I Pasdaran iraniani hanno lanciato un attacco diretto contro le basi americane nei Paesi del Golfo, scatenando il panico nella regione. Mentre il Bahrein invoca con urgenza un intervento internazionale, Donald Trump risponde con la minaccia di un’escalation senza precedenti. A complicare il quadro, il ministro degli Esteri di Teheran, Araghchi, ha evocato l’arma finale: la chiusura dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale del petrolio mondiale.
Usa e Iran si vedranno a Doha
Nonostante i tamburi di guerra, uno spiraglio diplomatico emerge nelle ultime ore. Secondo fonti citate da Axios, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo lampo per sospendere gli attacchi reciproci. L’obiettivo è congelare le ostilità in vista di un incontro decisivo che si terrà martedì a Doha. Una mossa disperata per evitare che il conflitto si trasformi in una guerra aperta su scala globale.
La mossa di Israele
Mentre il fronte iraniano scotta, Israele lancia una bomba diplomatica contro Ankara: il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Si tratta di una svolta storica e provocatoria, che arriva proprio mentre Washington sta valutando la delicata vendita dei caccia F-35 alla Turchia. Un segnale chiaro di Tel Aviv: i rapporti con Erdogan sono ai minimi storici e la geopolitica del Mediterraneo sta per essere ridisegnata.
Ancora strage a Gaza
Il sangue continua a scorrere nella Striscia, nonostante il fragile cessate il fuoco dell’11 ottobre. Un drone israeliano ha colpito l’area di Wadi al-Salqa, vicino a Deir al-Balah, provocando una carneficina. Tra le vittime figurano Ali Fayez Isbaitan, Hassan Salman al-Hanajra e il piccolo Malik Wael Abu Shaweesh, di soli otto anni.
Il bilancio è drammatico, perché dalla data dell’entrata in vigore della tregua, i palestinesi uccisi sono saliti a 1.048, con oltre 3.300 feriti. Numeri che mettono seriamente in discussione la tenuta degli accordi internazionali.
Distrutti i covi di Hezbollah
Non si ferma nemmeno il fronte nord. Durante la notte, l’aviazione israeliana (IDF) ha raso al suolo tre quartier generali di Hezbollah tra Nabatieh e Mayfadoun. Secondo il comunicato ufficiale riportato da Al-Jazeera, l’operazione è stata una risposta ai continui tentativi del gruppo sciita di colpire le truppe israeliane nella zona di sicurezza. I raid hanno preso di mira anche postazioni di lancio pronte a fare fuoco, segnando un ulteriore inasprimento del conflitto lungo il confine libanese.







