Garlasco, 15 minuzie nell’impronta 33: Gallo invita Sempio in Procura e contesta la difesa

Quindici minuzie, un’impronta palmare sulla parete delle scale e due ricostruzioni tecniche contrapposte. Il caso dell’impronta numero 33, individuata nella villetta di Garlasco dove il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi, torna al centro del dibattito dopo l’intervento dell’avvocato cassazionista Fabrizio Gallo a Mattino Cinque.

Il legale ha richiamato l’attenzione sugli elementi che, secondo la Procura di Pavia, consentirebbero di attribuire la traccia ad Andrea Sempio, attualmente indagato per l’omicidio. Una conclusione contestata dai consulenti della difesa, che nelle loro ultime valutazioni hanno messo in discussione l’attendibilità dell’attribuzione.

Gallo ha invitato Sempio a confrontarsi direttamente con i magistrati per chiarire le divergenze, mentre nel corso della trasmissione è stata diffusa anche un’intercettazione nella quale l’indagato sostiene che la presenza di una sua eventuale impronta nella casa dei Poggi potrebbe essere spiegata dalle visite effettuate prima del delitto.

Impronta 33, perché le 15 minuzie sono al centro dell’inchiesta

L’impronta numero 33 si trova sulla parete delle scale che conducono allo scantinato della villetta di via Pascoli, sopra il terzo gradino. La traccia è tornata ad assumere particolare importanza nell’ambito della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, dopo le analisi che la Procura di Pavia ha fatto eseguire per verificarne la possibile attribuzione.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbero state individuate 15 minuzie, cioè particolari delle creste papillari utilizzati nei confronti dattiloscopici, ritenute corrispondenti al palmo della mano di Andrea Sempio.

L’avvocato Fabrizio Gallo, intervenuto nella trasmissione condotta da Federica Panicucci, ha sottolineato la rilevanza di questo dato e ha richiamato la giurisprudenza della Cassazione in materia di identificazione attraverso le impronte. Secondo quanto sostenuto dal legale, il numero dei punti di corrispondenza individuati sarebbe sufficiente a sostenere la compatibilità della traccia con quella dell’indagato.

Il valore probatorio di un confronto dattiloscopico, tuttavia, non dipende soltanto dal conteggio delle minuzie. Devono essere valutate anche la qualità della traccia, la distribuzione dei dettagli, la metodologia utilizzata e l’eventuale presenza di elementi discordanti. Proprio su questi aspetti si concentra il confronto tra i consulenti dell’accusa e quelli della difesa.

La controperizia di Baldi, Palmegiani e Sartori

Le conclusioni sostenute dalla Procura sono state contestate nell’ultima consulenza presentata dalla difesa di Andrea Sempio, dopo la seconda chiusura delle indagini. Il documento è stato elaborato dai consulenti Marina Baldi, Armando Palmegiani e Katia Sartori, che hanno rimesso in discussione la possibilità di attribuire con attendibilità l’impronta numero 33 all’indagato.

Le valutazioni difensive rappresentano uno dei punti centrali della strategia adottata dai legali di Sempio, impegnati a contestare gli elementi che la Procura considera rilevanti per sostenere l’ipotesi accusatoria. La divergenza non riguarda soltanto il numero delle minuzie individuate, ma più in generale l’affidabilità delle conclusioni ricavabili dalla traccia.

Per stabilire quale interpretazione sia maggiormente fondata sarà necessario confrontare le metodologie e i risultati delle diverse consulenze, senza considerare automaticamente definitiva la ricostruzione di una delle parti.

Fabrizio Gallo: «Consiglierei a Sempio di andare a parlare con la Procura»

Nel corso della trasmissione, Fabrizio Gallo ha espresso una posizione precisa sull’opportunità che Andrea Sempio fornisca chiarimenti direttamente ai magistrati.

«Se è di Sempio, io gli consiglierei, come ho detto tanto tempo fa, di andare a parlare con la Procura», ha dichiarato il cassazionista. Il legale ha poi spiegato che le divergenze tra le ricostruzioni tecniche dovrebbero essere affrontate attraverso il confronto con gli elementi raccolti nel procedimento.

«Le divergenze si colmano quando uno dei due le ancora ad elementi oggettivi del processo», ha osservato. L’invito di Gallo non costituisce naturalmente un obbligo per l’indagato. Sempio, assistito dai propri difensori, ha il diritto di scegliere se rendere dichiarazioni o avvalersi delle garanzie previste dal codice di procedura penale.

