Dal 15 ottobre 2026 sarà possibile avviare gli impianti di riscaldamento condominiali ma dappertutto. Infatti, durante la stagione fredda l’accensione dei termosifoni è regolamentata da 6 differenti zone climatiche che stabiliscono le date, i periodi di utilizzo e il numero massimo di ore giornaliere consentite per gli impianti termici.
Le normative vigenti impongono precisi limiti per le temperature interne, fissati generalmente a 20 gradi per le abitazioni civili e a 18 gradi per gli edifici industriali, entrambi con una tolleranza di due gradi.
Le prime a partire: Zona E
Le prime a partire saranno, appunto domani, le Regioni inserite nella Zona E. Questa fascia copre gran parte del Nord Italia e diversi capoluoghi tra cui Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Brescia, Bergamo e Trieste. Le date ordinarie vanno dal 15 ottobre al 15 aprile, fino a un massimo di 14 ore giornaliere. Vi rientrano quasi tutte le province settentrionali e alcune zone montane del Centro.
Gli impianti di riscaldamento potranno essere accesi nella Zona D dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno. Rientrano in questa fascia Roma, Firenze, Genova, Ancona e Perugia.
A seguire le zone C, B, A, F
La Zona C abbraccia centri del Sud e delle isole come Napoli, Bari, Lecce, Cagliari e Taranto. Il periodo di accensione va dal 15 novembre al 31 marzo, con un limite di 10 ore giornaliere.
Si va a Sud passando nella Zona B. Include diverse province della Sicilia e della Calabria (tra cui Agrigento, Catania, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani). Qui i termosifoni possono rimanere accesi dal 1° dicembre al 31 marzo, per un massimo di 8 ore al giorno.
C’è poi la Zona A. Comprende le località più calde come Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. Qui l’accensione è consentita dal 1° dicembre al 15 marzo, per un massimo di 6 ore giornaliere.
Infine la Zona F. Racchiude i territori alpini e montani più freddi, come le province di Belluno, Cuneo e Trento, oltre a specifici comuni dell’arco appenninico. In questa fascia non è previsto alcun limite stagionale o orario.
Il potere dei Sindaci e le ordinanze locali per il 2026
Oltre al calendario generale, la normativa conferisce ai sindaci la facoltà di intervenire tramite apposite ordinanze per modificare periodi, orari e temperature d’esercizio in presenza di comprovate esigenze meteo, ambientali o di contenimento delle emissioni nell’atmosfera. Per la stagione 2026 si registrano già diversi slittamenti rispetto alle date standard della zona E.
L’Emilia-Romagna ha stabilito il rinvio generale delle accensioni al 1° novembre. Nello specifico, il Comune di Bologna ha fissato l’attivazione degli impianti dal 1° novembre 2026 al mese di aprile, consentendo un massimo di 14 ore giornaliere distribuite nella fascia oraria tra le 5:00 e le 23:00.
In Lombardia, il Comune di Monza ha disposto uno slittamento di una settimana, spostando l’avvio dal 15 ottobre a giovedì 22 ottobre, sempre con il limite massimo di 14 ore giornaliere comprese tra le ore 5:00 e le 23:00.
Limiti di temperatura negli ambienti civili e industriali
Le disposizioni vigenti non regolano soltanto la tempistica, ma pongono vincoli precisi anche sui gradi centigradi ammessi negli ambienti interni. Negli edifici ad uso civile e nelle abitazioni, la temperatura di riferimento è fissata a 20 °C, con una tolleranza massima di 2 °C.
Negli immobili adibiti ad attività industriali o artigianali, il limite massimo previsto è invece di 18 °C, anch’esso con un margine di tolleranza di 2 °C.
Quanto costa riscaldare casa
Gli aumenti energetici indiscriminati portano il costo della bolletta a livelli mai visti e con rincari record. Sul mercato europeo oggi l’aumento complessivo della materia prima supera il 120%. Da febbraio è balzato da 36 euro al megawattora a 82 euro. Il valore di riferimento del gas metano stabilito da ARERA si attesta intorno a 0,843 euro/Smc, escluse imposte e costi di trasporto/gestione contatore.
Quanto pagheremo in più quest’anno
Lo scorso anno la spesa media per famiglia ammontava a circa 1.200/1.400 euro. Parliamo di abitazioni standard con caldaia a gas. Con aumenti delle bollette superiori al 37%, la spesa aumenterà fino a 1.600/1.850 euro. Per gli impianti a pompa di vapore la spesa compresa tra 500 e 900 euro all’anno, salirà a 650/1.150 euro.
Chi utilizza impianti di riscaldamento alimentati pellet o biomasse vedrà il costo passare da 400/800 euro a 550/1.050 euro all’anno. Ogni grado in più impostato sul termostato sopra i 19-21°C fa aumentare i consumi del 6%-7%.
La mappa delle accensioni
- La zona A: Lampedusa, Porto Empedocle e Linosa-
- Zona B: Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani.
- La Zona C: Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Imperia, Latina, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari e Taranto.
- La Zona D: Ascoli Piceno, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Grosseto, Isernia, La Spezia, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Matera, Nuoro, Pesaro, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Savona, Siena, Teramo, Terni, Vibo Valentia, Viterbo.
- La Zona E: Alessandria, Aosta, Arezzo, Asti, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Como, Cremona, Enna, Ferrara, Frosinone, Gorizia, L’Aquila, Lecco, Lodi, Milano, Modena, Novara, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Sondrio, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Verbania, Vercelli, Verona, Vicenza. È compresa anche la provincia di Forlì-Cesena, ad esclusione dei comuni di Forlì e Forlimpopoli inseriti in fascia D, considerata più calda.
- La zona F: Nella zona F, al contrario di altre aree, non sono previsti limiti. Questa zona accorpa i territori di Belluno, Cuneo e Trento. Sono inclusi anche comuni dell’arco appenninico in cui il clima autunnale e invernale risulta particolarmente rigido e non hanno alcuna limitazione per quanto riguarda il periodo di accensione del riscaldamento e i limiti per la temperatura interna agli edifici. Ecco la lista. Provincia di Bologna: Lizzano in Belvedere, Porretta Terme e Granaglione, Castel d’Aiano, Loiano, Monghidoro. Provincia di Modena: Frassinoro; Pievepelago; Fiumalbo; Riolunato; Montefiorino, Palagano, Lama Mocogno, Montecreto, Sestola e Fanano. Provincia di Reggio Emilia: Reggio Emilia: Ramiseto; Collagna; Busana; Ligonchio; Villa Minozzo, Toano; Castelnovo ne’ Monti e Vetto. Provincia di Parma: Corniglio; Monchio; Palanzano; Albareto; Borgotaro; Compiano; Bedonia e Tornolo. Provincia di Piacenza: Zerba, Cerignale, Ottone e Ferriere. Provincia di Forlì-Cesena: il comune di Verghereto.







