Legge elettorale, parte la battaglia sugli emendamenti: Meloni e Salvini blindano l’intesa, ma sulle preferenze la maggioranza rischia la spaccatura

Giorgia Meloni e Matteo Salvini

La partita sulla nuova legge elettorale entra nella sua fase più delicata. Da questa sera, intorno alle 20, la commissione Affari costituzionali della Camera inizierà a votare gli emendamenti al provvedimento, aprendo una maratona parlamentare che potrebbe protrarsi anche nelle ore notturne e nei fine settimana.

L’obiettivo della maggioranza è chiaro: portare il testo nell’Aula di Montecitorio entro lunedì 29 giugno e chiudere rapidamente una delle riforme politicamente più sensibili della legislatura. Il percorso, però, si annuncia tutt’altro che semplice. Le opposizioni hanno già preparato un intenso ostruzionismo e all’interno della stessa maggioranza resta aperto un nodo capace di creare tensioni: quello delle preferenze.

Dagli oltre 700 emendamenti ai 479 rimasti sul tavolo

Il primo passaggio è stato una consistente riduzione del numero delle proposte di modifica. In origine erano stati presentati 771 emendamenti, ma dopo la verifica di ammissibilità ne sono rimasti 479.

Diversi sono stati dichiarati inammissibili perché ritenuti incongrui sotto il profilo logico, sintattico e grammaticale. Tra questi figura anche la proposta avanzata da Riccardo Magi di +Europa, che chiedeva di sostituire il titolo del provvedimento con la definizione di «nuova legge fascista Acerbo».

La giornata di oggi sarà dedicata all’illustrazione delle modifiche ancora in campo, con particolare attenzione ai quattro emendamenti presentati dal centrodestra, destinati con ogni probabilità a essere gli unici a ottenere il via libera.

Donzelli: «Nessuna volontà di tornare indietro»

A seguire direttamente il dossier per conto di Giorgia Meloni è Giovanni Donzelli, incaricato dalla presidente del Consiglio di gestire uno dei dossier più delicati della legislatura. «È falso che ci sia una volontà della maggioranza di tornare indietro. I tempi li deciderà il Parlamento nel rispetto delle opposizioni e nel dialogo che continuiamo a cercare».

La maggioranza punta a evitare strappi e a condurre la riforma fino al voto finale, ma il clima si annuncia acceso. Se l’ostruzionismo dovesse rallentare eccessivamente i lavori, il centrodestra potrebbe anche decidere di accelerare, arrivando all’approvazione del testo senza il mandato al relatore.

Il nodo delle preferenze divide il centrodestra

Il primo vero terreno di scontro arriverà già nelle prossime ore. Tra gli emendamenti destinati al voto figurano infatti quelli che propongono l’introduzione delle preferenze, tema che continua a dividere i partiti della maggioranza.

Si tratta probabilmente del punto più delicato dell’intera riforma. Fratelli d’Italia e Noi Moderati hanno già manifestato forti perplessità e lo scenario considerato più probabile è una bocciatura delle proposte in commissione. Ma la partita non si chiuderà lì.

Quando la legge approderà in Aula, nei primi giorni di luglio, il tema tornerà inevitabilmente al centro del confronto. Ed è proprio in quella sede che si potrebbe consumare lo scontro più duro.

La partita decisiva si giocherà con il voto segreto

Il vero banco di prova sarà infatti rappresentato dai voti a scrutinio segreto. Un meccanismo che consentirebbe ai deputati di Fratelli d’Italia di respingere le preferenze senza esporsi direttamente e senza lasciare tracce evidenti.

Una soluzione che permetterebbe a Giorgia Meloni di rispettare l’accordo politico stretto con Matteo Salvini, mantenendo al tempo stesso una linea storicamente sostenuta dal suo partito.

Secondo i calcoli del centrodestra, inoltre, sul voto segreto potrebbe maturare anche una convergenza trasversale con settori delle opposizioni, rendendo ancora più difficile individuare eventuali franchi tiratori.

Le opposizioni preparano l’offensiva

Le forze di minoranza attendono però la maggioranza al varco e puntano a sfruttare proprio le divisioni interne al centrodestra per metterlo in difficoltà, almeno sul piano politico e comunicativo. L’intenzione è evidenziare le contraddizioni tra i diversi alleati e rallentare quanto più possibile l’iter della riforma.

Anche i vannacciani sono pronti a inserirsi nel confronto. In commissione siede infatti Edoardo Ziello, mentre nel dibattito pubblico gli esponenti vicini al generale Roberto Vannacci potrebbero utilizzare la questione per marcare ulteriormente le distanze dal Carroccio e dalla maggioranza.

Per questo motivo, dietro una battaglia apparentemente tecnica, si sta giocando una partita molto più ampia. Non soltanto sulle regole del voto, ma anche sugli equilibri futuri del centrodestra e sulle tensioni che attraversano la coalizione di governo.