Le sue eventuali dichiarazioni dovrebbero inoltre essere valutate insieme agli altri elementi investigativi, senza sostituire gli accertamenti tecnici sull’impronta.

Panicucci e il confronto con le impronte attribuite a Stasi e Chiara Poggi

Durante Mattino Cinque, Federica Panicucci ha sollevato un altro interrogativo, richiamando i criteri utilizzati per attribuire alcune impronte esaminate nelle precedenti fasi dell’inchiesta. La conduttrice ha ricordato che sarebbero stati sufficienti 13 dettagli dattiloscopici per attribuire ad Alberto Stasi l’impronta rilevata sul dispenser del bagno della villetta di via Pascoli.

Ha inoltre citato le 12 minuzie utilizzate per attribuire a Chiara Poggi una traccia individuata sul sacchetto dei cereali. Il confronto è stato proposto per evidenziare quello che Panicucci considera il rischio di utilizzare criteri differenti nella valutazione delle impronte.

Se in passato un numero inferiore di punti di corrispondenza è stato ritenuto sufficiente per alcune attribuzioni, si è chiesta la conduttrice, perché le 15 minuzie indicate per l’impronta 33 dovrebbero essere considerate insufficienti? La questione, tuttavia, non può essere risolta attraverso una semplice comparazione numerica.

Tracce differenti possono presentare livelli di qualità e caratteristiche molto diversi, che incidono sulla possibilità di effettuare un’identificazione affidabile. Il punto da chiarire resta quindi la solidità scientifica dell’analisi effettuata sulla specifica impronta numero 33.

L’intercettazione di Sempio: «In cantina siamo andati un paio di volte»

Nel corso della puntata è stata trasmessa anche una conversazione intercettata nella quale Andrea Sempio parla con un’amica della possibile presenza delle proprie impronte nella villetta dei Poggi. L’indagato sostiene di essere stato nello scantinato prima dell’omicidio e di aver quindi potuto toccare la parete delle scale in una circostanza del tutto estranea al delitto.

«Se tu vai giù nella cantina, e noi si è andati giù un paio di volte», afferma Sempio, spiegando che sarebbe naturale appoggiare una mano alla parete durante la discesa. Proseguendo nel ragionamento, aggiunge: «Metti la mano sulla parete, difatti hanno trovato la mia, quella del Marco, quella dei carabinieri che hanno fatto i sopralluoghi…».

Le parole dell’indagato riprendono la linea difensiva secondo la quale un’eventuale traccia a lui attribuibile non dimostrerebbe necessariamente la sua presenza nell’abitazione il giorno dell’omicidio. È una distinzione importante: l’attribuzione di un’impronta a una persona e la determinazione del momento in cui quella traccia è stata lasciata sono due questioni differenti.

Anche qualora venisse confermata l’identificazione del palmo, sarebbe necessario valutare se esistano elementi in grado di collocare il contatto con la parete nel contesto dell’aggressione oppure in una precedente occasione. Le dichiarazioni di Sempio sulle altre impronte presenti nella zona rimangono, inoltre, affermazioni dell’indagato da verificare attraverso gli atti tecnici.

Garlasco, l’impronta 33 può cambiare il quadro dell’indagine?

La discussione sull’impronta palmare rappresenta uno dei passaggi più delicati della nuova inchiesta condotta dalla Procura di Pavia. Da una parte i magistrati ritengono di disporre di elementi che collegano la traccia ad Andrea Sempio. Dall’altra i consulenti difensivi contestano l’attendibilità dell’attribuzione e sostengono che la presenza dell’indagato nella casa dei Poggi, in occasioni precedenti, potrebbe comunque spiegare un eventuale contatto con la parete.

Il dibattito televisivo mette in evidenza la distanza tra le due interpretazioni, ma non può sostituire il confronto tecnico e giudiziario. L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, ha già portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015. La nuova indagine su Andrea Sempio si sviluppa quindi in un contesto giudiziario particolarmente complesso, nel quale ogni nuovo elemento deve essere valutato con attenzione.

Le 15 minuzie indicate dalla Procura costituiscono un elemento centrale dell’ipotesi accusatoria, ma la loro attendibilità e il significato della traccia rimangono oggetto di contestazione. Sempio continua a dichiararsi innocente e spetterà alla magistratura stabilire quale valore attribuire all’impronta nel quadro complessivo delle prove.