Schlein sfida Conte e si candida a Palazzo Chigi: «Pronta a fare la premier, con o senza primarie». E chiude la porta alle larghe intese

Elly Schlein IPA @lacapitalenews

Elly Schlein vuole Palazzo Chigi e non intende aspettare il permesso di Giuseppe Conte. La segretaria del Partito democratico sceglie l’assemblea nazionale del Pd, a Roma, per ufficializzare la propria disponibilità a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Una dichiarazione che apre inevitabilmente il confronto sulla leadership del campo largo, dove anche l’ex presidente del Consiglio rappresenta un possibile candidato.

«Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie», annuncia Schlein davanti ai dirigenti democratici. La precisazione sulle primarie è politicamente significativa: la segretaria non le esclude, ma chiarisce che non considera il loro svolgimento una condizione indispensabile per la propria candidatura.

Schlein promette una leadership collegiale, sostenuta da un gruppo dirigente plurale, e rivendica la possibilità di vincere le prossime elezioni. Resta però da risolvere il nodo più delicato: trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle e gli altri alleati su chi dovrà rappresentare la coalizione nella corsa contro Giorgia Meloni.

Schlein contro le larghe intese: il messaggio ai centristi e agli alleati

La segretaria democratica traccia anche un confine netto rispetto alle ipotesi di futuri accordi trasversali. «A chi tifa pareggio e pensa a un leader più disponibile alle larghe intese noi diciamo: mai più larghe intese, siamo qua per vincere con la nostra alleanza progressista».

Il messaggio è rivolto a quanti immaginano un centrosinistra guidato da una figura più moderata, disponibile a cercare compromessi con una parte del centrodestra in caso di risultato elettorale incerto.

Schlein respinge questa prospettiva e rivendica l’autonomia del Pd. La sua candidatura, tuttavia, rende ancora più urgente il confronto con Conte: dichiararsi pronti a guidare il governo è una cosa, ottenere il sostegno dell’intera coalizione è un’altra.

«Non sarei durata sei mesi»: Schlein rivendica la guida del Pd

Nel discorso all’assemblea, la segretaria dedica ampio spazio anche a chi aveva pronosticato una rapida conclusione della sua esperienza alla guida del partito.

«Avevano scommesso che io non sarei durata sei mesi e invece sono ancora qua. Anzi, è la prima volta che una segretaria del Pd finisce il suo mandato», afferma, ricordando le previsioni di una scissione e il clima di crisi attraversato dai democratici dopo le elezioni del 2022.

Rivolgendosi anche al presidente del partito Stefano Bonaccini, Schlein sostiene che il Pd abbia ritrovato unità e capacità di iniziativa. Un risultato che presenta come la premessa per avanzare la propria candidatura a Palazzo Chigi.

Schlein sfida Meloni e gioca la carta della candidata fuori dagli schemi

Nel confronto con Giorgia Meloni, Schlein prova a utilizzare una narrazione che ricorda quella dell’outsider, puntando sulle caratteristiche personali che in passato sono state considerate ostacoli alla sua carriera politica.

«La sorpresa saremo noi, stavolta», promette. Poi aggiunge: «Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essere donna, avere quarant’anni, essere libera e non essere proprio conforme a tutti gli standard».

La segretaria attacca anche il bilancio del governo, accusando Meloni di non aver realizzato riforme capaci di migliorare concretamente le condizioni di vita degli italiani. Sul piano elettorale, assicura che il centrosinistra potrà vincere anche con le nuove regole, contestate dal Pd perché ritenute favorevoli alla maggioranza.

«Hanno cambiato la legge elettorale perché hanno paura di perdere. Ma vi do una notizia: vinceremo anche con questa», dichiara, chiedendo alla maggioranza di prendere atto del proprio fallimento e tornare quanto prima alle urne.

La candidatura di Schlein mette dunque sul tavolo una questione che il campo largo non potrà rinviare all’infinito. La segretaria ha annunciato di voler correre per Palazzo Chigi anche senza primarie. Adesso toccherà soprattutto a Conte decidere come rispondere a una sfida che riguarda direttamente la guida dell’opposizione e la costruzione della prossima alleanza elettorale.