Melonellum rischia di finire davanti alla Consulta: il campo largo prepara 29 ricorsi per bloccare il premio di maggioranza

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha ottenuto l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, ma la partita potrebbe essere tutt’altro che conclusa. Dopo lo scontro parlamentare, il cosiddetto Melonellum rischia di finire davanti alla Corte costituzionale, attraverso una serie di ricorsi che potrebbero mettere in discussione alcuni dei suoi meccanismi fondamentali. L’obiettivo dei promotori è ottenere una pronuncia prima delle prossime elezioni politiche, evitando che gli italiani votino con regole successivamente giudicate incompatibili con la Costituzione.

La strategia verrà presentata lunedì 12 ottobre, alle 13, nella sala stampa della Camera dei deputati. A illustrare il percorso saranno l’avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della Rete per un voto libero e uguale. Con loro ci saranno rappresentanti delle principali forze di opposizione, pronti a sostenere politicamente un’iniziativa che si svilupperà sul terreno giudiziario.

Il passaggio è significativo perché segna il trasferimento della contestazione dalle aule parlamentari ai tribunali. Dopo aver tentato di modificare o fermare la riforma attraverso il confronto politico, gli oppositori della legge puntano ora a sollevare questioni di legittimità costituzionale.

Ventinove distretti di Corte d’Appello: la strategia per arrivare alla Consulta

L’iniziativa non si limiterà a un singolo ricorso. Pietro Adami coordinerà gli avvocati impegnati a promuovere le azioni giudiziarie nei 29 distretti di Corte d’Appello italiani, con l’obiettivo di costruire una contestazione diffusa sul territorio nazionale.

Enrico Grosso illustrerà invece i principali profili di incostituzionalità individuati dai giuristi, mentre Roberto Zaccaria, insieme alla professoressa Maria Agostiana Cabiddu, sta raccogliendo le adesioni di cittadini disponibili a sottoscrivere i ricorsi nei rispettivi territori di residenza elettorale.

L’operazione prevede anche un fondo di solidarietà destinato a sostenere eventuali spese giudiziarie. Un elemento che evidenzia la volontà dei promotori di coinvolgere non soltanto esponenti politici, ma anche comuni elettori.

Il percorso, tuttavia, non garantisce automaticamente l’intervento della Consulta. Saranno i giudici chiamati a esaminare le controversie a valutare se ricorrano i presupposti per sollevare una questione di legittimità costituzionale. Soltanto a quel punto la Corte potrebbe pronunciarsi sulle disposizioni contestate.

Premio di maggioranza al Senato: il punto che potrebbe mettere in crisi lo Stabilicum

Uno dei nodi più delicati riguarda il premio di maggioranza previsto per il Senato. L’articolo 57 della Costituzione stabilisce che il Senato della Repubblica venga eletto «a base regionale», un principio che i promotori dei ricorsi ritengono necessario confrontare con il meccanismo nazionale previsto dalla nuova legge.

La questione riguarda il rapporto tra la distribuzione dei seggi nei singoli territori e l’attribuzione di un premio capace di assicurare una maggioranza parlamentare. Secondo i critici, il sistema potrebbe alterare l’equilibrio costituzionale della rappresentanza al Senato.

Sarà però necessario conoscere nel dettaglio le argomentazioni giuridiche e l’eventuale valutazione dei giudici. Il richiamo alla base regionale, da solo, non dimostra automaticamente l’incostituzionalità della legge.

Un eventuale intervento della Consulta sul premio di maggioranza potrebbe avere conseguenze importanti anche sulle strategie delle coalizioni. Proprio quel meccanismo rappresenta infatti uno degli elementi decisivi nelle simulazioni che assegnano maggioranze differenti a seconda delle alleanze elettorali.

Dal Pd al Movimento 5 Stelle: chi parteciperà alla battaglia contro la riforma

Alla conferenza stampa di lunedì parteciperanno Simona Bonafè per il Partito Democratico, Maria Elena Boschi per Italia Viva, Riccardo Magi per Più Europa, Alessandra Maiorino per il Movimento 5 Stelle e Filiberto Zaratti per Alleanza Verdi e Sinistra.

La presenza di esponenti di forze politiche differenti mostra la volontà di costruire un fronte comune contro la riforma, pur lasciando ai giuristi e ai cittadini ricorrenti la conduzione delle iniziative giudiziarie.

Per il centrosinistra si apre così un doppio confronto. Da una parte prosegue la costruzione delle alleanze in vista delle Politiche, dall’altra prende forma il tentativo di sottoporre la legge elettorale al controllo della Corte costituzionale.

Meloni rischia di dover cambiare le regole prima del voto?

La domanda più importante riguarda ora i tempi. I promotori vogliono arrivare a una pronuncia prima delle elezioni, ma l’effettiva durata dei procedimenti dipenderà dalle decisioni dei giudici e dall’eventuale calendario della Consulta.

Se la Corte dovesse accogliere una o più questioni, il Parlamento potrebbe essere chiamato a intervenire sulle disposizioni censurate. Se invece i ricorsi non superassero il vaglio dei giudici, oppure la Consulta ritenesse legittime le norme contestate, il sistema rimarrebbe applicabile secondo le regole previste.

La posta in gioco è particolarmente alta perché il nuovo meccanismo elettorale può incidere direttamente sulla distribuzione dei seggi e sulla possibilità di formare una maggioranza di governo. La recente simulazione che ha messo al centro il ruolo di Roberto Vannacci ha già mostrato quanto la composizione delle coalizioni possa cambiare gli equilibri parlamentari.

Lunedì 12 ottobre comincerà dunque una nuova fase dello scontro sul Melonellum. Il Parlamento ha approvato la legge, ma i suoi oppositori intendono verificarne la tenuta costituzionale. E se la battaglia arrivasse davvero davanti alla Consulta prima delle elezioni, la prossima campagna elettorale potrebbe svolgersi con un’incognita decisiva ancora aperta: quali regole stabiliranno chi governerà l’Italia?