Campo largo, il sondaggio che gela Schlein e Conte: un elettore Pd su due non crede nell’alleanza. E su Renzi è guerra

Campo Largo

Il Campo largo rischia di restringersi proprio mentre il centrosinistra prova faticosamente a costruire l’alleanza con cui sfidare Giorgia Meloni alle prossime elezioni. E questa volta il problema non arriva dagli elettori del centrodestra, ma da quelli che quella coalizione dovrebbero votarla. Secondo il sondaggio realizzato da Only Numbers per Porta a Porta, il 60,5% degli intervistati non considera il Campo largo una coalizione realmente unita e coesa. Fin qui potrebbe sembrare un risultato prevedibile. Ma entrando nei singoli elettorati emerge il dato che può preoccupare davvero Elly Schlein e Giuseppe Conte: un elettore del Partito Democratico su due non crede nella compattezza dell’alleanza.

Campo largo, metà degli elettori Pd non vede una coalizione unita

Il 50,4% degli elettori democratici giudica infatti il Campo largo poco coeso. Una percentuale particolarmente significativa perché fotografa una distanza tra l’unità mostrata dai leader nelle manifestazioni e quella percepita dalla base. Le fotografie di Schlein, Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni restituiscono l’immagine di un fronte comune, ma una parte consistente degli stessi potenziali elettori continua a vedere soprattutto le differenze.

Nel Movimento 5 Stelle il quadro appare meno netto, ma non necessariamente più rassicurante. Il 37,1% considera poco coesa la coalizione, mentre il 33,3% non prende posizione. Un elettore grillino su tre resta quindi in una vasta zona grigia, in attesa di capire quale sarà il programma, quali equilibri nasceranno tra i partiti e soprattutto chi guiderà la sfida contro Giorgia Meloni.

La situazione cambia tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra: il 46,2% considera compatto il Campo largo. Ma proprio le differenze tra le diverse basi elettorali mostrano quanto sia ancora complicato trasformare una somma di partiti in una coalizione riconoscibile.

Il problema si chiama Matteo Renzi: il 58% dei grillini lo vuole fuori

Il vero detonatore resta però Matteo Renzi. Complessivamente il 45,5% degli elettori si dichiara favorevole all’ingresso dell’ex premier e di Italia Viva-Casa Riformista nell’alleanza. Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle, però, la situazione si ribalta: il 58% dice chiaramente no a Renzi.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra si divide esattamente a metà, con il 41% favorevole e il 41% contrario. Il problema non riguarda soltanto i rapporti personali costruiti e distrutti negli ultimi anni. Renzi rappresenta una cultura politica centrista e riformista che fatica a convivere con l’ala più movimentista del Campo largo.

Cacciarlo dalla coalizione, tuttavia, presenta un problema molto concreto: i voti. Se centrodestra e centrosinistra arriveranno alle elezioni separati da pochi punti percentuali, rinunciare preventivamente a una forza capace di raccogliere tra il 2 e il 3% potrebbe trasformarsi in un regalo decisivo agli avversari. Il Campo largo si trova così davanti al suo paradosso: con Renzi rischia di perdere compattezza, senza Renzi rischia di perdere voti.

Anche dentro il Pd restano fratture su Ucraina e leadership

Le difficoltà non riguardano soltanto i rapporti tra Pd e Movimento 5 Stelle. Le divisioni attraversano anche lo stesso Partito Democratico. L’area di Base Riformista ha ribadito alcuni confini programmatici che considera invalicabili, a partire dal sostegno all’Ucraina e dalla collocazione europea e atlantica dell’Italia.

C’è poi il problema della leadership. La possibilità di ricorrere alle primarie dimostra che il nome del candidato premier non può ancora considerarsi deciso. Ed è probabilmente questo uno dei passaggi più delicati: Schlein guida il principale partito della coalizione, mentre Conte conserva un peso determinante e una propria base elettorale che non appare disposta ad accettare automaticamente qualsiasi soluzione.

Il rischio è che il centrosinistra arrivi alla vigilia delle elezioni senza avere chiarito tre questioni fondamentali: programma, perimetro della coalizione e candidato alla presidenza del Consiglio.

Il sondaggio avverte Schlein e Conte: le fotografie insieme non bastano

La sondaggista Alessandra Ghisleri individua proprio qui il problema politico: «La coesione non si decreta, ma si costruisce su un programma condiviso, su una leadership riconosciuta, su regole del gioco chiare». Tutti elementi sui quali, al momento, restano interrogativi.

Una possibile strada passa da pochi punti programmatici vincolanti su politica estera, fisco, lavoro e diritti, chiarendo prima del voto anche i temi sui quali i partiti non concordano. Allo stesso modo servirà una decisione definitiva su Renzi: dentro con regole condivise oppure fuori con una motivazione politica esplicita.

Il dato del 60,5%, quindi, pesa soprattutto perché non fotografa soltanto il giudizio degli avversari. Quando metà degli elettori del Pd dubita della coesione del Campo largo e oltre un terzo di quelli del Movimento 5 Stelle condivide lo stesso giudizio, il problema diventa interno alla coalizione. Schlein e Conte hanno ancora tempo per dimostrare che il centrosinistra può trasformarsi in un’alternativa credibile. Ma prima ancora di convincere gli indecisi dovranno riuscire a convincere una parte consistente dei propri elettori.