione.

A rendere evidente il clima sono stati diversi episodi delle ultime settimane, dalle giustificazioni legate a raffreddori e influenze fino alle agende organizzate in modo da evitare incontri davanti alle telecamere. Dietro queste coincidenze potrebbe esserci una questione politica più importante: Schlein e Conte si preparano a una possibile competizione per la candidatura alla presidenza del Consiglio, mentre restano aperte divergenze significative su alcuni temi internazionali.

Schlein e Conte: gli incontri mancati

Uno degli episodi più curiosi si è verificato durante la festa del Manifesto, dove Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno evitato un saluto ravvicinato appellandosi alle rispettive condizioni di salute.

La segretaria dem avrebbe spiegato di essere già sotto Tachipirina, mentre il leader pentastellato avrebbe fatto riferimento a un’influenza, scherzando sulla necessità di non contagiarla.

Un episodio che, isolatamente, potrebbe apparire del tutto normale, ma che si inserisce in una serie di appuntamenti nei quali i due leader hanno mantenuto una distanza piuttosto evidente.

Anche davanti agli studenti universitari accampati nei pressi di Montecitorio per protestare contro il costo degli affitti, Schlein e Conte si sono presentati separatamente. Prima la segretaria del Pd, successivamente il presidente del Movimento 5 Stelle, senza un momento pubblico condiviso.

Da Susan Sarandon alle feste politiche

Lo stesso copione si sarebbe ripetuto alla presentazione del nuovo film di Susan Sarandon al cinema Moderno. Schlein ha incontrato l’attrice americana e si è intrattenuta con lei, mentre Conte è arrivato successivamente, fermandosi a parlare con Goffredo Bettini.

Anche al Festival Rumore, organizzato all’Acquario Romano, i due hanno partecipato senza condividere una passerella pubblica, concedendo interviste separate.

Alla Festa del Foglio gli orari hanno nuovamente impedito un incontro, mentre durante un appuntamento di Legacoop la contemporanea presenza dei due leader non si è tradotta in un confronto significativo.

Dal palco sarebbe arrivata persino una battuta sulla disponibilità di una saletta riservata per consentire loro di parlarsi, senza che l’invito producesse un incontro pubblico.

Una situazione analoga si è verificata a Milano, durante un evento di Confesercenti, con presenze organizzate in momenti differenti. La ripetizione di questi episodi alimenta la lettura politica di una distanza crescente, anche se non dimostra da sola l’esistenza di una strategia concordata per evitare ogni contatto.

Le primarie diventano il terreno dello scontro

La vera partita tra Schlein e Conte riguarda la scelta del candidato premier del centrosinistra alle elezioni politiche del 2027. Il presidente del Movimento 5 Stelle insiste sulla necessità di definire rapidamente un programma comune e successivamente organizzare le primarie, mentre la segretaria del Pd considera possibile anche un accordo politico che riconosca la leadership alla forza più votata della coalizione.

Conte ha inoltre sostenuto di aver proposto una terza figura capace di unire le diverse componenti del campo progressista, ipotesi sulla quale Schlein ha fornito una ricostruzione differente. Entrambi dichiarano comunque di voler evitare una competizione distruttiva.

Alla festa del Manifesto, Conte ha chiesto di chiudere il programma in due settimane, mentre Schlein ha confermato la propria disponibilità alle primarie qualora rappresentassero lo strumento più utile per scegliere il candidato comune.

L’Ucraina resta il principale ostacolo politico

Oltre alla leadership, il nodo più delicato riguarda la politica estera e soprattutto il sostegno militare all’Ucraina. Conte continua a chiedere una svolta diplomatica e si oppone alla prosecuzione dell’invio di armi, mentre Schlein mantiene una posizione favorevole al sostegno di Kiev, accompagnata dalla richiesta di un’iniziativa negoziale europea.

La divergenza coinvolge anche gli altri partiti della coalizione. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni condividono una linea contraria all’invio di nuove armi, mentre Riccardo Magi sostiene la necessità di continuare ad aiutare militarmente l’Ucraina.

Schlein ha proposto un confronto approfondito per arrivare a una posizione unitaria, anche a costo di discutere per un’intera notte. Conte, dal canto suo, chiede che le differenze vengano affrontate prima della scelta del candidato premier.

Campo largo, Bonelli e Fratoianni cercano di tenere insieme gli alleati

Le tensioni tra Schlein e Conte complicano anche il ruolo di Alleanza Verdi e Sinistra. Bonelli e Fratoianni continuano a sostenere la necessità di costruire un programma condiviso, ma guardano con cautela all’ipotesi delle primarie, considerate un possibile fattore di divisione.

La situazione è resa più complessa dalla presenza delle forze centriste e dal rapporto con Matteo Renzi, sul quale permangono riserve soprattutto nel Movimento 5 Stelle.

Il centrosinistra si trova così davanti a due esigenze che devono procedere insieme: definire una proposta politica riconoscibile e individuare una leadership accettata da tutti gli alleati. La partecipazione agli stessi appuntamenti pubblici dimostra che il dialogo non si è interrotto, ma le distanze su primarie e Ucraina indicano che l’accordo è ancora da costruire.

Il rischio politico per Schlein e Conte è che la competizione interna finisca per occupare più spazio della definizione del programma. La sfida sarà trasformare una coalizione composta da partiti con posizioni differenti in un’alleanza capace di presentarsi unita alle elezioni.