Marina Berlusconi contro Giorgia Meloni: il caso Nicole Minetti non è più soltanto una grana giudiziaria, istituzionale o mediatica. È diventato un nervo scoperto del centrodestra italiano. E come spesso accade quando la temperatura politica sale, basta guardare ciò che si muove intorno a Mediaset per capire che l’aria non è proprio quella delle grandi rimpatriate di famiglia. Sullo sfondo, sempre più visibile, si profila il derby tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi, due donne diversissime, entrambe centrali negli equilibri del potere italiano, entrambe costrette ora a misurarsi con una vicenda che rischia di scappare di mano.
La premier lo ha fatto capire in conferenza stampa, dopo l’approvazione del Piano Casa e del decreto sulle accise. Il punto, per lei, era parlare dei provvedimenti del governo. Il problema, però, era che la domanda su Minetti era già lì, pronta a prendersi la scena. E Meloni non l’ha presa bene: «Due giorni fa mi sono presentata con un decreto che stanziava 2 miliardi sul lavoro e mi avete fatto otto domande su Minetti. Oggi mi presento con un altro provvedimento da 10 miliardi sulle case e voi mi chiedete del caso Minetti. Posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello che faccio io? Sono domande un po’ campate in aria».
Meloni nervosa, il Quirinale prova a raffreddare il caso
La reazione della presidente del Consiglio racconta molto più di un semplice fastidio per l’agenda mediatica. Racconta la sensazione che il caso Minetti stia diventando una trappola politica, capace di oscurare i dossier del governo e di riaprire vecchie fratture nel campo del centrodestra. A complicare tutto è arrivata anche la nota del Quirinale, che ha ricostruito il percorso della grazia e ha chiarito il ruolo del Colle.
«Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia», si legge nella precisazione. E ancora: «In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell’autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole». Parole che, di fatto, scudano anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito inevitabilmente nel frullatore politico della vicenda.
Il nodo della revoca e il peso delle verifiche
Ma nella nota del Colle c’è anche un passaggio che pesa. Il presidente ha ritenuto necessario chiedere, d’intesa con il ministero della Giustizia, che gli organi giudiziari accertassero il fondamento degli elementi emersi. Ora, dunque, è necessario attendere l’esito delle verifiche. Tradotto politicamente: se anche un solo tassello della domanda di grazia dovesse rivelarsi falso, o se emergessero condotte penalmente rilevanti a carico di Minetti, la partita potrebbe riaprirsi con scenari molto pesanti, compresa l’ipotesi di una revoca.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa esplosiva. Perché a destra tutti avrebbero interesse a una chiusura rapida e indolore, con la magistratura che conferma la bontà degli atti e archivia la tempesta. Ma il clima, almeno per ora, va nella direzione opposta.
Mediaset come termometro del centrodestra
Il segnale più interessante arriva da Mediaset. Paolo Del Debbio, a 4 di sera, ha dovuto gestire il fastidio del Quirinale dopo l’intervento di Massimo De Manzoni, condirettore della Verità, che aveva insistito sul ruolo attivo del Colle nella concessione della grazia. A stretto giro è arrivata la telefonata di Giovanni Grasso, portavoce di Mattarella, al direttore generale dell’informazione Mediaset, Mauro Crippa. Dopo la pubblicità, Del Debbio è tornato in studio per leggere la precisazione del Quirinale: il Colle «non ha poteri istruttori» sulla grazia.
Ma il nervosismo non riguarda soltanto il Quirinale. Anche Meloni avrebbe mal digerito alcune ospitate televisive, a partire da quella di Sigfrido Ranucci a È sempre Cartabianca. In quell’occasione il conduttore di Report ha parlato di una pista che avrebbe portato Nordio nel ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay. Il ministro ha smentito in diretta, pur confermando di essere stato in Uruguay in visita ufficiale nel 2025.
La tensione intorno a Ranucci e il ruolo di Rete 4
Da quel momento, la temperatura è salita ancora. Nel centrodestra sarebbe partito l’input a limitare le ospitate da Bianca Berlinguer, mentre in Rai Ranucci si è ritrovato a fare i conti con un confronto interno con il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, che gli avrebbe contestato un danno reputazionale. Poi la notizia della lettera di richiamo e dell’assenza di tutela legale in caso di querela da parte di Nordio.
Intanto, sempre in casa Mediaset, Nicola Porro mantiene una linea molto critica sull’inchiesta del Fatto e starebbe lavorando sulle carte della grazia per la prossima puntata. Una mossa destinata inevitabilmente ad altre letture politiche, anche perché Porro ospita spesso Giorgio Mulè, tra i forzisti più vicini alla famiglia Berlusconi.
Marina Berlusconi contro Giorgia Meloni
Ed è qui che la vicenda Minetti smette di essere soltanto una storia di grazia, carte, pareri e verifiche. Diventa una partita di potere. Da una parte Giorgia Meloni, che non vuole vedere l’azione del governo schiacciata da un caso imbarazzante e mediaticamente tossico. Dall’altra l’universo berlusconiano, con Mediaset che resta una piattaforma decisiva per orientare umori, letture e messaggi dentro il centrodestra.
Marina Berlusconi non ha bisogno di scendere ufficialmente in campo per essere un fattore politico. Lo è già, per storia familiare, peso industriale, influenza mediatica e capacità di rappresentare un pezzo del mondo moderato che guarda con sospetto all’egemonia meloniana. Il caso Minetti, con il suo groviglio di grazia, Quirinale, Nordio, Uruguay, televisione e vecchi fantasmi del berlusconismo, rischia così di diventare il pretesto perfetto per misurare rapporti di forza che covavano da tempo.
Meloni chiede di parlare del governo. Le televisioni parlano di Minetti. Il Quirinale chiarisce. Mediaset si muove. La Rai richiama Ranucci. Porro prepara le carte. E nel frattempo, nel centrodestra, nessuno può davvero dirsi tranquillo. Perché il derby tra le prime donne è appena cominciato, e il pallone, stavolta, rimbalza su un campo pieno di mine.







