La guerra nello Yemen torna a colpire direttamente il cuore dell’Arabia Saudita. Per la seconda volta in meno di 24 ore, gli Houthi hanno annunciato un attacco con un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, rivendicando di aver centrato l’obiettivo e interrotto le operazioni dello scalo. Una nuova dimostrazione della capacità offensiva dei ribelli filoiraniani, che continuano a minacciare le infrastrutture saudite mentre le forze sostenute da Mohammed bin Salman tentano di riconquistare terreno nello Yemen. Il bilancio degli attacchi sferrati contro gli aeroporti del regno parla di almeno tre morti, due ad Abha e uno nella capitale, ma non è ancora chiaro se l’ultimo lancio abbia provocato ulteriori vittime.
La situazione rappresenta un problema strategico per il principe ereditario saudita. Riad dispone di mezzi militari superiori a quelli degli Houthi, ma un’offensiva su larga scala potrebbe esporre il regno a nuove rappresaglie contro aeroporti, impianti petroliferi e infrastrutture essenziali. Per questo l’Arabia Saudita cerca un sostegno più consistente da Turchia e Pakistan, i due Paesi coinvolti nel cosiddetto Patto della Mecca. Entrambi, però, devono valutare il rischio di essere trascinati in un conflitto che non offre prospettive di soluzione immediata.
Secondo missile contro l’aeroporto di Riad: gli Houthi rivendicano l’attacco
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha annunciato attraverso X che le forze del movimento hanno lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khalid. Secondo la sua rivendicazione, il vettore avrebbe raggiunto il bersaglio con precisione, provocando un’interruzione delle attività aeroportuali. Si tratta di affermazioni provenienti direttamente da una delle parti in conflitto, per le quali resta necessaria una conferma indipendente sull’effettiva entità dei danni.
Gli attacchi dimostrano comunque come la minaccia missilistica rappresenti uno degli strumenti principali della strategia degli Houthi. La milizia dispone di droni e missili capaci di raggiungere obiettivi a grande distanza, rendendo vulnerabili anche installazioni situate lontano dal fronte yemenita. Il problema per Riad non riguarda soltanto le conseguenze militari immediate, ma anche la sicurezza del traffico aereo, delle attività economiche e delle infrastrutture energetiche da cui dipende una parte rilevante dell’economia saudita.
Bin Salman cerca l’aiuto di Turchia e Pakistan: scatta il Patto della Mecca
Per rafforzare le difese del regno, Mohammed bin Salman punta sull’accordo militare sottoscritto ad agosto con Ankara e Islamabad. Il Patto della Mecca prevede che un’aggressione armata contro uno dei tre Paesi venga considerata un attacco contro tutti. Dopo l’intensificarsi delle operazioni degli Houthi, i firmatari hanno deciso di attivare gli impegni di difesa collettiva e accelerare la disponibilità di mezzi e capacità militari per l’Arabia Saudita.
L’applicazione dell’intesa presenta però diversi ostacoli. La Turchia sta offrendo soprattutto equipaggiamenti, intelligence e sistemi difensivi, mentre l’eventuale impiego di reparti combattenti richiede ulteriori passaggi politici e giuridici. Il Pakistan mantiene un rapporto militare consolidato con Riad, ma deve a sua volta valutare la portata dell’intervento. Entrambi gli alleati intendono sostenere la sicurezza saudita senza trasformare necessariamente l’impegno difensivo in una partecipazione diretta a una guerra prolungata nello Yemen.
Bab el-Mandeb sotto scacco: la guerra minaccia il traffico mondiale di petrolio
Il fronte più delicato rimane quello dello stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio marittimo che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Le forze governative yemenite, sostenute dall’aviazione saudita, hanno lanciato una controffensiva per riconquistare le posizioni occupate dagli Houthi lungo la costa occidentale. I combattimenti si concentrano soprattutto nella zona di Dhubab, dove le notizie sulle conquiste territoriali rimangono contrastanti e difficili da verificare in modo indipendente.
Il controllo di questa regione ha conseguenze che superano i confini dello Yemen. Attraverso Bab el-Mandeb transitano navi commerciali e petroliere dirette verso il Canale di Suez, lungo una rotta diventata ancora più importante dopo le difficoltà che hanno interessato lo stretto di Hormuz. La minaccia degli Houthi non dipende soltanto dall’occupazione delle coste: anche perdendo parte delle posizioni conquistate, i ribelli potrebbero continuare a colpire le navi grazie ai missili e ai droni a lungo raggio.
Per l’Arabia Saudita, dunque, il problema non consiste semplicemente nel riconquistare territorio. Occorre impedire nuovi attacchi alle infrastrutture nazionali e garantire la sicurezza delle rotte marittime, evitando contemporaneamente un allargamento del conflitto. Intanto la popolazione yemenita continua a pagare il prezzo più alto: secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’ultima ripresa dei combattimenti ha provocato oltre 200mila sfollati.







