Silvia Salis sfida il centrosinistra: «Non solo il centro, bisogna unire tutti». E su Elly Schlein non si sbilancia

Silvia Salis, sindaco di Genova

Silvia Salis non vuole essere soltanto la federatrice del centro. La sua idea di centrosinistra è molto più ampia e comprende tutte le forze politiche che potrebbero contribuire a costruire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni. La sindaca di Genova, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, interviene nel dibattito sul futuro della coalizione progressista e manda alcuni messaggi che difficilmente passeranno inosservati dalle parti del Nazareno.

Il primo riguarda Elly Schlein, con la quale Salis assicura di avere rapporti frequenti, ma dalla quale non avrebbe ricevuto alcuna proposta formale per assumere il ruolo di federatrice delle forze centriste. Il secondo riguarda le primarie del centrosinistra, che la sindaca considera ormai necessarie, pur evitando accuratamente di dichiarare per chi voterebbe. Il terzo è una precisa indicazione politica: per vincere le elezioni non basta consolidare la sinistra, ma bisogna conquistare anche il centro, coinvolgendo tutte le componenti della coalizione, compreso Matteo Renzi.

Una posizione che alimenta inevitabilmente le discussioni sul possibile ruolo nazionale della prima cittadina genovese, indicata da diversi osservatori come una delle figure emergenti del campo progressista.

Silvia Salis ed Elly Schlein: «Non mi ha chiesto di fare la federatrice»

Nel corso dell’intervista, Silvia Salis ha affrontato direttamente il tema dei rapporti con la segretaria del Partito Democratico, smentendo che esista già un incarico o una proposta ufficiale per guidare il dialogo con le forze centriste. «Con Schlein ci sentiamo spesso, non mi ha chiesto formalmente di fare la “federatrice”, ma mi sostiene a Genova come Pd», ha spiegato.

Una precisazione che non chiude il dibattito sul suo possibile ruolo nella costruzione della coalizione, ma chiarisce che, almeno per il momento, non esiste un mandato politico definito. Salis sembra inoltre respingere l’idea che il problema del centrosinistra possa essere risolto semplicemente affidando a qualcuno il compito di riunire i partiti moderati.

La sua prospettiva riguarda l’intera alleanza, dalla sinistra alle forze centriste, con l’obiettivo di costruire una proposta elettorale capace di competere con il centrodestra. «Credo si vinca ovunque, anche al centro che ha un peso come l’estrema sinistra. Per me tutti dentro, anche Renzi: l’obiettivo è vincere», ha dichiarato. Il messaggio è particolarmente significativo perché mette sullo stesso piano il contributo elettorale delle diverse anime della coalizione, senza riconoscere a una componente il diritto di escluderne un’altra.

Primarie del centrosinistra, Salis non dichiara il voto per Schlein

Un altro passaggio destinato ad alimentare il confronto interno riguarda le primarie per la scelta della leadership del centrosinistra. Salis ritiene che sia arrivato il momento di affrontare la questione, superando le discussioni sulle regole e passando alla costruzione di una coalizione più solida.

«Sulle primarie, ormai facciamole, così possiamo passare ad una fase successiva di consolidamento», ha affermato. La sindaca, tuttavia, non ha voluto dichiarare quale candidato sosterrebbe personalmente. «Non sarebbe corretto per i partiti che mi sostengono dire per chi voterei. Mi riconosco nel Pd, ma sosterrò chi vincerà», ha spiegato.

La scelta di non indicare apertamente Elly Schlein, pur dichiarando una vicinanza politica al Partito Democratico, lascia spazio a diverse interpretazioni. Salis giustifica il proprio riserbo con la necessità di rispettare tutte le forze che sostengono la sua amministrazione a Genova. Al tempo stesso, evita di legare il proprio futuro politico alla candidatura della segretaria dem.

Non manca però una valutazione sulle possibili conseguenze di una sconfitta di Schlein. «Se Schlein dovesse perdere sarebbe sicuramente un duro colpo avendo così tanto distacco dai Cinque Stelle in termini di consensi», ha osservato. Una considerazione che riconosce il peso elettorale del Pd rispetto al Movimento 5 Stelle, ma che sottolinea anche quanto un eventuale risultato negativo delle primarie potrebbe incidere sulla leadership della segretaria.

Matteo Renzi nella coalizione: «L’obiettivo è vincere»

La disponibilità di Silvia Salis a coinvolgere Matteo Renzi rappresenta uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell’intervista. La presenza dell’ex presidente del Consiglio all’interno di un’alleanza progressista continua infatti a essere un argomento divisivo, soprattutto per le difficoltà nei rapporti con alcune componenti della sinistra e del Movimento 5 Stelle.

Salis, invece, propone un approccio pragmatico, fondato sulla necessità di ampliare il consenso e non soltanto di consolidare quello già esistente. Il suo ragionamento parte dalla convinzione che il centro abbia un peso elettorale paragonabile a quello della sinistra più radicale e che nessuna delle due aree possa essere considerata marginale.

Per la sindaca di Genova, quindi, la costruzione dell’alternativa a Meloni deve passare attraverso un accordo capace di comprendere sensibilità politiche differenti. È una posizione che potrebbe incontrare resistenze tra quanti considerano prioritario definire una precisa identità politica prima di allargare la coalizione. Ma Salis sembra voler rovesciare il ragionamento: la capacità di tenere insieme forze diverse non sarebbe un ostacolo alla vittoria, bensì una delle condizioni necessarie per raggiungerla.

