Militari italiani in Arabia Saudita contro missili e droni iraniani: almeno 700 uomini schierati nel Golfo da marzo

Almeno 700 militari italiani operano da marzo in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo con il compito di contrastare missili e droni iraniani e proteggere infrastrutture strategiche, alleati regionali e interessi nazionali.

La Difesa ha schierato nell’area alcuni dei sistemi più avanzati delle Forze armate: batterie missilistiche Samp-T, cannoni antidrone Skynex, caccia Eurofighter, radar a lungo raggio, apparati Kronos e un Gulfstream CAEW per il controllo dello spazio aereo.

Il governo non aveva mai comunicato pubblicamente dimensioni e caratteristiche della missione. A inizio marzo i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani avevano riferito al Parlamento che alcune monarchie del Golfo avevano chiesto sostegno all’Italia dopo gli attacchi iraniani, ma non avevano annunciato l’invio di centinaia di soldati e dei principali sistemi di difesa contraerea nazionali. Solo una nota pubblicata sul sito del ministero ha confermato l’esistenza della Task Force Air – Arabia e la presenza italiana nell’area.

Eurofighter e Samp-T schierati nella Penisola Arabica

Secondo le informazioni disponibili, l’Aeronautica militare ha inviato circa 400 uomini e donne in Arabia Saudita, insieme a quattro caccia Eurofighter e a un aereo radar CAEW.

Il dispositivo comprende anche un radar An/Tps 77 dislocato in Kuwait. In Bahrein potrebbe operare una task force antidrone dotata del sistema Acus di Leonardo, anche se la Difesa non ha chiarito né la posizione esatta né la composizione del reparto.

L’Esercito avrebbe aggiunto almeno altri 300 militari, con batterie Samp-T e radar Kronos schierati in Arabia Saudita. Negli Emirati Arabi Uniti si trova invece un sistema Skynex, formato da cannoni a tiro rapido progettati per intercettare droni, razzi e minacce a bassa quota.

Resta da chiarire se personale italiano gestisca direttamente la batteria negli Emirati oppure se il sistema sia stato affidato alle forze locali. Nel complesso, il contingente potrebbe quindi superare ampiamente le 700 unità.

I militari italiani hanno già fornito supporto contro gli attacchi iraniani

Dalla seconda settimana di marzo decine di voli militari hanno trasferito personale, radar e armamenti nella Penisola Arabica, mentre missili e droni colpivano ripetutamente i Paesi del Golfo.

Il contingente italiano non si limita alla sorveglianza. Secondo quanto riferito dalla Difesa, i sistemi schierati raccolgono dati, individuano le minacce e forniscono coordinate ai Paesi partner per consentire l’abbattimento dei missili iraniani.

In più occasioni, quindi, i reparti italiani avrebbero contribuito direttamente alla protezione dello spazio aereo saudita e delle altre nazioni coinvolte nella missione.

La nota del ministero afferma che la Task Force Air – Arabia sostiene le forze armate e gli apparati di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Il dispositivo concorre alla sorveglianza, alla difesa aerea e alla protezione delle forze e degli interessi italiani presenti nell’area.

Il governo collega la missione anche alla tutela dei rifornimenti energetici. Gli attacchi contro raffinerie, terminali petroliferi e infrastrutture del Golfo potrebbero infatti produrre conseguenze immediate sui prezzi dell’energia e sulle forniture destinate all’Italia.

Il Parlamento ha autorizzato la missione senza conoscerne i dettagli

Il dispiegamento ha trovato copertura in una frase inserita nella risoluzione sulle missioni internazionali approvata dalle Camere. Il testo autorizza il governo a schierare sistemi di difesa aerea, antimissile e di sorveglianza per proteggere cittadini italiani, sostenere i Paesi partner del Golfo e difendere infrastrutture strategiche legate agli interessi nazionali.

La formulazione richiama anche la necessità di prevenire una crisi energetica per famiglie e imprese italiane. Il Parlamento, però, non ha ricevuto informazioni precise sul numero dei militari, sui Paesi coinvolti, sugli armamenti inviati e sulle regole operative assegnate al contingente.

Le Commissioni Esteri e Difesa hanno discusso a lungo delle missioni internazionali senza conoscere la reale portata dello schieramento nel Golfo. Nessun esponente del governo ha illustrato apertamente l’impiego di Eurofighter, Samp-T, Skynex e radar italiani in una zona sottoposta ad attacchi continui.

Il decreto missioni consente spostamenti senza un nuovo voto

Il governo Meloni ha modificato il decreto missioni introducendo una definizione più ampia delle aree operative. In passato il Parlamento autorizzava la presenza militare italiana in un singolo Stato. Con le nuove regole, l’esecutivo può indicare una più vasta “area geografica” e spostare uomini e mezzi tra diversi Paesi senza tornare ogni volta davanti alle Camere.

Il governo deve soltanto mantenere invariati i numeri complessivi già autorizzati. Questa modifica ha permesso alla Difesa di trasferire reparti in Arabia Saudita e nelle altre monarchie del Golfo senza richiedere un passaggio parlamentare specifico.

Negli atti ufficiali, il governo ha giustificato la scelta con la necessità di rimodulare rapidamente il dispositivo militare dopo l’escalation iraniana, proteggere il personale italiano e sostenere gli alleati. La formula, però, riduce la capacità del Parlamento di conoscere in anticipo dove operano i militari italiani e quali attività svolgono.

Le migliori difese italiane concentrate all’estero

La missione solleva anche un problema legato alla protezione del territorio nazionale. Il dispiegamento nel Golfo coinvolge gran parte dei sistemi contraerei più moderni disponibili. Un’altra batteria Samp-T opera in Turchia nell’ambito di una missione Nato.

In Italia resterebbe quindi una capacità estremamente limitata di difesa contro missili, droni e attacchi aerei. Le Forze armate hanno concentrato all’estero Eurofighter, radar, sistemi antimissile e batterie antidrone per sostenere i Paesi alleati e proteggere le rotte energetiche. Una scelta strategica che il governo ha compiuto senza aprire un vero confronto pubblico.

L’Italia partecipa così in modo operativo alla difesa delle monarchie del Golfo dagli attacchi iraniani e degli Houthi. Lo fa con centinaia di uomini, alcuni dei migliori armamenti disponibili e una missione che per mesi è rimasta nascosta dietro poche righe del decreto missioni.