Dietro il sì di Stefano De Martino al Festival di Sanremo 2027 non ci sono soltanto ambizioni professionali e grandi progetti televisivi. C’è anche un dolore profondo, la morte del padre, che ha cambiato il suo modo di guardare al tempo e alle occasioni della vita. Il conduttore di Affari Tuoi lo ha raccontato durante un incontro pubblico a Roma, spiegando perché abbia deciso di accettare una sfida che fino a un anno fa non sembrava interessargli.
«Nella mia vita è successo qualcosa che ti fa capire che non sempre abbiamo il tempo di fare una cosa. E allora ho detto sì», ha confessato De Martino, lasciando emergere una dimensione personale dietro una decisione destinata a segnare la sua carriera. «Ti guardi intorno e ti dici: ma cosa sto aspettando in realtà? Forse era il timore di non essere all’altezza, ma è un esame che devi dare se vuoi fare questo mestiere».
La morte del padre e la decisione di accettare Sanremo
Un anno fa De Martino escludeva di voler condurre il Festival. Oggi è il presentatore e direttore artistico designato per l’edizione 2027, un cambiamento che racconta con la consueta ironia: «Io amo contraddirmi. La contraddizione è la più grande forma di espressione».
La svolta è arrivata quando ha percepito la fiducia dell’intera Rai. «Quando ho capito che tutta la Rai era d’accordo mi sono sentito di dire sì», ha spiegato, riconoscendo che l’occasione rappresenta soprattutto una grande opportunità personale.
«Sicuramente serve ancora di più a me il Festival, che il contrario. Un’altra soluzione la Rai l’avrebbe trovata, io difficilmente avrei trovato qualcosa della stessa rilevanza», ha ammesso, senza nascondere il peso della responsabilità.
Sanremo 2027, la rivoluzione: potrebbero esserci due vincitori
De Martino ha anticipato una delle novità più curiose del suo Festival: la serata performance, che avrà un proprio vincitore e assegnerà il pass per l’Eurovision Song Contest.
«Potrebbe accadere che si determineranno due vincitori diversi», ha spiegato. «Magari il vincitore della serata performance, che poi andrà a Eurovision, sarà diverso dal vincitore del Festival».
L’obiettivo è dare maggiore spazio allo spettacolo e al giudizio del pubblico, costruendo un Festival che De Martino definisce «popolare» e non «populista». Il conduttore vuole anche ridurre la distanza tra le classifiche sanremesi e il successo che le canzoni ottengono successivamente attraverso ascolti e concerti.
Quanto alla politica sul palco dell’Ariston, non intende imporre il silenzio agli artisti. «Tutto è politica ed è giusto che anche un palco come Sanremo venga giudicato per quello che si dice», ha dichiarato, assicurando di voler lasciare spazio a opinioni differenti.
«Se volevo una responsabilità facevo il cardiochirurgo»
Il modello di De Martino è Pippo Baudo, al quale riconosce la capacità di costruire ogni anno un Festival con una propria identità. «Metodo Baudo: fai il tuo Sanremo e divertiti», ha riassunto.
Il conduttore vuole affrontare l’impegno con serietà, ma senza trasformarlo in una questione di vita o di morte. «È una gara di cantanti e alla fine ne vince uno», ha osservato. «Se volevo una responsabilità facevo il cardiochirurgo».
Nel frattempo continua a lavorare ad Affari Tuoi, dedicando il resto delle giornate alla preparazione del Festival e all’ascolto delle canzoni. «Io già piango, ballo, rido su della musica che ho il privilegio di ascoltare in anteprima», ha raccontato.
Il futuro di De Martino: «A 50 anni non mi vedo in televisione»
La confessione più sorprendente riguarda il futuro. Nonostante il successo quotidiano, De Martino non immagina di trascorrere tutta la vita davanti alle telecamere.
«Non mi immagino a 50 anni di condurre in televisione», ha rivelato, spiegando di amare soprattutto la fase creativa dei programmi, quando le idee prendono forma e tutto deve ancora accadere.
«La cosa che più mi affascina è poter dire “da oggi io divento quest’altra cosa” e poi riuscirci», ha aggiunto, lasciando intendere che il suo percorso professionale potrebbe riservare cambiamenti inattesi.
Per ora, però, c’è Sanremo. E dietro quella scelta, più ancora della carriera, resta la consapevolezza maturata dopo la perdita del padre: certe occasioni non possono aspettare per sempre.







