Un DNA maschile rilevato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi il 26 settembre 2007, mai attribuito a una persona e apparentemente mai sottoposto a ulteriori approfondimenti. È l’ultimo elemento emerso dalla rilettura degli atti scientifici del delitto di Garlasco, grazie ai documenti conservati per quasi vent’anni negli archivi del Ris di Parma. La scoperta solleva interrogativi sulle indagini condotte dopo l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, e soprattutto sulla gestione dei risultati di laboratorio che contribuirono a indirizzare i sospetti verso il fidanzato della vittima.
A individuare i dati sono stati i consulenti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, impegnati nella nuova ricostruzione degli accertamenti genetici per la Procura di Pavia. Il materiale esaminato comprende otto tabelle di laboratorio e un appunto manoscritto risalente al 26 settembre 2007. Tra quei documenti compare la quantificazione di una componente genetica maschile, rilevata proprio durante le analisi sui pedali della bicicletta Umberto Dei bordeaux e oro di Stasi. Il dato non permette di identificare chi abbia lasciato la traccia, ma pone una domanda precisa: perché non vennero effettuate comparazioni per stabilirne la provenienza?
DNA maschile sui pedali della bici di Stasi: cosa dicono i documenti del Ris
La tabella individuata dai consulenti riporta la sigla «Q26092007MAR_1» e contiene i risultati delle operazioni eseguite il 26 settembre 2007. Nel campione denominato «bu_p bis» compare una concentrazione di DNA umano pari a 18,9 picogrammi per microlitro. Un ulteriore dato indica la presenza di DNA maschile per 8,44 picogrammi per microlitro, quantità estremamente ridotta ma comunque registrata dagli strumenti di laboratorio.
Occorre chiarire un aspetto tecnico fondamentale: il documento descrive una quantificazione del DNA maschile, non l’identificazione di un profilo genetico completo attribuibile a una persona. La quantità rilevata non consente quindi, da sola, di stabilire chi abbia toccato i pedali, quando sia avvenuto il contatto e in quali circostanze. Secondo quanto emerge dalla documentazione recuperata, tuttavia, non risultano successivi approfondimenti destinati a verificare l’origine di quel materiale.
Il dato assume particolare rilievo perché non risulterebbe nemmeno una comparazione con Alberto Stasi o con suo padre Nicola, persone che avrebbero potuto avere contatti con la bicicletta. Senza questi controlli, la presenza di materiale genetico maschile rimane un’informazione priva di una spiegazione scientificamente documentata.
L’appunto del capitano Marino e le analisi successive al fermo di Stasi
Il 26 settembre 2007 rappresenta una data cruciale nella ricostruzione delle indagini. Alberto Stasi era stato fermato due giorni prima, sulla base di un quadro indiziario nel quale aveva assunto particolare importanza la presenza di materiale genetico attribuito a Chiara Poggi sui pedali della sua bicicletta. Gli investigatori ritenevano probabile che quel DNA provenisse da sangue, un’interpretazione che avrebbe collegato direttamente il mezzo alla scena del delitto.
La documentazione ritrovata mostra che le attività di laboratorio proseguirono anche dopo la relazione preliminare del 24 settembre. Il capitano Alberto Marino, allora consulente della pubblica accusa, seguiva gli accertamenti. Un appunto manoscritto datato 26 settembre viene ricondotto alla sua attività, mentre il verbale ufficiale di quella giornata si limita a registrare la prosecuzione delle operazioni tecniche e la presenza del consulente delle parti offese Marzio Capra.
Il test negativo sul sangue e i risultati che non finirono nel fascicolo
Il nuovo documento si aggiunge ad altre anomalie già emerse dalla revisione degli accertamenti del 2007. Tra queste figurano due risultati negativi ottenuti il 20 settembre, successivi a un’analisi che aveva individuato DNA compatibile con quello di Chiara Poggi. Gli esiti negativi non confluirono nella documentazione processuale allora disponibile, pur riguardando un elemento centrale della ricostruzione accusatoria.
Un’altra questione riguarda l’Obti test, utilizzato per ricercare sangue umano. Dagli appunti recuperati emergerebbe un risultato negativo, mentre nelle comunicazioni ufficiali dell’epoca si sosteneva che l’esame non fosse stato eseguito per l’esiguità delle tracce. Sono discrepanze sulle quali gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza, anche per comprendere come vennero selezionati e interpretati i risultati scientifici.
Perché il DNA maschile dimenticato potrebbe essere importante per Garlasco
La presenza di DNA maschile sui pedali non dimostra che un’altra persona abbia utilizzato la bicicletta durante il delitto. Potrebbe trattarsi di materiale depositato in un momento precedente o proveniente da un contatto del tutto estraneo all’omicidio. Il punto investigativo riguarda piuttosto l’assenza, nella documentazione conosciuta, di verifiche capaci di chiarirne l’origine.
La Procura di Pavia sta ricostruendo proprio questo aspetto delle indagini del 2007, nell’ambito degli approfondimenti nati dalla nuova inchiesta su Andrea Sempio. Alberto Stasi rimane condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e l’emersione di questi documenti non modifica automaticamente la sua posizione giudiziaria. Allo stesso modo, il materiale maschile individuato non può essere attribuito a Sempio senza specifici riscontri scientifici.
Resta però un interrogativo che riguarda il metodo investigativo: perché un risultato di laboratorio potenzialmente verificabile non venne approfondito né riportato nelle relazioni esaminate? Dopo diciannove anni, la risposta potrebbe aiutare a comprendere non soltanto il significato di quella traccia, ma anche il modo in cui furono condotti gli accertamenti scientifici in una delle indagini più controverse della cronaca giudiziaria italiana.







