Delia Buglisi cambia Bella ciao al Concertone del Primo maggio e scatena la polemica dell’Anpi. Sul palco di piazza San Giovanni, a Roma, la cantante catanese ha sostituito la parola “partigiano” con “essere umano”, trasformando uno dei passaggi più simbolici del canto della Resistenza. Una scelta che la cantautrice, lanciata da X Factor, ha rivendicato come gesto di apertura e universalizzazione, ma che per l’Associazione nazionale partigiani d’Italia rappresenta uno stravolgimento del significato storico del brano.
Delia Buglisi cambia Bella ciao: “Partigiano” diventa “essere umano”
La polemica nasce durante l’esibizione di Delia Buglisi al Concertone del Primo maggio. Nel cantare Bella ciao, la cantante non pronuncia la parola “partigiano”, sostituendola con “essere umano”. Una modifica apparentemente minima, ma sufficiente per accendere il caso, perché Bella ciao non è una canzone qualunque: è uno dei simboli più riconoscibili della Resistenza, della Liberazione e della lotta contro il nazifascismo.
Buglisi ha spiegato di non aver voluto evitare una posizione, ma di volerla “allargare”: «I partigiani sono esseri umani. In questo momento, guardando ciò che accade nel mondo, in Iran, in Palestina, dove cadono bombe ovunque, la gente non è libera di vivere». Un tentativo di rendere Bella ciao un canto universale contro ogni oppressione, ma la modifica ha prodotto l’effetto opposto: per molti ha cancellato proprio la parola che dà senso alla canzone.
L’Anpi contro Delia Buglisi: “Bella ciao non va toccata”
L’Anpi ha reagito con durezza alla versione di Bella ciao cantata da Delia Buglisi. Ottavio Terranova, presidente regionale dell’associazione partigiani, ha definito la scelta un abuso: «Delia lo avrà anche fatto in buona fede, ma è un abuso. Bella ciao non va toccata: è una canzone con un testo e un autore, cantata in tutto il mondo e deve rimanere così com’è. Togliere la parola “partigiano” significa stravolgerne il senso e questo non è accettabile».
Il punto, secondo l’Anpi, non è impedire riletture artistiche, ma difendere il significato storico di Bella ciao. La parola “partigiano” non sarebbe un dettaglio sostituibile, ma il cuore del brano. È ciò che collega la canzone alla memoria della Resistenza e alla scelta di chi combatté contro il nazifascismo.
“Partigiano non è una parola divisiva”: la posizione dell’Anpi Palermo
Sulla polemica è intervenuta anche Giusy Vacca, segretaria Anpi Palermo, che ha contestato la scelta della cantante: «Non giustifico Delia: la parola “partigiano” non è divisiva, non nominarla del tutto per non disturbare qualcuno è grave. Delia avrebbe potuto cantare Bella ciao inserendo la parola “partigiano”, con la strofa giusta, e poi, se voleva universalizzare come dice lei, avrebbe potuto aggiungere la sua nuova versione».
È questo il nodo della discussione: Bella ciao è diventata universale proprio perché conserva la sua radice storica. Non ha bisogno di cancellare la parola “partigiano” per parlare a tutti. Anzi, secondo i critici, togliere quella parola significa rendere generico un canto nato da una scelta precisa, politica e morale.
La difesa di Delia Buglisi non ferma la bufera social
Delia Buglisi ha provato a difendere la sua versione di Bella ciao anche sui social: «Ogni essere umano deve essere rispettato, a prescindere dalla sua origine, dal suo credo e dal suo ruolo sociale». Un messaggio che la cantante presenta come inclusivo, ma che non ha spento la polemica.
Molti utenti hanno criticato duramente la modifica, accusando Buglisi di aver banalizzato un simbolo della Resistenza. Tra i commenti più duri, c’è chi parla di «oltraggio alla memoria e al sacrificio di chi ci ha preceduto». Per i contestatori, il problema non è il messaggio sul rispetto degli esseri umani, ma la scelta di eliminare proprio la parola “partigiano” da Bella ciao.
Bella ciao, perché la parola “partigiano” resta centrale
La polemica su Delia Buglisi e Bella ciao ruota attorno a una domanda semplice: una canzone simbolo della Resistenza può essere modificata togliendo la parola che ne definisce l’identità? Per l’Anpi la risposta è no. “Partigiano” non è una parola divisiva, ma una parola storica. Indica chi ha scelto da che parte stare, chi ha combattuto, chi ha rischiato la vita.
“Essere umano” è una formula ampia, inclusiva, ma anche più generica. Tutti sono esseri umani. Il partigiano, invece, è qualcuno che ha fatto una scelta. È proprio questa differenza ad aver acceso la bufera.
Delia Buglisi voleva allargare il campo di Bella ciao. Ma sostituendo “partigiano” con “essere umano” ha toccato il punto più sensibile della canzone. Perché Bella ciao è diventata un canto internazionale di libertà non cancellando la propria origine, ma portandola nel mondo. E quella origine, per l’Anpi e per molti utenti, passa da una parola sola: partigiano.







