Peste in Siberia, Burioni lancia l’allarme sui laboratori: «La Russia fa paura». E torna il mistero sul Covid e sui rischi di Wuhan

Peste in Siberia

La morte di una ricercatrice in Siberia, i sospetti su una possibile infezione da peste e i rischi nascosti nei laboratori che manipolano agenti patogeni. Roberto Burioni, professore di Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, torna a lanciare l’allarme sulla biosicurezza e sulla mancanza di trasparenza di alcuni governi, soprattutto quando sono coinvolte strutture militari.

Intervenendo al Festival di Salute di Padova, il virologo ha espresso forti preoccupazioni per le notizie provenienti dalla Russia. Mosca ha parlato di una polmonite acquisita in comunità, senza però fornire, secondo Burioni, informazioni sufficienti sulla diagnosi della ricercatrice deceduta.

Il professore richiama soprattutto i precedenti sovietici: «Quando la Russia parla di peste c’è motivo di avere paura: l’Unione Sovietica ha una tradizione solidissima nel tentare di usare questo agente». Un riferimento ai programmi militari che, durante la Guerra fredda, studiarono anche la possibilità di rendere alcuni microrganismi più aggressivi e resistenti agli antibiotici.

Il precedente di Sverdlovsk e i segreti dei laboratori militari

Burioni ricorda quanto accadde nel 1979 a Sverdlovsk, nell’allora Unione Sovietica, quando una fuoriuscita di antrace da un impianto militare provocò decine di morti. Le autorità attribuirono inizialmente i decessi al consumo di carne contaminata, nascondendo la reale origine dell’incidente.

Per il virologo, ottenere informazioni attendibili sulle attività militari resta estremamente difficile. I laboratori impegnati in programmi riservati operano infatti in condizioni di segretezza che rendono complicato qualsiasi controllo internazionale.

Il problema, però, non riguarda soltanto la Russia. Burioni ritiene necessario rafforzare soprattutto le misure di sicurezza nelle strutture civili, dove eventuali incidenti potrebbero avere conseguenze ben oltre i confini nazionali.

Wuhan e il Covid, Burioni: «A sei anni di distanza non sappiamo ancora tutto»

Il professore torna anche sulla questione dell’origine del Covid-19, sottolineando le lacune informative che continuano a impedire una ricostruzione definitiva degli eventi iniziali della pandemia.

Burioni richiama gli esperimenti condotti a Wuhan sui coronavirus dei pipistrelli e sostiene che alcune attività venissero svolte in laboratori con livello di biosicurezza 2, su una scala di quattro. Un grado di contenimento che considera insufficiente rispetto ai rischi potenziali di determinate ricerche.

Secondo il virologo, le informazioni mancanti sulle prime fasi dell’emergenza, insieme alla distruzione di campioni e alla cancellazione di alcune sequenze genetiche, hanno complicato gli accertamenti successivi.

La possibilità di un incidente di laboratorio resta un’ipotesi da esaminare, ma non costituisce una prova dell’origine artificiale o di una fuga del SARS-CoV-2. Proprio l’assenza di dati completi, osserva Burioni, impedisce ancora di arrivare a una conclusione definitiva.

Sicurezza biologica, il rischio che riguarda tutto il mondo

La questione centrale sollevata dal virologo riguarda l’assenza di standard internazionali uniformi e di controlli sufficientemente efficaci sulle attività che comportano rischi biologici elevati.

Burioni ricorda anche il precedente dell’ultimo decesso per vaiolo nel Regno Unito, nel 1978, legato a un’infezione contratta a seguito di un incidente di laboratorio. Un episodio che dimostra come persino strutture destinate alla ricerca possano diventare fonte di pericolo quando le misure di contenimento falliscono.

Il caso siberiano resta avvolto nell’incertezza e, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile stabilire che la morte della ricercatrice sia stata provocata dalla peste o da una fuoriuscita di laboratorio. Ma per Burioni il problema è più ampio: senza trasparenza, controlli e regole rigorose, un incidente biologico locale può trasformarsi in una minaccia internazionale.