The Core Milano, il club fantasma da 10 milioni: soci in rivolta, lavori fermi e guerra legale sul palazzo di corso Matteotti

The Core Milano

Nel cuore di Milano c’è un palazzo che da anni promette di diventare uno dei luoghi più esclusivi della città. Corso Matteotti 14, quattromila metri quadrati in pieno centro, impalcature, attese, annunci, rendering, ambizioni internazionali. Doveva nascere lì The Core Milano, club privato di lusso destinato a una platea selezionatissima di soci, tra ristoranti, bar, terrazze, teatro per eventi, library, spazi fitness, mostre, incontri e networking globale. Invece, per ora, resta soprattutto un grande cantiere sospeso. E forse qualcosa di più: un caso.

The Core Milano, il club esclusivo che non apre mai

Il progetto era stato presentato con una promessa molto chiara: portare a Milano un modello di club internazionale per pochi, ricchi e ben collegati. Settecento iscritti avrebbero già aderito, versando fee d’ingresso tra i 10mila e i 50mila euro a persona. Secondo fonti finanziarie, solo questa prima raccolta avrebbe superato i 10 milioni di euro. Dopo l’apertura sarebbero poi arrivate quote annuali tra 18mila e 30mila euro.

Il problema è che l’apertura continua a slittare. Il club doveva nascere entro il 2022. Poi i lavori sono andati avanti a singhiozzo, si sono fermati, sono ripartiti e oggi il taglio del nastro resta più un’incognita che una data. Nel frattempo Milano è cambiata: sono arrivati altri luoghi del lusso e della socialità d’élite, da Casa Cipriani a The Wilde, mentre si attende Soho House. The Core, invece, resta senza la sua sede simbolo.

Soci in attesa e spettro class action

Il malumore cresce soprattutto tra i soci. Chi ha pagato per entrare in un club di lusso con sede in un palazzo intero nel centro di Milano si è trovato davanti soluzioni provvisorie, eventi temporanei, servizi di concierge e accessi alternativi, ma non il club promesso. L’avamposto in via della Spiga 15 e la possibilità di frequentare il Core di New York non bastano a sostituire corso Matteotti 14.

Per questo decine di iscritti starebbero valutando una class action. Il punto è semplice: se il club non apre, che cosa hanno davvero comprato i soci? Una membership internazionale, una promessa immobiliare, un accesso futuro o un’idea rimasta sulla carta?

La guerra sul palazzo di corso Matteotti 14

La vicenda immobiliare è il cuore del caso. L’immobile appartiene alla Provincia Veneta dell’Ordine dei Servi di Maria, riconducibile alla Curia. Nel gennaio 2019 viene concesso in locazione alla società Core Milan con un contratto commerciale di lungo periodo, fino a quarant’anni. Poi la struttura societaria cambia: Core Milan resta legata alle iscrizioni e alla parte operativa, mentre Core Matteotti conserva il contratto immobiliare.

Nell’estate 2025 entra in scena Reinvest, che sottoscrive con l’americana Core Llc un accordo per la realizzazione congiunta del Core Club a Milano. L’intesa prevede il passaggio di Core Matteotti a Reinvest e una sublocazione ultranovennale a Core Milan. Il cantiere riparte e Reinvest sostiene di aver ripianato debiti per diversi milioni che pesavano su Core Matteotti.

Fideiussioni, inadempienze e cartello “Affittasi”

La frattura arriva sulle garanzie. Secondo Reinvest, le fideiussioni e le garanzie da oltre 10 milioni, considerate condizione necessaria per il futuro subaffitto e per la validità del contratto, non sarebbero mai arrivate. I termini sarebbero scaduti da mesi e la società italiana considera il contratto risolto per inadempienza. Il prossimo passo potrebbe essere clamoroso: esporre il cartello “Affittasi” e affidare l’immobile a un’agenzia.

Dall’altra parte, Core Llc sostiene invece di aver investito oltre 10 milioni di euro nel progetto milanese e afferma che il contratto resta valido e vincolante. Secondo la società americana, l’apertura sarebbe prevista nella primavera 2027, dopo il completamento dei lavori di ristrutturazione da parte di Reinvest.

Epstein Files e ombre sul progetto internazionale

A rendere il racconto ancora più scivoloso c’è anche il nome di Jennie Enterprise, legata al progetto insieme a Dangene. Jennie compare nelle recenti carte americane del caso Epstein-Maxwell, dove Jeffrey Epstein la definisce “angelo custode”. Un dettaglio che non basta da solo a cambiare la natura del contenzioso milanese, ma aggiunge inevitabilmente un’ombra reputazionale a un progetto già carico di misteri.

Nel frattempo, il mercato guarda con interesse. Un palazzo di quattromila metri quadrati in corso Matteotti fa gola a molti, comprese le griffe del lusso. Se The Core dovesse davvero perdere la sede, l’immobile potrebbe diventare una delle prede più ambite del quadrilatero.

Per ora restano tre cose: un club promesso e mai aperto, soci sempre più impazienti e una battaglia legale che rischia di far saltare tutto. A Milano, dove il lusso corre veloce, The Core sembra fermo all’unica cosa che nessun club esclusivo vorrebbe offrire ai propri membri: l’attesa.