Silvia Salis e la politica nazionale: «Non sarà il prossimo giro»

Nonostante le continue indiscrezioni sul suo futuro, Silvia Salis ha ribadito di non voler abbandonare nell’immediato l’incarico di sindaca di Genova. «Ho altri quattro anni di mandato a Genova. Se per me ci sarà un giro in politica nazionale, non sarà il prossimo», ha dichiarato durante l’intervista.

Una risposta che sembra voler frenare le ipotesi di una candidatura imminente, senza però escludere definitivamente un futuro impegno sulla scena nazionale. La sindaca non nega infatti la possibilità di un successivo passaggio alla politica nazionale, ma lo colloca oltre il prossimo appuntamento elettorale.

Intanto, attorno al suo nome continua a svilupparsi l’interesse di diversi ambienti del centrosinistra. Tra le personalità indicate nel dibattito politico come possibili sostenitori di un suo ruolo più ampio figurano Dario Franceschini, Matteo Renzi e Massimo D’Alema, esponenti di tradizioni e sensibilità differenti.

È proprio questa capacità di attirare attenzione trasversale a rendere Salis una figura interessante nella discussione sul futuro della coalizione. La sindaca, tuttavia, continua a rivendicare la centralità del mandato ricevuto dagli elettori genovesi.

Sicurezza e proteste, l’attacco a Giorgia Meloni: «I decreti non risolvono i problemi»

Nel corso della trasmissione, Silvia Salis è intervenuta anche sul dibattito relativo alla sicurezza e alle tensioni sociali, criticando la risposta del governo Meloni agli episodi di violenza. «Meloni ha dato la solita risposta, cioè nuovi decreti: un messaggio sbagliato che parla alla pancia del Paese», ha dichiarato.

Secondo la sindaca, il ricorso continuo a nuovi provvedimenti normativi rischia di trasformarsi in una risposta prevalentemente comunicativa, senza incidere sulle cause del disagio. «Sono reati già previsti dalla legge. Il Parlamento viene sminuito se si segue sempre la cronaca tramite decreti. E i risultati non si vedono», ha aggiunto.

Salis non esclude la necessità di intervenire contro gli episodi di violenza, ma ritiene indispensabile accompagnare la risposta immediata con politiche sociali rivolte soprattutto alle nuove generazioni.

«È evidente che ci debba essere una risposta nell’immediato e repressiva della violenza, ma bisogna strutturare soluzioni per i giovani, contenendo il disagio ma dando anche elementi che possano farli sentire inclusi», ha spiegato, citando le scuole aperte e lo sport come possibili strumenti di prevenzione.

La sindaca ha inoltre sottolineato che una coalizione progressista deve poter affrontare senza difficoltà anche il tema delle forze dell’ordine e del loro ruolo nella gestione delle situazioni di tensione.

La sua posizione cerca quindi di tenere insieme il contrasto alla violenza, il riconoscimento della funzione delle istituzioni e la necessità di affrontare le cause sociali del disagio giovanile.

Patrimoniale, Salis apre alla proposta ma chiede serietà

Tra i temi affrontati durante l’intervista c’è anche quello della patrimoniale, una delle questioni più divisive nel dibattito economico del centrosinistra. Salis non respinge l’ipotesi di un’imposta sui grandi patrimoni, ma invita a discuterne evitando semplificazioni e allarmismi.

«Arriva dopo, ma va spiegata bene perché fanno credere a persone con un piccolo patrimonio di essere coinvolte. Va presa in considerazione, ma in modo serio», ha dichiarato. Secondo la sindaca, il problema riguarda anche il modo in cui il tema viene presentato all’opinione pubblica, con il rischio che persone dotate di patrimoni modesti temano di essere coinvolte da misure che potrebbero invece essere rivolte alle ricchezze più elevate.

Interrogata sulla soglia patrimoniale oltre la quale dovrebbe eventualmente scattare il prelievo, Salis ha preferito non indicare cifre. «Ora non saprei dirglielo, non sarebbe serio da parte mia», ha risposto. Una posizione prudente, che lascia aperta la discussione sul principio della tassazione dei grandi patrimoni senza impegnarsi su una proposta fiscale dettagliata.

«Non mi sento moderata, sono progressista»: l’identità politica di Silvia Salis

L’apertura al centro e a Matteo Renzi non significa, nelle intenzioni di Silvia Salis, rinunciare a una precisa identità progressista. La sindaca ha infatti spiegato di non riconoscersi necessariamente nella definizione di moderata, rivendicando posizioni progressiste su diversi temi, compresa la questione di Gaza.

È un chiarimento che contribuisce a definire il suo progetto politico: non una semplice operazione centrista, ma il tentativo di costruire un’alleanza più ampia senza abbandonare i riferimenti culturali e politici del centrosinistra. La distinzione assume particolare rilievo perché il nome di Salis viene spesso associato alla possibilità di intercettare elettori moderati che non si riconoscono pienamente nella leadership di Elly Schlein.

La sindaca sembra invece voler evitare un’etichetta che potrebbe limitarne il ruolo, presentandosi come una figura capace di dialogare con sensibilità differenti. Il risultato è una proposta politica che mette al centro la costruzione di una coalizione competitiva, nella quale il confronto sulle differenze non dovrebbe impedire la ricerca di un obiettivo comune.

Per Elly Schlein, le parole pronunciate a Otto e mezzo rappresentano un segnale da non sottovalutare. Silvia Salis non annuncia una candidatura alternativa, non mette formalmente in discussione la leadership della segretaria e assicura che sosterrà chi vincerà le primarie. Ma rivendica una propria visione del centrosinistra, nella quale nessuna componente può essere considerata superflua e il problema della leadership non può essere separato da quello della capacità di vincere le elezioni.